Beatrice Battistini: «Sono cresciuta sentendo parlare di cantieri»

«Sono una
persona positiva»

L'INCONTRO — Beatrice Battistini, giovane gambarognese nel cantiere di Oerlikon, è l’unica donna ticinese con un diploma di impresario costruttore in tasca.

Un letto, un divano, un tavolo, qualche sedia, vestiti riposti in un armadietto. Il minimo indispensabile in un monolocale. Inizia così, nel gennaio del 2001, l’avventura zurighese di Beatrice Battistini, una delle poche donne svizzere (l’unica ticinese) ad avere in tasca il titolo di impresario costruttore. Oggi Beatrice, 38 anni, nata e cresciuta nel Gambarogno, è capo progetto nel grande cantiere della stazione ferroviaria di Oerlikon. «E pensare – sussurra – che  ero venuta a Zurigo solo per imparare il tedesco...».

Capelli corti castani, mèches bionde, occhi azzurri. Beatrice si presenta in divisa d’ordinanza arancione, con l’indispensabile casco in testa. Si esprime in un italiano leggermente contaminato dallo schwizerdütsch. «Siamo circa a metà dell’opera – dice mentre ci accompagna tra gli scavi di Oerlikon –. Il progetto, partito circa 2 anni fa, costa complessivamente 110 milioni di franchi e sarà concluso entro la prima metà del 2016. La stazione cambierà look, sarà più moderna ed efficiente. E sapete qual è la cosa più divertente? Stiamo lavorando qui da un sacco di tempo, ma la gente in transito non se ne accorge. È come se fossimo invisibili». Beatrice si muove con disinvoltura tra la polvere, con il rumore delle perforatrici e dei martelli in sottofondo, e con il caldo che le fa grondare la fronte di sudore. «Io sono cresciuta sentendo parlare di cantieri e di mattoni, papà Ezio aveva un’impresa di costruzioni a conduzione familiare e mamma Sandra era la sua segretaria. Oggi papà è in pensione e quando viene a trovarmi se ne sta per giornate intere nel cantiere, osservando tutto con attenzione. Forse 13 anni fa lui sperava che, al termine del mio soggiorno linguistico a Zurigo, tornassi in Ticino e lavorassi nella sua azienda. L’idea all’inizio era proprio quella». Il destino, però, gioca uno strano scherzo a Beatrice, che resta letteralmente stregata dalla città sulla Limmat.  «Qui ho trovato grandi opportunità di lavoro, ho potuto fare carriera grazie all’impresa, l’Implenia, in cui lavoro tuttora. Non mi sento di avere tradito mio padre, ho semplicemente seguito il mio istinto. Lui oggi è orgogliosissimo di me».

Ma ci sono altri aspetti ad avere condizionato la scelta di Beatrice. «Anche il tempo libero lo vivo non maggiore intensità rispetto a quanto accadeva in Ticino. Da noi è bellissimo, ma in inverno tutto si spegne. A Zurigo invece c’è sempre qualcosa da fare. Nei primi mesi mi sentivo un po’ persa, era tutto così grande e non conoscevo nessuno. Con il passare delle settimane però ho capito che l’anonimato può essere una ricchezza». La 38enne pianifica e organizza il lavoro di circa 50 operai. «Devo usare soprattutto la testa e giocare d’anticipo. Il mio è un lavoro con una grande cura del dettaglio. A volte arrivo sul cantiere alle sei di mattina e ci resto fino alle sei di sera; ho un ruolo di responsabilità che mi prende tempo». Durante la giornata, le riunioni si susseguono. «Con gli ingegneri, con il capocantiere, con i tecnici. Si definiscono le tempistiche, le procedure, facciamo un grande lavoro di squadra. Di solito percepisco sempre un grande rispetto nei miei confronti, non noto pregiudizi. Ogni tanto però c’è qualcuno che si blocca perché vede di fronte a sé una giovane donna che parla di edilizia. Capita». Si descrive come una persona libera, Beatrice. Una che non ci pensa due volte a fare ciò che le pare e piace. «Vivo in un appartamento di Herrliberg, un villaggio tranquillo che si affaccia sul lago. Mi ricorda il Gambarogno ed è lo stesso in cui abita l’ex consigliere federale Blocher, anche se io non l’ho mai incontrato. Gestisco la mia vita privata in maniera improvvisata. Se ho voglia di cucinare, cucino. Altrimenti vado al ristorante. È bello vivere così». Il progetto si concluderà nel 2016

Beatrice ci confida di essere una tipa che bada al sodo. «Ma soprattutto sono una persona positiva. Non mi alzo mai triste. Forse è anche merito della mia professione. Faccio quel che mi piace, con dedizione, senza troppi programmi per il futuro dal punto di vista personale. Non sono tormentata dall’idea di fare famiglia, ad esempio». Beatrice torna sempre meno in Ticino. «Solo per le feste e le ricorrenze particolari. A Sud delle Alpi, oltre ai miei genitori, sono rimasti pochi veri amici. Per il resto mi sono creata la mia cerchia qui. E quando racconto agli zurighesi che vengo dal Ticino, mi accorgo che conoscono più posti ticinesi loro di me». Nell’ufficio di Beatrice, accanto alla sua scrivania, c’è un sacco enorme da 12 chili. «Contiene l’attrezzatura per fare parapendio. È la mia valvola di sfogo. Quando sono ad alta quota, da sola, provo una sensazione indescrivibile. Mi sono avvicinata a questa disciplina perché mi affascinavano i corvi che svolazzavano attorno alle cime delle montagne. Volevo provare anch’io questo senso di libertà. Ogni tanto, lassù, ripenso a quel tavolo, a quelle sedie, a quel monolocale da cui è partito tutto». l

4 date nella vita di Beatrice Battistini

2001 La partenza per Zurigo per imparare il tedesco.

2007 La vacanza: il giro del mondo in 12 settimane.

2010 Conseguimento del diploma federale di impresario costruttore.

2013 Il 25 settembre, alle 15, smette di fumare. «Lo consiglio a tutti!».






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Testo: Patrick Mancini
Pubblicazione:
lunedì 01.09.2014, ore 00:00


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