In questi ultimi anni, Mario Timbal ha contribuito al rinnovamento del Locarno Festival. (Foto: Massimo Pedrazzini)

«Mi dispiace, devo andare...»

La 70esima edizione del Locarno Festival segna anche la partenza di Mario Timbal, direttore operativo che da 10 anni lavora per la kermesse locarnese. — SYLVA NOVA

Mario Timbal, direttore operativo del Locarno Festival, è sul binario di partenza. Dopo 10 anni dedicati al Festival, si appresta a vivere un’esperienza lavorativa all’estero. Si sposterà infatti in settembre nel sud della Francia con tutta la famiglia (moglie e due bimbi piccoli) per operare in seno a un’istituzione culturale. Nella valigia, insieme all’entusiasmo di esplorare il nuovo percorso professionale, c’è posto anche per i ricordi: nove edizioni festivaliere vissute intensamente. «Locarno ha una sua magia, un’identità molto forte che non si trova in altri Festival. Contribuire a mantenere e a rafforzare questa sorta di incantesimo mi ha appassionato molto; gli ottimi risultati ottenuti sono comunque il frutto di un intenso lavoro di gruppo».

Anni di rinnovamento
Il pensiero corre al suo esordio e agli anni immediatamente successivi, quando è iniziata la grande trasformazione del Festival in un evento moderno. «Se penso al primo decennio del 2000, lo stesso Festival sarebbe in crisi adesso. Era una manifestazione molto meno ricca, soprattutto con meno proposte trasversali. Sicuramente c’è stata una trasformazione, ed è stata guidata dal presidente Marco Solari; a questo rinnovamento  ha partecipato un gruppo di persone con grandi motivazioni, di cui ho fatto parte».



Dietro le quinte
Alla parete della sala di riunioni in cui Mario Timbal, con simpatia e garbo, acconsente al nostro incontro schiudendo le porte del suo vissuto di direttore operativo, è esposto un lungo tabellone  con la programmazione per il 70° del Festival 2017. «Tutto ciò che il tabellone mostra è competenza del direttore artistico Carlo Chatrian. Il mio compito è stato quello di dare a Carlo i migliori strumenti per pianificare il miglior Festival di sempre (organizzazione, sponsor, happening trasversali). Un ruolo dietro le quinte, ma fondamentale. Il mio compito è stato anche quello di dare al pubblico la migliore esperienza possibile di cultura e svago».
Non solo Festival dunque, ma festa. «Sì, il nostro è un Festival di professionisti e di pubblico. Locarno ha una doppia anima: da un lato è un grande Festival internazionale con una programmazione molto specifica, dall’altro è un grande evento culturale nazionale e mondano, ma anche popolare. Il successo è saper bilanciare queste anime della manifestazione».

Un festival piacevole
Mario Timbal, 40 anni,  cresciuto in Ticino e laureato in Lettere a Losanna, fin da giovanissimo ha sempre vissuto Locarno, con il suo Festival, come una porta aperta al mondo. Era il momento più bello dell’estate, ricorda. Un Festival piacevole, non stressante, si passa da una sala all’altra a piedi, in bici, si può trovare uno spazio per un tuffo nel lago o una rinfrescata al fiume e una cenetta al grotto. E da qualche anno, una tappa al villaggio multietnico della rotonda. «Certamente, sviluppare ciò che ruota attorno al Festival è una strategia vincente che avvicina tra l’altro i festivalieri ai non cinefili. L’anno scorso è iniziata la prima esperienza tra rotonda e Festival che continuerà per tre anni. La rotonda è un punto importante d’aggregazione soprattutto giovanile. I giovani vedono questo leopardo più vicino a loro e al Festival fa bene un ringiovanimento di pubblico».
Il Pardo compie 70 anni, ha una nuova casa, anzi un palazzo, attorno fioriscono altrettante realizzazioni importanti, in particolare il GranRex, sede storica delle retrospettive locarnesi; la Banca nazionale onora il Festival con il biglietto da 20 franchi. Una storia, per Mario Timbal a lieto fine…

I grandi amori
«Soprattutto il salvataggio del cinema Rex lo considero un fiore all’occhiello per tutto il mio gruppo. Una nuova comoda sala che si aggiunge alle tre del PalaCinema promosso dalla città di Locarno,  alle altre sale e al grande schermo di Piazza grande. Il computo attuale degli schermi è tredici… per festeggiare un 70° che segni una nuova partenza arricchita, modernizzata, attrattiva. Dunque festeggiamenti,  non solo retrospettiva, non solo ricordi». I grandi amori però non si dimenticano, anche se spesso ci appaiono diversi da come li abbiamo lasciati. Come vorrebbe ritrovare il Festival del futuro? «Sicuramente con quell’aria di festa e quell’ampia accessibilità di oggi. Penso che il Festival abbia un’identità forte da preservare ed è giusto che ci siano altre persone a svilupparla. Raphaël Brunschwig, mio successore, saprà apportare idee nuove in un lavoro di squadra dove il presidente Solari, da sempre, tira generosamente e con passione il carro».

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