Pensioni: tra rendita e capitale

Il dibattito sul ruolo del secondo pilastro è di attualità. Valutare i rischi prima di finanziare una casa o un’attività indipendente è importante. — Thomas Compagno

Carola, 63 anni, ha pochi soldi per vivere. Al momento ce la fa solo perché può stare a casa della figlia. Ancora non percepisce una rendita Avs, e la sua previdenza professionale (Lpp) non c’è più. Lei e suo marito l’avevano investita tutta in una casa di proprietà che, dopo il divorzio, hanno dovuto vendere a un prezzo sfavorevole. Il ricavato è già stato dilapidato. Quando Carola riceverà la rendita Avs, farà richiesta per ottenere le prestazioni complementari (Pc) perché la sola pensione non le basta per vivere. Il suo caso non rappresenta un’eccezione, conferma Andreas Dummermuth, presidente della Conferenza delle casse cantonali di compensazione. Aumentano gli svizzeri che, in età pensionabile, dipendono dalle prestazioni complementari perché non dispongono più del capitale Lpp maturato. Uno studio dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali (Ufas) ha dimostrato che un terzo dei nuovi beneficiari delle prestazioni complementari, in precedenza, aveva già prelevato parte del capitale del secondo pilastro per finanziare una casa di proprietà o per avviare un’attività indipendente.

Dibattito sociale
Per Dummermuth ciò rappresenta un problema: «Sul piano politico si discute sempre partendo dal principio della libertà di scelta, ma si tratta di una libertà con una garanzia dello Stato. I rischi, infatti, gravano sul contribuente». Secondo Dummermuth è necessario avviare un dibattito sociale: «Con gli attuali rendimenti sul capitale, assai bassi, le casse pensioni hanno la tentazione di far ricadere i rischi degli investimenti e il rischio di longevità sugli assicurati». In altre parole: le casse pensioni hanno tutto l’interesse a versare un capitale piuttosto che una rendita. Maria Gumann, presidente della Direzione generale della cassa pensione di Coop  (Cpv/Cap) non è d’accordo, perlomeno per quanto riguarda la propria istituzione. Ovviamente una cassa pensione è libera da qualsiasi obbligo quando un assicurato ritira il proprio avere sotto forma di capitale. «È tuttavia un nostro compito garantire agli assicurati una pensione sicura attraverso una rendita», afferma Gumann. Nel caso della cassa pensione Coop, gli assicurati possono ritirare al massimo metà della previdenza sotto forma di capitale. Il 30% circa dei nuovi pensionati fa in questo modo e ritira il 35% della propria previdenza professionale sotto forma di capitale. Complessivamente, i casi di previdenze professionali dilapidate sono responsabili solo in minima parte dell’aumento dei costi in ambito di prestazioni complementari, afferma Dummermuth. Un fatto confermato anche dallo studio dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali. In merito, anche il Consiglio federale, con il ministro degli affari sociali, intende limitare il ritiro del capitale dalle casse pensioni. Sébastien Mercier, dell’Associazione svizzera di consulenza per il risanamento dei debiti, è scettico e teme che questa drastica soluzione, adottata sulla base di pochi casi, finisca per arrecare più svantaggi che vantaggi: «Nella nostra economia vi sono molti lavoratori indipendenti. Una modifica nella procedura di riscossione potrebbe dissuadere qualcuno dal tentare la strada del lavoro indipendente o impedirgli di mettersi in proprio».

Costi fissi
Il Consiglio federale si è dato un obiettivo molto importante. Tuttavia, la problematica è più complessa. Per Mercier il fallimento dovrebbe favorire un nuovo inizio, consentendo al malcapitato di riuscire a ricostituire il proprio capitale. Anche se, negli ultimi anni, il numero di persone che ritirano soldi dal secondo pilastro non è aumentato in modo esponenziale. Vi è comunque chi lo fa, e una rendita troppo esigua durante la vecchiaia è un grosso problema. «L’obiettivo, sia per una coppia sia per una persona singola, dovrebbe essere quello di riuscire a coprire i costi fissi con le rendite dell’Avs e della cassa pensione», conclude Maria Gumann. Se per raggiungere tale obiettivo non c’è bisogno di tutto il capitale Lpp, si potrebbe considerare la possibilità di ritirare una parte della somma sotto forma di capitale. 

Presso la fondazione istituto collettore Lpp sono depositati circa tre miliardi di franchi di fondi del secondo pilastro in attesa di un proprietario. Il problema? La maggior parte dei possessori dei 632mila conti non sanno di possedere quei soldi. Si tratta, sugli oltre cinque milioni di occupati complessivi, di più di un lavoratore dipendente su 10. Se qualcuno avesse il sospetto di aver «lasciato» una delle proprie prestazioni di libero passaggio da qualche parte, può rivolgersi all’Ufficio centrale del secondo pilastro. Trovate altre informazioni e un foglio informativo al sito internet: 

Definire un budget preciso chiedendosi quale potrebbe essere la propria situazione economica nel caso di un prepensionamento, e quale nel caso di un normale pensionamento.

Le rendite dell’Avs e della previdenza professionale dovrebbero coprire i costi fissi.

In caso di ritiro del capitale chiedersi com’è assicurato il/la mio/a partner, e chi gestirà il mio capitale se non riuscirò più a farlo io. E cosa accadrebbe se vivessi fino a 90 anni.

Tre anni prima del pensionamento si dovrebbero effettuare versamenti supplementari solo se si è certi di riscuotere una rendita (nel caso della riscossione del capitale, il vantaggio fiscale viene meno).

Consultare un consulente finanziario. 

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