Stefano Garganigo nutre una grande passione per la barca a vela: partecipa a una decina di gare all’anno.

«Sono un tipo avventuroso»

Stefano Garganigo a 26 anni è vittima di un incidente in cui perde le gambe. Ma non si dà per vinto e scopre la passione per la barca a vela. In questi giorni gareggia in Olanda.

Di lui colpiscono soprattutto il tono di voce sempre pacato e l’espressività degli occhi. Che a Stefano Garganigo, classe 1972, manchino entrambe le gambe, poco importa. Ti ritrovi a tu per tu con lui e ti si apre un mondo fatto di incredibili distese d’acqua, di regate epiche. Il 42enne di Balerna in questi giorni sta disputando il suo primo campionato in Olanda a bordo della sua barca, una classe 2.4 mR, monoposto par-ticolarmente adatta alle persone disabili. «Ma non partecipo per vincere – sussurra con ironia –. Per me la vela è ben più di uno sport. È libertà, possibilità di conoscenza».

Un poeta che sa relativizzare i drammi della vita, un filosofo che pondera ogni sua parola. Con quei modi un po’ british, ereditati dalla sua esperienza a Londra come creativo pubblicitario. Stefano si racconta a 360 gradi, a partire dalla domenica che ha cambiato per sempre la sua vita, a inizio marzo del 1998. «Avevo abbandonato l’Inghilterra per qualche giorno, volevo trascorrere un periodo di relax in Ticino». Alla stazione ferroviaria di Lugano, però, accade qualcosa di imprevisto. Stefano scivola all’improvviso e picchia violentemente la testa. Il suo corpo cade sui binari mentre arriva un treno merci in corsa. «Mi prese in pieno le gambe, i medici dovettero amputarmi entrambi gli arti, fu una decisione forzata».

A soli 26 anni, mentre la sua carriera lavorativa sta per decollare, Stefano si vede crollare il mondo addosso. «Dopo tre mesi all’ospedale, mi trasferirono alla clinica di riabilitazione di Bellikon, nel canton Argovia. Lì dovetti imparare a camminare con le protesi, fu durissima. Quando ti muovi sulle protesi, devi sempre pensare a dove vuoi andare, nulla è spontaneo. Anche per questo ancora oggi per i percorsi lunghi o in discesa preferisco muovermi in carrozzina».

Stefano appare come una persona serena, carismatica. Da diversi anni ha ripreso a lavorare, seppure parzialmente, fa il pubblicitario e crea siti internet. E poi ha diversi amici, non ha assolutamente perso il contatto con il mondo. «Temiamo sempre di non essere capaci di affrontare e sopportare determinate difficoltà nella vita. Ma poi quando le disgrazie ti capitano davvero, il coraggio viene da sé». Stefano ha dovuto lasciare da parte diversi sogni. Era abituato a vivere nelle grandi metropoli, come Milano e Londra. L’handicap lo ha costretto a tornare in Ticino. «Però grazie all’incidente ho scoperto la vela e quattro anni fa ho iniziato a gareggiare. Prima lo sport non mi interessava, avrei al massimo acquistato una barca per passare qualche weekend in tranquillità. Certo, sono sempre stato un tipo avventuroso, desideroso di scoprire cose nuove, questo sì».

«

Non ho particolari motivi per essere
arrabbiato con la vita o con il destino…»

Il 42enne di Balerna ci parla della sua imbarcazione, comoda, dinamica. «Sto cercando di promuoverla anche in Svizzera, vorrei che altre persone costrette a convivere con la disabilità potessero avere la mia stessa opportunità. Voglio trovare fondi e sostenitori, sono in fase di discussione con il circolo velico di Lugano e ho attivato dei contatti con gli Insuperabili, un gruppo che si occupa della promozione dello sport per disabili in Ticino. Le premesse sono ottime». In media Stefano partecipa a una decina di gare all’anno, soprattutto in Italia. «Le località di gara le raggiungo in auto, ho la patente e guido come qualsiasi altra persona. Nelle regate competiamo contro i normodotati, questa è una barca che abbatte le barriere dell’handicap». E nel 2012 l’atleta di Balerna ha avuto la sua prima esperienza in un campionato del mondo, nelle Marche. «Non ho ottenuto grandi risultati – scherza –, ma vi ripeto che questo aspetto mi interessa davvero poco. La vela mi consente di visitare posti stupendi, di gustare piatti locali squisiti in villaggi sperduti».

E così si parla dell’altra grande passione di Stefano, quella per i viaggi. «Ho sempre girato e continuo a farlo. Il mio sogno per il futuro è di praticare per sei mesi la vela in Europa e di trascorrere i rimanenti sei mesi in Asia. Di recente ho visitato la Thailandia, il Laos, la Cambogia. Laggiù trovo sempre persone che si accontentano di poco, che mettono la solidarietà al primo posto. Mi danno la carica. Ci ho messo parecchio ad abituarmi a fare viaggi nelle mie condizioni, oggi però me la godo, riesco a capire con facilità quando è il caso di usare le protesi e quando invece è opportuno ricorrere alla carrozzina».

Poi Stefano ammette di avere un desiderio particolare. «Mi piacerebbe trascorrere un certo periodo in un monastero buddista, a contatto con queste persone che vivono con niente. Sono attratto dalla loro serenità, è un ambito che vorrei esplorare». Il 42enne di Balerna mostra un lato spirituale affascinante. Dice di credere in Dio, ma di non essere particolarmente praticante. «Questo però non ha nulla a che fare con il mio incidente. Io non ce l’ho con nessuno per quello che è capitato, men che meno con il Signore. Anzi, se proprio devo dirla tutta, a sedici anni di distanza non ho particolari motivi per essere arrabbiato con la vita o con il destino, non mi sento più neanche disabile».

In pillole

Stefano Garganigo


Nasce il 22 maggio del 1972 sulle rive del lago di Como, a sei anni si trasferisce con la famiglia a Balerna, dove vive tuttora.
L’incidente: nel 1998 un treno lo travolge alla stazione ferroviaria di Lugano. Da allora vive senza gambe. Si muove grazie a due protesi e a una carrozzina.
La passione: dal 2010 gareggia in barca a vela, su una monoposto 2.4 mR. Dal 28 giugno al 4 luglio partecipa al campionato europeo in Olanda.
Professione: art director pubblicitario e creatore di siti internet. In passato ha fatto il fotografo e, per alcuni mesi, anche il camionista.
Il piatto preferito: «I formaggini della valle di Muggio».
Il film: «Tutti quelli di Akira Kurosawa».
La canzone: «Vivo per lei, cantata da Bocelli».
Il libro: «Il fantastico viaggio di Ubu di Lele Panzeri».

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Testo:  Patrick Mancini
Foto: Annick Romanski

Pubblicazione:
lunedì 23.06.2014, ore 00:00


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