Joël Bruschweiler: «Mi lancio volentieri nelle nuove avventure».

«Sono un po’ matto»

Joël Bruschweiler, capitano della nazionale svizzera di volley, è arrivato a Lugano alla ricerca di nuove esperienze.

A Lugano per cambiare aria e per vincere. Dopo i trionfi con il Losanna, la parentesi in Qatar, e i tre anni ad alti livelli in Germania, il capitano della nazionale svizzera di pallavolo, Joël Bruschweiler, cercava nuovi stimoli. Sulle rive del Ceresio, ad attenderlo, c’era la possibilità di partecipare alla prestigiosa Champions League. Per i Dragoni, però, il sogno di superare il girone di qualificazione è sfumato definitivamente pochi giorni fa. «Peccato – sottolinea Joël –, anche perché alcune prestazioni sono state ottime. Ci riproveremo l’anno prossimo».

E per riprovarci, gli uomini guidati da Mario Motta dovranno riconfermarsi campioni svizzeri. Il 28enne, nato a Ginevra e cresciuto a Neuchâtel, non ha dubbi: «La fame c’è, questa è una super squadra. Non ho scelto Lugano a caso. Qualcuno ha ipotizzato che questo potesse essere un passo indietro nella mia carriera. Ma si sbaglia. Qui c’è un progetto serio, sul lungo termine».

E così parliamo del recente passato del ricevitore romando. Ad esempio, di quei tre anni al Bühl, nella massima serie tedesca. «Ambiente fenomenale. In casa avevamo 2mila spettatori a partita e ogni gara, sugli spalti, si trasformava in un gigantesco show. Io ero il pupillo del pubblico e l’addio è stato sofferto. Calcolate poi che eravamo arrivati in semifinale di campionato e quindi ci eravamo qualificati, per la prima volta nella storia della squadra, per la Coppa Europa…».

Altrettanto divertenti gli aneddoti sull’esperienza in Qatar.
«Dal punto di vista mentale c’erano davvero tante pressioni, anche perché io ero lo straniero della squadra, tutti si aspettavano sempre il massimo da me. E quando non giocavo bene, a fine partita dovevo subire la predica del presidente». In Ticino, invece, Joël ha trovato condizioni di lavoro ottimali. «Mi sto divertendo. Vivo a Lugano, in un appartamento condiviso con il mio compagno di squadra Romolo Mariano. Sono un tipo un po’ matto, che si lancia volentieri nelle nuove avventure. Adesso sto migliorando anche con il mio italiano».

Infine, il capitano della nazionale evidenzia il momento finora più emozionante vissuto con la maglia dei Dragoni. «Senza dubbio l’ultimo secondo della prima partita di Champions League giocata e vinta alla Resega contro i turchi dell’Arkas Izmir. Quella è una gara che resterà nella storia del club ticinese e del volley svizzero».

www.pallavololugano.ch

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Testo: Patrick Mancini

Foto: Sandro Mahler

Pubblicazione:
sabato 28.12.2013, ore 09:41


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