Grazie ad AlpTransit, Jessica Pedretti raggiunge il posto di lavoro a Zurigo in treno. (Foto: Massimo Pedrazzini)

«Noi, pendolari figli di AlpTransit»

Cinquantasette chilometri che cambiano la vita. L’esperienza di Davide e Jessica, che continuano a lavorare nella Svizzera tedesca, ma sono tornati a vivere in Ticino. — PATRICK MANCINI

Quasi 9.000 passeggeri al giorno. Tradotto: un aumento del 40 per cento dell’utenza che collega, tramite rotaia, il Ticino a Zurigo. A pochi mesi dall’inaugurazione del tunnel tra Pollegio ed Ersfeld, lungo ben 57 chilometri, AlpTransit è già un successo. E il pendolarismo sembra non essere più un fastidioso “optional”.



Davide Kurmann (nella foto sopra), classe 1981, dipendente di un’azienda produttrice di energia con sede a Baden (Argovia) lo dimostra. «Dopo 15 anni in Svizzera tedesca – spiega –, da dicembre io e la mia famiglia siamo tornati a vivere in Ticino, a Tenero. In questo modo i nostri due bambini potranno crescere vicini ai nonni». Davide ha trovato una soluzione ideale. Parte da Tenero al martedì mattina all’alba e rientra al giovedì sera. I rimanenti due giorni può lavorare da casa. «A Baden ho affittato una stanza in un Bed & Breakfast. Anche perché i monolocali sono costosi; sotto i mille franchi al mese non trovi nulla. Trascorrendo solo due notti fuori Cantone, ho potuto riportare il mio domicilio nella Svizzera italiana. Mi sono comunque recato al Comune di Baden per spiegare la mia situazione, le autorità in questi casi vogliono capire come si evolveranno le cose e se la soluzione è stabile. Le tasse ora le pago tutte in Ticino».

Sonno in prima classe
Jessica Pedretti, 25enne di Giubiasco, lavora, invece, per un’importante banca di Zurigo. Per tre anni ha vissuto sulle rive della Limmat. «Da dicembre sono tornata a vivere in Ticino. Ho fatto due calcoli. Con il nuovo tunnel, avrei accorciato di 40 minuti l’andata e di altri 40 il ritorno. Adesso faccio la pendolare giornalmente. Ho deciso di viaggiare in prima classe. È più tranquillo e, dal momento che il treno è diretto, riesco a dormire». Jessica parte da Bellinzona alle 6.13. Verso le sette e mezza di sera è di nuovo a casa. «Ma non mi butto sul divano. Cerco sempre di fare qualcosa. O esco con gli amici, oppure vado in palestra, o a camminare. È importante, soprattutto nella condizione di pendolare, avere hobby piacevoli. Altrimenti tutto ruota attorno al lavoro e alle trasferte». Per due sere a settimana, Davide è lontano dalla sua famiglia. «È un sacrificio – ammette –. Poi però ho due giorni in cui posso fare colazione e pranzo con i bimbi e con mia moglie. Cerco sempre di ottimizzare il mio tempo. Ad esempio, sul treno mi capita spesso di lavorare con il mio computer portatile. Quando abitavo in Svizzera interna, dovevo fare comunque, complessivamente, due ore di viaggio al giorno per recarmi al lavoro. Certo, di disagi ce ne sono ancora. Tra Arth-Goldau e Zugo si viaggia ancora su binario unico, e questo può generare qualche ritardo soprattutto nelle ore di punta. Presto però il binario sarà raddoppiato. In generale trovo che la mia qualità di vita sia migliorata parecchio».

Verso il futuro
Il 36enne di Tenero guarda già al futuro. Perché grazie al completamento del progetto AlpTransit, in concomitanza con l’apertura del tunnel del Monte Ceneri dopo il 2020, l’offerta sull’asse Nord-Sud, così come quella dei treni TILO in Ticino, sarà ulteriormente potenziata. «E da lì in avanti – sottolinea Davide – i collegamenti tra il Ticino e Zurigo avranno una cadenza semi oraria». Chiusura con Jessica. Che si lascia scappare una battuta di carattere economico. «La vita a Zurigo è cara. E abitandoci l’ho sperimentato. Ho calcolato che con questo mio cambiamento riuscirò a risparmiare almeno 10.000 franchi l’anno».

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L'esperta: «Il Ticino avrà la possibilità di farsi notare»
Intervista a Federica Rossi, collaboratrice dell’Istituto di Ricerche economiche (IRE), sui possibili benefici economici di AlpTransit per il Ticino.

Con il professor Rico Maggi, lei è autrice del libro “Zurigo Lugano Milano” (Armando Dadò Editore). A questa pubblicazione è legato un vostro studio. Quali sono le prospettive che emergono?
Ci siamo basati sui viaggi d’affari, interpellando un campione di quasi 700 imprese ticinesi. AlpTransit avrà un impatto maggiore sui dirigenti e sulle persone che lavorano nei servizi. Sarà sempre più possibile andare a Zurigo per un appuntamento di lavoro e fare rientro in Ticino nel giro di mezza giornata.

AlpTransit porterà benefici economici concreti al Ticino?
Non direttamente. Da solo non basterà. Per farlo fruttare occorrerà adottare strategie mirate a livello di turismo, di potenziamento del trasporto pubblico, di innovazione, di attrattività fiscale. In parte questi processi sono già in atto. Ma bisognerà intensificarli.

A volte i ticinesi si sentono un po’ ai margini della politica svizzera. Quanto AlpTransit potrà cambiare la situazione?
Il titolo del nostro libro lo dice chiaramente. Il Ticino potrebbe diventare una realtà di spicco, integrata tra i due grandi poli economici di Zurigo e Milano. Avrà dunque la possibilità di farsi notare e conoscere maggiormente da chi detiene il potere decisionale. 





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