Lo strongman Paolo Sagliocco, di Bedano. Qui prima di alzare un’atlas stone, un macigno di cemento che può pesare oltre 200 kg. (Foto:  Sandro Mahler, mad)

«Noi che sudiamo
per le cause più nobili»

Tre progetti, uno per ogni regione linguistica svizzera, a favore di bambini in Africa e nel nostro Paese.  – di MELANIE HAAB e GIORGIA VON NIEDERHAUSERN

Tre progetti svizzeri con una missione in comune: lo sport a favore dei bambini:

C’è chi sta pedalando da due anni per sostenere una scuola in Togo, come il giovane vodese Olivier Rochat.

C’è poi chi, come gli zurighesi Andreas Isler e Marcus Niessl, da agosto attraverserà l’Europa raccogliendo fondi a favore di ragazzi in difficoltà.

In Ticino, lo strongman Paolo Sagliocco si sta allenando per la prossima traina di beneficenza, per aiutare bambini ammalati di cancro. Questo è il terzo anno che, con la sola forza dei suoi muscoli, sposterà veicoli pesanti in sostegno di Greenhope, fondazione che punta sullo sport come mezzo di sensibilizzazione.


Trainare veicoli per lottare contro il cancro infantile

Questo è il terzo anno consecutivo in cui lo strongman Paolo Sagliocco, 129 chili per 1,78 metri di altezza e un cuore enorme per i bambini colpiti da tumore, trainerà veicoli per beneficenza. Tramite una corda agganciata al suo busto, l’atleta sposta auto, treni e camion. Con i suoi sforzi raccoglie fondi per Greenhope, una fondazione nata nel 2011 con lo scopo di sensibilizzare sulla lotta contro il cancro infantile.

«Ho fatto una promessa a me stesso: finché ce la faccio, ogni anno farò una traina a loro favore».


Paolo Sagliocco a San Bernardino sposta un autobus


Se nel 2014 il 35enne di Bedano ha racimolato 510 franchi trascinando per 17 metri un’auto multivan di 2,25 tonnellate in una salita con una pendenza del 5%, nel 2015 ha tirato per 21 metri un autopostale di 12 tonnellate raccogliendo 1.300 franchi, più del doppio rispetto all’anno precedente. La sfida che intende affrontare nel 2016 è in preparazione: tipo di veicolo e luogo sono ancora da definire. Intanto Sagliocco si tiene allenato trascinando auto messe a disposizione da un amico garagista.

«Solitamente – spiega – gli sponsor pagano una somma prestabilita per ogni metro compiuto». La cifra minima donata dalle aziende, precisa, si aggira attorno ai 10 franchi, mentre dai privati riceve donazioni libere. Il ricavato, garantisce lo strongman, è devoluto interamente a Greenhope. Con il mezzo e nel luogo giusti, il «gigante buono» è capace di grandi imprese: il suo record personale lo ha ottenuto spostando una locomotiva e tre vagoni per un peso complessivo di 91 tonnellate.



Attraverso l’Europa per aiutare bambini svantaggiati

Andreas Isler e Marcus Niessl sono cresciuti nello stesso paesino della periferia zurighese. I due cinquantenni intraprendono regolarmente tour in biciletta assieme. Nel 2012, attraversando gli Stati Uniti lungo la Route 66 e raccogliendo 124.000 franchi a scopo benefico. «Siamo sani e grati alla vita. Ecco perché, anziché limitarci a fare un semplice giro, abbiamo deciso di realizzare un progetto che avesse maggiore significato», spiega Isler.

Nel 2013 i due hanno deciso di ripetere l’esperienza lanciando il progetto «Jede Meile zählt 2» («Ogni miglio conta 2»), che prevede un itinerario da Capo Nord, in Norvegia, fino in Gibilterra. Partenza: il prossimo primo di agosto; arrivo previsto: inizio ottobre. Ogni giorno, sul loro sellino, «mangeranno» ben 160 chilometri di strada.

I due sportivi, che sono ancora in cerca di sponsor, hanno promosso personalmente la loro iniziativa presso varie aziende, tra cui quelle per le quali lavorano, ovvero Crédit Suisse e TomsBike. Anche Sherpa Tensing, che appartiene a Coop, contribuirà con del materiale, fornendo loro crema solare e stick per labbra. Isler si occupa della ricerca di fondi, dei contatti con i media e degli aspetti logistici, mentre Niessl prepara le bici e segue l’assistenza tecnica. Organizzano quindi tutto da soli, e ogni franco raccolto, affermano, va direttamente e interamente a finanziare ROKJ, un’iniziativa del Rotary Club a sostegno di bambini socialmente svantaggiati, e Pro Juventute.



Pedalare in Africa in favore dell’istruzione

Ha solo 26 anni e da quasi due pedala per costruire scuole in Togo. Per Olivier Rochat, giovane vodese, l’Africa ha sempre avuto grande fascino. Nel 2012, mentre lavora come pasticciere a Gryon (VD), sfrutta la passione per le due ruote per raccogliere fondi a favore della costruzione di una scuola in Togo, intraprendendo tour di una o due settimane.

Quando il sogno che aveva fin da bambino comincia a prendere forma, decide di visitare il continente nero, sempre dal sellino della sua bici, in senso orario, concedendosi due anni per riuscirci. «Insieme al mio migliore amico ho dato vita a Bike for Africa. Dopo la costruzione della prima scuola, nel 2013, ho deciso di proseguire l’avventura e oggi il secondo progetto ha già raggiunto i fondi necessari. Ora stiamo cercando altre iniziative da sostenere per il resto del mio viaggio», racconta. Partito da Losanna il 15 settembre 2014, Rochat aveva previsto di raggiungere il Capo di Buona Speranza, in Sudafrica, entro un anno, percorrendo 17.000 chilometri. Gli ci sono voluti 20 mesi e più di 31.000 chilometri. Attualmente si trova in Namibia.

Olivier Rochat si appresta a lasciare la sua casa per partire verso l'Africa.





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Testo: Patrick Mancini

Foto: Massimo Pedrazzini

Pubblicazione:
martedì 19.07.2016, ore 00:00


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