«Venite con me, nel "non luogo"»

Dal 6 al 9 aprile, la rassegna letteraria asconese Eventi Letterari Monte Verità è dedicata a “I luoghi dell’utopia”. Ne parliamo con la direttrice operativa Doris Longoni. — ROCCO NOTARANGELO

Già responsabile della comunicazione al festival del film di Locarno, Doris Longoni (1968) continua a dedicarsi alla “settima arte” come direttrice di Ticino Film Commission, mentre da cinque anni esercita anche il ruolo di direttrice operativa di Eventi letterari Monte Verità. Insomma, cinema e letteratura.

Da queste due esperienze, chi sono per lei più complicati, esigenti, gli scrittori o le star del cinema?
In realtà, sono due mondi diversi. Gli attori amano mostrarsi per mestiere, sono narcisi e cercano il contatto con il pubblico, la massima visibilità. Gli scrittori, invece, hanno bisogno di intimità, solitudine per creare; quindi, solitamente, sono più schivi.

Perché questa quinta edizione degli Eventi letterari ha per tema “I luoghi dell’utopia”?
La parola utopia fa parte del titolo di ogni edizione in onore del Monte Verità e in riferimento ai modelli di vita progressisti e anarchici che vi venivano praticati. Così, ci siamo occupati di ossessioni, di demoni e di amore, di architettura e di danza. Quest’anno abbiamo scelto l’avvincente tema dei luoghi utopici perché, immaginari o reali, fanno parte da sempre della vita dell’uomo.

Il titolo è contraddittorio. Utopia significa “non luogo”…
Sì, il titolo è un ossimoro, vale a dire l’unione di due termini che si escludono a vicenda. Si tratta di una figura retorica assai usata in poesia. Il non luogo è comunque un luogo che esiste anzitutto nella nostra immaginazione, a cui tendono i nostri desideri e le nostre speranze.

Si chiama Eventi letterari,
ma tra gli ospiti ci sono anche uno storico, un astrofisico, un teologo…
Anche nelle precedenti edizioni la direzione artistica non si è limitata ad invitare solo gli scrittori. È una scelta consapevole: vogliamo essere aperti, trascendere i generi letterari e affrontare il nostro tema da svariati punti di vista.

L’ospite più prestigioso e atteso è Svetlana Aleksievič, Premio Nobel per la Letteratura 2015. Perché proprio lei? Per aver descritto le aberrazioni dell’utopia comunista nell’Unione Sovietica?
Tutti gli ospiti sono stati scelti da Joachim Sartorius, direttore artistico. Per lui Svetlana Aleksievič è una scrittrice straordinaria, anche se l’Unione Sovietica non esiste più. Quest’anno, però, cade il centesimo anniversario della Rivoluzione russa, del “socialismo reale”, vale a dire della maggiore utopia politica mai esistita. Non potevamo quindi ignorare questa ricorrenza. E Aleksievič vive attualmente sotto un regime dittatoriale, in Bielorussia. Con le sue interviste compone quelli che lei definisce “romanzi di voci” sull’“uomo sovietico”, come imprinting, atteggiamento mentale e destino vissuto fino a oggi. Si tratta di opere davvero toccanti, che dicono molto sulle ripercussioni di questo impero caduto, come in Tempo di seconda mano. O ancora in Incantati dalla morte, sui suicidi provocati dal crollo dell’URSS. Senza dimenticare Ragazzi di zinco, sui reduci della guerra in Afghanistan, o Preghiera per Cernobyl sulle vittime della tragedia nucleare. Una particolarità di questa autrice? Il coraggio.



Toccherà invece allo studioso italiano Luciano Canfora il compito di difendere l’utopia comunista contro le “repliche” della storia…
Luciano Canfora è un intellettuale controcorrente, che in molti libri ha demitizzato la democrazia liberale, come in Critica della retorica democratica e in La democrazia. Storia di un’ideologia. Il suo compito ad Ascona è spiegarci perché l’utopia politica resta un bisogno morale al di là del suo naufragio storico.

