Raffaele Domeniconi (1968) è coordinatore per il Ticino della SSIGA e della VSA, due associazioni di categoria legate al mondo dell’acqua. (FOTO: Massimo Pedrazzini)

«Troppi pesticidi nella falda»

La qualità dell’acqua potabile, il consumo in calo e i controlli secondo Raffaele Domeniconi, coordinatore in Ticino di due associazioni nazionali legate all’acqua. – PRISCILLA DE LIMA

Come è la qualità dell’acqua potabile in Ticino?
Molto buona, come nel resto della Svizzera. Con alcuni casi eccellenti e qualche esempio da non seguire. Nel corso degli anni è progressivamente diminuita la percentuale di acqua di sorgente a favore di quella di falda, ma dal punto di vista organolettico, chimico e microbiologico, la qualità resta invariata.

Come mai quest’evoluzione?
Da una parte vi è stato un aumento del fabbisogno. In termini assoluti, anche se il
consumo individuale è in diminuzione, l’erogazione è cresciuta secondo l’evoluzione demografica, quindi l’acqua di sorgente non bastava più. Dall’altra vi è una continua professionalizzazione della gestione dell’acqua potabile: alcune sorgenti che non rispettavano tutti i criteri di qualità hanno dovuto essere abbandonate. Secondo l’ultima raccolta dati della SSIGA, consumiamo sempre meno acqua per l’uso quotidiano.

Cosa si potrebbe fare per migliorare ancora?
È vero, siamo passati da circa 500 litri pro capite al giorno negli anni ’70 ai circa 300 attuali, di cui meno della metà per lo stretto uso personale. In generale la sensibilità verso questa risorsa unica e preziosa è buona, ma potremmo fare di più in modo indiretto.

In che senso?
Va bene chiudere il rubinet
to mentre ci laviamo i denti, usare elettrodomestici che ottimizzano l’uso dell’acqua e usare il tasto piccolo dello sciacquone, ma questo non ha un grande impatto a livello globale. In fondo da noi, per il momento almeno, l’approvvigionamento non è un problema.

Cosa possiamo fare, dunque?
Potremmo essere attenti a quello che acquistiamo: dove è stato prodotto? Quanta acqua è stata necessaria? E il trasporto cosa ha comportato? Produrre una tazzina di caffè in certe regioni del mondo può “costare” fino a 100 litri d’acqua! Il discorso è complesso, per questo un approccio utile, facile e piuttosto efficace potrebbe essere semplicemente quello di ridurre i consumi in termini generali: comprare meno,
ma meglio. Ad esempio, potremmo mangiare meno carne, ma favorire quella prodotta in Ticino in modo sostenibile, piuttosto che di un grande allevamento intensivo in una regione arida del mondo.



Anche in Svizzera vi sono
dei periodi di siccità. Come ci si prepara ad affrontarli?
In Ticino abbiamo una legge sull’approvvigionamento idrico e un piano cantonale sull’approvvigionamento idrico: lo scopo è di affrontare la gestione dell’acqua potabile in modo più sostenibile e più sicuro a livello regionale, attraverso la messa in rete degli acquedotti, delle sorgenti e dei serbatoi. In generale, nonostante periodi di siccità prolungati e il lento e inesorabile scomparire dei ghiacciai, la Svizzera è considerata il castello d’acqua d’Europa: ne abbiamo in grande quantità e di buona qualità.

Chi controlla la qualità della nostra acqua?
L’acqua potabile è un alimento a tutti gli effetti, sottostà quindi alla legge federa
le sulle derrate alimentari. Questo significa che il distributore, in questo caso i Comuni o i consorzi attraverso le aziende locali dell’acqua potabile, deve garantirne la qualità. Allo Stato, attraverso i laboratori cantonali, spetta il compito di verificare che la legge venga rispettata.

Quali sono le sfide?
La prima priorità a livello globale è lo smaltimento delle acque. Se vogliamo preservare la qualità della nostra acqua dobbiamo innanzitutto stare attenti a non sporcarla. In questo senso manca un po’ di consapevolezza individuale: tutto quello che ingeriamo o che inseriamo in natura finisce nella nostra rete idrica. Prima o poi ce lo ritroveremo nel rubinetto!

