Nadia Fontana-Lupi è direttrice dell’Organizzazione turistica regionale Mendrisiotto e Basso Ceresio.

«Scoprire l’unicità 
del nostro patrimonio»

Dal 9 all’11 giugno la Svizzera celebra le Giornate del patrimonio mondiale dell’Unesco. Ne parliamo con Nadia Fontana-Lupi, membro 
ticinese della “World Heritage Experience Switzerland”.  — GERHARD LOB

Qual è il senso di questa manifestazione?
Un aspetto importante di queste giornate è la promozione dei siti svizzeri dell’Unesco. Desideriamo che la popolazione impari ad apprezzare il patrimonio che c’è in Svizzera e conosca questi luoghi caratterizzati dal fatto di essere unici.

Dei siti Unesco si parla già da anni. Hanno ancora bisogno di promozione?
Spesso non v’è una vera conoscenza del valore e della particolarità di questi siti. Prendiamo ad esempio i castelli di Bellinzona: la gente dice “sono tre bei castelli”, senza aver capito la loro unicità, il valore della loro cinta muraria di protezione. In Svizzera abbiamo tanti bei castelli, perché proprio quelli di Bellinzona sono diventati patrimonio dell’umanità?

Dunque non si tratta solo di promozione, ma anche di informazione?
Nella nostra associazione nazionale ci sono rappresentanti del turismo, come la ferrovia retica oppure la sottoscritta, ma anche ”site manager” che si occupano particolarmente degli aspetti divulgativi e scientifici. Le Giornate del patrimonio mondiale dell’Unesco inglobano tutti questi aspetti. Ci siamo lasciati ispirare dalla Germania, dove esiste già da tempo una tradizione del genere.

A suo parere, quindi, la gente non è abbastanza informata?
Decisamente. Già quando si parla di Unesco, tanti identificano quest’organizzazione esclusivamente con i siti del-la lista dei “Patrimoni”, ma l’Unesco è molto di più. Molti non sanno, inoltre, che il label Patrimonio non è dato per l’eternità, ma che è legato alla protezione e alla salvaguardia del sito.

In che senso?
Il sito deve mantenere il suo aspetto unico e noi dobbiamo sensibilizzare la popolazione in tal senso. Prendiamo ad esempio il Monte San Giorgio. È impensabile che in questa zona vengano costruiti dei grattacieli. Dunque è importante responsabilizzare i politici affinché il piano regolatore rispetti le esigenze del sito. Il marchio può essere tolto, come è successo a Dresda, dove a seguito della costruzione di un nuovo ponte sul fiume Elba la città ha perso il riconoscimento del-l’Unesco.

La Svizzera ha ottenuto il riconoscimento per tre fenomeni naturali e per nove beni culturali. Secondo lei sono tanti o pochi per un paese “piccolo” come la Svizzera?
È un buon numero. D’altronde è importante che non ci sia una esplosione di siti Unesco. Sappiamo che il comitato Unesco di Parigi è diventato molto restrittivo nel riconoscimento e ritengo che ciò sia giusto.

I siti sono molto diversi: dalla città vecchia di Berna alle palafitte del lago di Neuchâtel fino al Monte San Giorgio. Come si possono promuovere insieme?

È una sfida. Ma quello che lega questi siti è il riconoscimento di essere patrimonio dell’umanità, luoghi che l’umanità non dovrebbe perdere nel futuro. La promozione non si basa solo sul fatto che il sito è bello, ma cerca di permettere una presa di conoscenza della singolarità del luogo, dei contenuti profondi.

I castelli di Bellinzona, dopo essere entrati nei siti del Patrimonio dell’Unesco nel 2000, hanno riscontrato più visitatori?
Va detto che fino al 2010 i castelli non hanno ricevuto grande attenzione né da parte della popolazione locale né da parte dei turisti. Inoltre, fino al 2008 sul sito di Ticino Turismo e di Svizzera turismo non si faceva nessun accenno al Patrimonio dell’umanità. Successivamente la situazione è cambiata. Credo che sia anche per merito dell’Associazione “World Heritage Experience Switzerland”. Oggi sembra strano, ma non sempre si pensava che il logo Patrimonio Unesco potesse avere ripercussioni positive sul turismo.

Prendiamo i siti Unesco in Ticino: i castelli di Bellinzona sono più facili da vedere e da capire che il Monte San Giorgio.
Questo è vero, e non vale solo per il Ticino. Ad esempio, è più facile vendere la Ferrovia Retica che l’arena tettonica della Sardona o le palafitte. Nel nostro caso: il turista va a Bellinzona e si fa una foto davanti ai castelli, come forse davanti al Monte San Michel in Francia. Invece, farsi una foto davanti a una vetrina con un fossile nel museo di Meride non è molto attraente. Perciò si deve spiegare.

I siti Unesco come luoghi di apprendimento?
È proprio così. I siti non sono, in prima linea, un valore commerciale ma luoghi di apprendimento. Quest’aspetto verrà sottolineato il 9 giugno nel corso di una conferenza a Naters, in Vallese, durante la quale si discuterà su come integrare i Patrimoni mondiali nell’insegnamento delle scuole e come avvicinare i giovani ai temi culturali.

La vostra associazione “World Heritage Experience Switzerland” si occupa di promuovere i siti Unesco riconosciuti, non di proporne nuovi. Come giudica allora la grande delusione nel Locarnese a seguito della recente decisione del Consiglio federale di non prendere in considerazione la candidatura del Sacro Monte Madonna del Sasso di Orselina?
Posso condividere questa delusione e sono rimasta sorpresa anch’io della decisione del Consiglio federale, perché di regola è più facile ri-cevere il riconoscimento quando si tratta di aggiungere un elemento a un Patrimonio seriale, come è quello dei Sacri monti. Evidentemente, però, i parametri non erano in ordine. Mi spiace molto, ma sono convinta che la commissione svizzera Unesco che si occupa delle proposte lavori molto seriamente.

Anche la linea ferroviaria di montagna del San Gottardo in questo momento non ha chance per una candidatura. Che cosa ne pensa?
Il “dossier Corbusier” è stato proposto tre volte al comitato Unesco ed è stato rifiutato tre volte. Sembrava non avesse i parametri giusti. Ha funzionato però quando è stato presentato in forma seriale, inserendo valori diversi. Ogni candidatura ha una motivazione e la valutazione di un dossier è un affare serio, condizionato da molti fattori, che da lontano è difficile valutare. Speriamo che la linea di montagna del Gottardo possa presentare un dossier “forte”.

Per concludere: qual è il sito Unesco svizzero, Ticino escluso, che le piace di più?
L’abbazia di San Gallo, con la magnifica biblioteca. Al di là del fatto che lì sono racchiusi libri preziosi, dal valore culturale e storico incredibile, a piacermi è soprattutto l’atmosfera quasi surreale che irradia questo luogo.

Dal 9 all’11 giugno la Svizzera celebra la seconda edizione delle Giornate del patrimonio mondiale dell’Unesco. L’evento è organizzato dall’associazione “World Heritage Experience Switzerland” (www.whes.ch). Membro del comitato è Nadia Fontana-Lupi, che è anche direttrice dell’Organizzazione turistica regionale Mendrisiotto e Basso Ceresio. I programmi dettagliati dei siti svizzeri del patrimonio dell’Unesco – tre fenomeni naturali straordinari e nove beni culturali – sono disponibili in internet sul sito web:

www.giornatedelpatrimoniomondiale.ch

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