Nel programma manca una riflessione sull’utopia – incubo per l’Occidente – dello stato islamico, l’ISIS. Come mai?

Perché l’autoproclamatosi stato islamico non è un’utopia, ma una triste e violenta realtà in buona parte dei Paesi arabi.

Ad Ascona ci sarà anche Umberto Guidoni, primo cosmonauta europeo della Stazione Spaziale Internazionale. Cosa c’entra
un astrofisico con l’utopia?

Il vuoto del cosmo è il non luogo per eccellenza. Considerando che quest’anno gli Eventi letterari sono dedicati ai viaggi reali e immaginari, un astronauta come Umberto Guidoni non può mancare. Se solo Jules Verne potesse sentire il suo intervento il 7 aprile… Sarebbe una bellissima utopia!

La rassegna prevede anche il Premio Enrico Filippini (1932-1988), in onore dell’intellettuale asconese che ha tradotto in Italia Grass, Frisch e Dürrenmatt, è stato editor della Feltrinelli ed ha collaborato con la Repubblica. Perché questo riconoscimento?

In generale, un premio contribuisce a formare l’identità di un festival. Enrico Filippini è stato un importante intellettuale e mediatore, una sorta di costruttore di ponti, in Ticino. Questo premio è dato a personalità che lavorano dietro le quinte del mondo editoriale e difendono la letteratura. Quest’anno andrà a Romano Montroni, definito spesso “il libraio più famoso d’Italia”.



Sul lungolago di Ascona ci saranno anche tre autori “giovani” – Olga Grjasnowa, Aleš Šteger e Alessandro Leogrande – che discuteranno sui movimenti migratori in Europa, quali “viaggi con e senza speranza”. Questa però è speranza reale non utopica...

Non vedo alcuna differenza tra “speranza reale” e utopia. Le utopie sono il frutto di speranze e desideri molto concreti. Per i profughi l’Europa è un’utopia in quanto rappresenta la fine di tutti i mali. Ma le indescrivibili fatiche vissute sulla rotta balcanica, la vita nei campi d’accoglienza, la lotta per ottenere asilo o anche solo un permesso di lavoro, la minaccia dell’espulsione e del ritorno al Paese di origine, tutto ciò offusca l’arrivo e annienta nuovamente la speranza.


In cartellone c’è anche Alberto Manguel, scrittore giramondo di origine argentina, classe 1948, autore del memorabile “Manuale dei luoghi fantastici” (Rizzoli, 1982). Che cosa racconterà?

Per Alberto Manguel – che tra l’altro è direttore della biblioteca nazionale argentina, succedendo così, a distanza di decenni, a Jorge Luis Borges – la nostra geografia immaginaria è infinitamente più vasta di quella del mondo fisico. Con l’aiuto delle sue immense conoscenze ci dimostrerà che i luoghi immaginari della nostra mente non necessitano di materialità per esistere nel nostro mondo interiore. «I luoghi veri», ha detto, citando Melville, «non sono segnati in nessuna mappa».

Infine, tra gli ospiti svizzeri spicca lo scrittore Peter Stamm. Il suo ultimo romanzo, “Weit über das Land”, non ancora tradotto in italiano, ha ricevuto la nomination per il Buchpreis germanico 2016. Come mai questo autore?
È stato scelto perché la storia di questo romanzo – spero venga tradotto presto in italiano – contiene un viaggio verso l’ignoto. Infatti, il protagonista fugge dall’ambiente familiare, abbandonando la sua “prigione domestica”, un po’ come Ulisse. Ma non parte in guerra, e per la sua evasione non dispone di alcun piano. Forse è spinto dalla paura di un futuro fin troppo certo. Insomma, Peter Stamm gira intorno all’enigma della sua scomparsa, servendosi di un linguaggio incalzante e laconico. E con questo siamo ritornati al tema della letteratura.

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