Fiorenza Rivera all’opera. Il suo progetto? Creare il proprio marchio con abiti stravaganti che puntino sui dettagli.

«Promuovo
il made in Ticino»

IL RITRATTO — Fiorenza Rivera è presidente della Camera della moda Ticino. In un settore in cui «se non hai ingegno non resti a galla», si impegna per valorizzare la creatività di casa nostra.

È cresciuta in una famiglia in cui si respira e si mangia arte. Papà Brenno è appassionato di pittura. La sorella maggiore Martina fa l’illustratrice di libri per bambini, l’altra sorella, Roberta, invece, è restauratrice. Mamma Annemarie, infine, ha una passione smisurata per la cucina. Non è di certo un caso se Fiorenza Rivera, stilista freelance e presidente della Camera della moda Ticino, si sia lanciata in una sfida per certi versi colossale. La 29enne di Cugnasco, dopo diverse esperienze in Italia e in Svizzera, da mesi sta lavorando alla creazione del suo marchio personale. «Una linea destinata a donne originali, un po’ fuori dagli schemi. Abiti stravaganti, in cui la cura del dettaglio ha un peso particolare»

La incontriamo in un bar di Locarno. Fiorenza è misteriosa, enigmatica, a tratti appare tormentata. E come ogni artista che si rispetti, confessa di non riuscire a dormire di notte. «Ho problemi di sonno. E allora penso in continuazione. È lì che si formano le basi dei miei progetti. Poi al mattino, quando mi alzo, butto giù qualche schizzo. Per mettere nero su bianco i miei pensieri, per non lasciarli sfuggire». Non ci porta nel suo atélier, Fiorenza. Lo protegge come se fosse un antro segreto. «È troppo disordinato», sussurra. Di lei sappiamo che, dopo gli studi a Milano, si è costruita un curriculum solido, a 360 gradi.

«

La moda è un settore in cui il lavoro te lo devi inventare»

Ha fatto l’indossatrice, la consulente di vendita per alcuni negozi, la designer, la costumista in televisione e per servizi fotografici. «Ho pure creato diverse collezioni personali e ho avuto l’onore di lavorare con personaggi e marchi importanti, da Michael Schumacher a North Sails, da Navyboot a Fila». Tutto fantastico. Fino a quando, nel 2013, un delicato intervento chirurgico la tiene bloccata per parecchi mesi. Fiorenza non ne parla volentieri. «È stato un periodo tremendo. Però il desiderio di volere lottare non mi ha mai abbandonata. Ho tenuto duro e ora sono ripartita».



Il presente della giovane stilista resta comunque contraddistinto da diverse incognite. «Perché si fa presto a dire moda. In realtà, questo è un settore in cui il lavoro te lo devi inventare. Tutti pensano a Milano come a un Paese dei balocchi. La verità è che in Italia ci sono posti di lavoro fantastici dal punto di vista delle esperienze da fare, ma le paghe non ti permettono di arrivare a fine mese». Fiorenza per anni ha collaborato con uno studio privato milanese. «Mi spostavo in diverse città europee, per incontrare clienti, per assistere a fiere o per fare ricerche sulle tendenze. Era stupendo. Purtroppo a fine mese facevo fatica a pagare le bollette. Ecco perché ho deciso di tornare a vivere in Ticino, un posto sottovalutato dal punto di vista della moda, ma dove credo si possa provare a fare qualcosa di nuovo».

Quella di Fiorenza è una professione in cui non si può mai dormire sugli allori, un campo terribilmente complesso, in cui la flessibilità è imperativa. «A volte, in attesa di un possibile exploit, devo reinventarmi. Mi capita di creare loghi e grafiche per ditte o marchi. Se non hai ingegno, non resti a galla. È chiaro che ogni tanto ti puoi anche demoralizzare». Da presidente della Camera della moda Ticino, la 29enne di Cugnasco ha uno sguardo globale su ciò che accade nel settore in Svizzera. «Mi occupo di promuovere il “made in Switzerland” e, in particolare, il “made in Ticino”. Organizziamo sfilate, serate a tema. Il tutto per dare visibilità e credibilità al lavoro
degli stilisti emergenti locali.

«

Durante gli studi a Milano, creavo in continuazione, non staccavo mai»

Il settore della moda è duro. Hai bisogno di qualcuno che ti dia una spinta. A livello ticinese sto pensando di coinvolgere nelle nostre attività anche tutti quei professionisti che fanno da contorno al mondo della moda. Fotografi, truccatori, parrucchieri, orafi. In fondo anche loro hanno un ruolo fondamentale». A parlare è una persona che ha fatto parecchia gavetta. «Durante il periodo in cui studiavo a Milano, stavo per ore e ore chiusa nel mio appartamento. Creavo in continuazione, non staccavo mai. Disegnavo, ricercavo i tessuti migliori. Questa ossessione verso la perfezione mi è rimasta. Anche se poi, spesso, mi devo scontrare con il fattore economico. I tessuti migliori costano, non è un mistero. E allora, o trovi uno sponsor che ti dà una mano, o ti accontenti di varianti meno pregiate. La classe e la qualità, tuttavia, devono esserci sempre».

Le creazioni di Fiorenza sono soprattutto indirizzate a un pubblico femminile. «Non lavoro quasi mai su capi maschili, non riesco a trovare il giusto approccio per creare una collezione intera per uomo, al massimo lavoro su qualche capo. E poi ho l’abitudine di provare i vestiti su di me. Spesso uso materiale naturale, con tinte non troppo accese». Fiorenza ammette di farsi influenzare molto dalle proprie emozioni, dai suoi stati d’animo. «L’umore, quando crei, conta eccome». E pensare che da piccola, Fiorenza voleva fare il medico. «A volte gli amici mi prendono in giro, mi dicono che dovevo studiare medicina. Avrei avuto un posto di lavoro sicuro, mentre così ogni giorno è un’avventura. Ma a me non interessa. C’è qualcosa dentro di me che mi spinge a guardare avanti, a insistere, a non abbassare mai la testa».

In pillole

Fiorenza Rivera

Nasce il 16 gennaio 1985 a Locarno, cresce a Cugnasco, dove vive tuttora.
Professione: stilista e consulente creativa, dal 2014 è presidente della Camera nazionale della moda Ticino.
Il progetto: sta lavorando alla creazione del proprio marchio personale, una linea che punta parecchio sui dettagli.
La formazione: dopo il diploma di sarta a Viganello, ottiene quello in fashion designer all’Istituto Marangoni di Milano.
Le esperienze: è stata indossatrice, consulente di vendita per alcuni negozi, designer, costumista in televisione e per servizi fotografici.
Il piatto preferito: «Tutti quelli della cucina asiatica».
Il gruppo musicale: The Prodigy.
Ultimo libro letto:
«La verità sul caso Harry Quebert» di Joël Dicker.
Hobby: cucinare, andare in snowboard, nuotare e tifare per l’Hockey club Ambrì Piotta

www.cnms.ch e www.cdmt.ch

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Testo: Patrick Mancini
Foto: Annick Romanski

Pubblicazione:
lunedì 26.05.2014, ore 00:00


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