Ugo Suter, insegnante di scuola guida per auto e moto ed è rappresentante per il Ticino dell’Asso­cia­zione Svizzera Maestri Moto

«La moto coniuga
il piacere al rischio»

L'INTERVISTA — Con la bella stagione, ritornano in grande quantità i «centauri» sulle nostre strade. Con Ugo Suter, insegnante di scuola guida, abbiamo parlato di formazione, pericoli e prospettive.

Cooperazione: A partire dall’inizio del 2014, tutti gli esami per motociclisti sono stati centralizzati a Camorino. Per molti, il cambio di rotta è epocale. Lei è d’accordo?
Ugo Suter: Si tratta di una decisione che ha un valore importante, perché in questo modo l’esame è stato uniformato per tutti i ticinesi. Ora gli esaminatori sono diventati più severi e pretendono di più dai candidati: ad esempio, all’esame si richiedono sempre sia la frenata d’emergenza, sia lo slalom, così come l’obbligo di presentarsi con la tuta, o con un abbigliamento adeguato, giacca e pantaloni resistenti, casco omologato, guanti e scarpe che coprono le caviglie. Non si tratta di dettagli da poco.

L’impressione è che finora l’esame per motociclisti fosse un po’ sottovalutato, in primis proprio dagli esaminatori. È così?
Può essere. Anche se nel 2013 in Ticino, su circa mille esami nella categoria A, si è constatato un 30% di bocciature. Non poche. In ogni caso abbiamo ancora margini di miglioramento. Per legge, l’esperto durante l’esame dovrebbe salire in sella alla moto con il candidato, come secondo passeggero. In Ticino, contrariamente a ciò che si fa oltre san Gottardo, ciò non accade. I candidati nel corso dell’esame sono seguiti a distanza, con un’auto. Ma solo salendo a bordo della moto l’esperto può davvero rendersi conto se il candidato è pronto a ricevere la patente. È un passo che bisogna fare al più presto per ottenere un ulteriore salto di qualità.


La bellezza del paesaggio ticinese stimola molti a scegliere la moto.

La bellezza del paesaggio ticinese stimola molti a scegliere la moto.
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Ci sono due tipi di motociclista:
chi è già caduto
e chi deve ancora cadere»

Parliamo di incidenti e di cifre. Il numero di morti è in calo in tutta la Svizzera (55 nel 2013 contro i 120 del 1993). Il Ticino resta la pecora nera: nel 2013 si sono verificati 503 incidenti in cui erano coinvolti motociclisti, con sei morti. Come lo spiega?
Andiamoci piano con gli allarmismi. Prima di tutto oggi i veicoli in circolazione sono molti di più rispetto a 20 anni fa. Il Ticino rappresenta una zona di transito e di turismo e quando si leggono le statistiche occorrerebbe anche interpretarle. Dapprima considerando la provenienza delle vittime: spesso si tratta di stranieri, di gente di passaggio. Io vorrei vedere il bicchiere mezzo pieno. Dal 1993 a oggi si è registrata una netta diminuzione degli incidenti motociclistici. E questo perché sono aumentati sia i controlli, sia la prevenzione, sia l’educazione.

Qual è la difficoltà più grossa con cui sono confrontati i maestri conducenti?
La sottovalutazione del pericolo. In molti motociclisti notiamo un’eccessiva sicurezza in se stessi. E noi insistiamo: uno può essere convinto dei propri mezzi, ma non può mai sapere come si comporteranno gli altri utenti della strada. Ci sono due tipi di motociclisti: quello che è già caduto e quello che deve ancora cadere.

Apriamo una parentesi sulla velocità. La stragrande maggioranza dei motociclisti non rispetta i limiti. Perché non passa il messaggio?
È un problema, non lo posso negare. D’altra parte siamo confrontati con un mercato che mette in vendita veicoli che possono raggiungere i trecento chilometri orari e che incita alla trasgressione. Per troppi vale l’equazione moto-velocità. In realtà il motociclismo è soprattutto divertimento e per correre ci sono fior di circuiti…

Oggi si vendono anche caschi muniti di cellulare o radio incorporati. Non è un controsenso, visto che le autorità continuano a martellare sull’importanza di evitare distrazioni alla guida?
Questi strumenti possono essere comodi e utili, ma devono essere usati nella giusta misura. È anche vero che noi non possiamo contrastare il progresso. Il nostro compito è quello di dare degli input, di far capire al conducente il valore della sua vita.