Può farci un esempio?
Sempre più spesso nella falda si trovano tracce di pesticidi e altre sostanze, anche medicinali. Sono in quantità infinitamente piccola, quindi non c’è assolutamente da preoccuparsi per la qualità dell’acqua oggi. Ma non si può continuare come se nulla fosse e lasciare che sia l’ambiente a farci da filtro.

Questo potrebbe essere un problema per la salute?
No, le concentrazioni sono ampiamente al di sotto dei limiti di tolleranza. Inoltre disponiamo di ottimi sistemi per il trattamento del
l’acqua. A ogni ciclo, però, si perde un pochino di qualità. Meglio quindi dover intervenire il meno possibile.

Come ci si sta muovendo
a livello politico?
Anche se non sono ancora un problema per la nostra salute, la Confederazione si sta attivando secondo il principio
di precauzione per rimuovere i microinquinanti (medicamenti e altre sostanze) delle acque luride. Per quanto riguarda i pesticidi invece, la SSIGA e la VSA si sono attivate affinché i limiti di legge vengano sempre rispettati.

Lei, attraverso la Società svizzera dell’industria del gas e delle acque (SSIGA) e l’Associazione svizzera dei professionisti della protezione delle acque (VSA), ha una visione privilegiata della gestione delle acque in Ticino. Come sta evolvendo?
Siamo presenti solo da pochi anni nella Svizzera italiana ma, assieme alle autorità cantonali e alle associazioni locali, stiamo collaborando bene per raggiungere degli obiettivi comuni. Negli ultimi quattro anni abbiamo ad esempio formato una cinquantina di fontanieri: una
figura importantissima a livello comunale per il controllo della qualità dell’acqua. Anche nel campo della depurazione stiamo formando numerosi addetti agli impianti di depurazione.

Succede così anche nel resto della Svizzera?
In realtà no, il nostro è un caso unico: SSIGA e VSA hanno ognuna la propria storia ultradecennale nel resto del paese, mentre nella Svizzera italiana io sono il coordinatore di entrambe le realtà. Ad esempio, siamo gli unici a livello nazionale a organizzare incontri tra i respon
sabili del settore, politici, esperti, responsabili della gestione idrica ecc. in cui si condividono casi concreti: si presentano i problemi incontrati e le soluzioni trovate. Lo scopo è di “Imparare dagli eventi avversi”, che è proprio il titolo dell’evento.

Quali sono gli sviluppi nel settore in Ticino?
Fino a un paio di generazio
ni fa la gestione era prevalentemente su base volontaria: il municipale responsabile si occupava personalmente della qualità delle sorgenti o delle canalizzazioni. Adesso non è più così: è in corso una professionalizzazione del settore della gestione delle acque. Il nostro ruolo diventa quindi sempre più importante.

Lei si è occupato per dieci
anni di mobilità sostenibile e ora di acqua potabile. Come ha vissuto questo passaggio?
Ho voluto fortemente occuparmi di Infovel e ci ho mes
so tanto entusiasmo e tanta energia. La stessa passione l’ho impiegata nel mettere in piedi la filiale ticinese per SSIGA e VSA. Questa posizione particolare mi permette di fare da ponte tra diversi attori e a volte di mediare tra di loro. Possiamo inoltre promuovere alcune attività che ci danno grande visibilità, come il congresso nazionale sull’acqua: una piattaforma d’incontro e di scambio per esperti, politici, responsabili locali e cittadini. Il nostro è un lavoro tecnico – emaniamo tutte le direttive che riguardano il settore, ci occupiamo di consulenza e formazione – ma non solo: garantiamo anche il legame col legislatore e ci occupiamo di sensibilizzazione. In qualche modo, dunque, continuo a occuparmi di sostenibilità.

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Raffaele Domeniconi (1968) è stato per 11 anni direttore del centro per la mobilità sostenibile Infovel, prima di diventare coordinatore per la Svizzera italiana di due associazioni di categoria legate al mondo dell’acqua: la Società svizzera dell’industria del gas e delle acque (SSIGA) e l’Associazione svizzera dei professionisti della protezione delle acque (VSA).


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