«La mia oasi nel cuore di Lugano»

Muriel Hendrichs, biologa ed etno-botanica, desiderava poter creare un luogo verdeggiante in un contesto urbano. Ecco cosa si è inventata. — KERI GONZATO

Foglie, fiori, radici e profumi ci avvolgono, siamo nel Giardino degli odori di Villa Saroli… Una delle creazioni di Muriel Hendrichs, in collaborazione con la Città di Lugano. Seduta a terra, tra le piante aromatiche, la biologa ed etno-botanica è nel suo habitat naturale. «Il progetto è nato un anno fa, dal dialogo con Eleonora Bourgoin e Cecilia Waldwogel (Ufficio comunicazione), nel contesto di Lugano al Verde», racconta la biologa, «con il desiderio di creare un luogo di incontro uomo-natura nel contesto urbano». Tra le 116 essenze coltivate, ci sono due piante molto rare in Svizzera, che crescono lungo il sentiero di Gandria, il dittamo e la ruta. Abbiamo scelto le varietà per avere odori diversi ad ogni stagione. Camminando fra le tre aiuole tematiche, Muriel si illumina parlandomi dei profumi soavi di tuberosa, rosa damascena e iris fiorentino, con cui si confezionano essenze per l’industria cosmetica. «L’aiuola più curiosa è quella delle piante dagli odori inconsueti», spiega Muriel, «l’abrotano sa di coca-cola, l’edera svedese di incenso e l’euforbia catapuzia, con la sua puzza, tiene a distanza le talpe». Guidati dalla sua sapienza, la natura rivela la sua magia e sembra di essere a una lezione di pozioni con Harry Potter… «Talvolta mi sdraio accanto al Giardino degli odori e osservo i visitatori: c’è chi affonda il naso negli aromi e chi prende furtivamente un rametto di rosmarino per cucinare». 


Una passione innata
Tramite la sua attività L’alberoteca, Muriel semina e coltiva aree verdi che invitano l’uomo a riconnettersi con la natura. Dagli orti ai frutteti nelle scuole della regione, fino alle attività didattiche organizzate per grandi e piccoli, le possibilità di incontro sono molteplici. Originaria di Osogna, ha studiato etnobiologia a Neuchâtel e oggi vive in Capriasca. Sin da piccola ha un rapporto di amore, curiosità e vicinanza con le piante. «Durante i miei studi, incontrai per caso la mia maestra d’asilo e, raccontandole del mio indirizzo, mi disse che non era stupita: a quanto pare già allora vivevo con le mani nel terriccio e il naso tra foglie e petali». Una passione che ha ereditato dalla nonna olandese che aveva un piccolo ma prezioso giardino, sempre fiorito; Muriel ricorda ancora con emozione le primavere immersa nel verde olandese così come le lettere con i fiori secchi della nonna. «Il lavoro di master mi ha riconnessa al territorio ticinese – ricorda –. Nicola Schoenenberger, uno dei fondatori del gruppo ProFrutteti, mi propose di venire in Capriasca a partecipare a un lavoro di recupero, studio e catalogazione delle vecchie varietà di meli». Correva il 2007, Muriel si sposta in Ticino pensando di starci 8 mesi e invece «siccome da cosa nasce cosa, la collaborazione con ProFrutteti e il lavoro sui meli continua tutt’oggi su più fronti e nel frattempo sono partiti molti nuovi progetti interessanti». C’erano intorno a 600 alberi da frutta, già inventariati una volta e analizzati geneticamente, quindi si sapeva che c’era una diversità grandissima, ma la ricerca si era fermata lì. «Il progetto si è concretizzato ed è stato inserito nel Piano di azione nazionale per la conservazione delle risorse fitogeniche promosso dall’Ufficio federale dell’agricoltura e dal 2006 abbiamo potuto iniziare questi studi: censimento delle piante tra campi, boschi e giardini privati, scoprendo nuove varietà ogni anno, specialmente varietà di mele e pere». 

Il richiamo del viaggio
La presa di consapevolezza dell’incredibile biodiversità delle piante in Ticino, e del rischio che si estinguano, spinge Muriel a desiderare di includere sempre più tipologie di piante da frutta in questo prezioso progetto. «E poi c’è tutto il lavoro di divulgazione, condivisione di conoscenze e insegnamento – racconta –. Ho capito che volevo occuparmi di questo proprio quando, anni fa, al mio primo workshop didattico per piccini, verso fine giornata, vidi un bambino correre a braccia aperte nel prato e gridare: “questa sì che è vita!”. Tuttora, quando ci ripenso, mi viene la pelle d’oca». Quando Muriel non sta seminando progetti e coltivando sogni, ama viaggiare, un mezzo potente per crescere e aprirsi. «Lo scorso inverno, dopo aver lavorato intensamente e ininterrottamente, sono partita. È stato bello dimenticare l’orologio, viaggiando in Sud America, tra Argentina, Bolivia e Uruguay, seguendo l’impulso del momento: ho vissuto istanti magici e incontri sincronici incredibili, vissuto in un eco-villaggio che pratica permacultura e imparato molto sull’importanza di rallentare per godere appieno della vita». Il prossimo semino di viaggio? «Per l’estate sento il richiamo della Mongolia…». 

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