C’è poi il discorso della manutenzione del veicolo. Gli esperti sostengono che spesso il motociclista tende a trascurare i particolari. Le risulta?
È vero. Il 60% dei motociclisti che si presentano ai miei corsi ha le gomme sgonfie o lisce. Altri hanno i fari che non funzionano o le pastiglie dei freni consumate. Bisogna rendersi conto che quando si viaggia su due ruote, ogni dettaglio fuori posto può diventare letale.

Le statistiche dicono che la maggior parte degli incidenti capita all’interno dell’abitato. Come mai?
I numeri, e non solo quelli legati ai motociclisti, parlano chiaro. Nel 2013 in Svizzera gli incidenti complessivi con feriti all’interno delle località sono stati 11.262, mentre fuori località 4.522 e nelle autostrade 1.689. Si pensa sempre che nei tratti brevi e che si conoscono bene non possa accadere nulla di grave. E così ci capita di vedere gente che sale in moto in costume da bagno per andare al fiume, che non ha voglia di mettersi la tuta perché fa troppo caldo.

Qual è il comportamento scorretto sulla strada che più la infastidisce?
Vedere un motociclista che sorpassa le auto ferme in coda. È ricorrente purtroppo, anzi la maggioranza dei motociclisti si sente autorizzata a farlo, pur sapendo che si tratta di un’infrazione. E pensare che la sanzione ammonta a ben 190 franchi.

Per ottenere la patente, la formazione pratica obbligatoria presso un maestro varia dalle 8 alle 12 ore, a seconda del modello che si conduce. Non è un po’ poco?
Il tasto è delicato. Quando si rendono obbligatorie le cose, poi si rischia sempre un’insurrezione popolare. In questo caso specifico qualcuno potrebbe pure insinuare che la Confederazione vuole farci guadagnare alle spalle dei motociclisti. Noi di corsi di aggiornamento ne proponiamo sempre, e altrettanto fanno i motoclub. Preferiamo puntare sulla consapevolezza, anziché sulla costrizione.

La polizia cantonale organizza ogni anno alcune giornate di sensibilizzazione sui passi ticinesi. Cosa ne pensa?
Rappresentano sempre un grande successo. Uno non deve fare le cose forzate, ma deve capirne l’utilità. Gli appassionati di solito entrano in quest’ottica. I più restii invece sono quelli che usano la moto semplice-mente come mezzo di trasporto da un luogo all’altro.

Lo accennava poco fa: nell’ultimo ventennio il numero di motoveicoli in Svizzera e in Ticino è aumentato esponenzialmente. Come spiega questo boom?
L’interesse per le due ruote è in costante aumento e le cifre parlano da sole. Nel 1993 in Ticino erano immatricolate 19.585 moto, nel 2013 erano 46.584. In Svizzera nel 1993 erano 299.264, venti anni più tardi ben 687.990. A questa crescita ha contribuito sicuramente anche il boom degli scooter. Ad affascinare è il senso di libertà, ma anche lo spirito che si respira in questo ambiente. Nel mondo delle moto siamo tutti un po’ come fratelli, ci si saluta anche se non ci si conosce, si fa festa a ogni occasione, si vive in maniera armoniosa e conviviale. Guidare la moto è come abbracciare uno stile di vita.

In Ticino, le moto immatricolate sono proporzionalmente di più rispetto al resto della Svizzera. Cosa significa?
Spesso non ce ne rendiamo conto, ma da noi il paesaggio è fantastico. Abbiamo il San Gottardo, il Lucomagno, il Furka, la Novena… Il Ticino, anche grazie al clima temperato, ti fa venire voglia di andare in moto.

Ugo Suter



Ugo Suter nasce il 1° giugno del 1953 a Locarno, città in cui vive ancora oggi. È insegnante di scuola guida per auto e moto ed è rappresentante per il Ticino dell’Asso­cia­zione Svizzera Maestri Moto. Appassionato di motori fin da bambino, è cresciuto a stretto contatto con l’officina del padre. Dopo l’apprendistato di meccanico in genere all’Agie di Losone, Suter frequenta la scuola tecnica di Winterthur per meccanico d’auto. Nel 1992 cede la sua attività e diventa mae­stro conducente. Sposato con Antonietta, è padre di due figlie, Laura ed Elisa. Oggi è responsabile di una scuola guida a Solduno, è tifoso di Valentino Rossi e possiede tre moto, tra cui una Harley Davidson del 1974. Tra i suoi interessi, anche il restauro di auto d’epoca e l’atletica leggera.

LINK
http://www.asmm.ch/

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Testo: Patrick Mancini
Foto: Massimo Pedrazzini
Pubblicazione:
lunedì 30.06.2014, ore 00:00


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