Sissi Gandolla viaggia in giro per il mondo, ha mille progetti e una certezza: «vivere immersa nel verde».

«Vivo in modo “sciallo”»

IL RITRATTO — Sissi Gandolla abita a Bioggio con i suoi cani e i suoi muli. Ma la sua seconda casa è tra i canyon dell’Arizona, dove ha scoperto gli apache.

Ci mostra il suo smartphone e scuote la testa. «Sapete chi mi ha convinto ad acquistarlo? Una ragazza apache. Così avrei potuto sempre stare in contatto con lei, tramite WhatsApp. E io, povera occidentale, che mi ostinavo ad avere un cellulare vecchio stile...». Aneddoti di un viaggio in Arizona. Uno dei tanti. Sissi Gandolla, classe 1982, biologa faunista di Bioggio, laggiù ha lasciato un pezzo di cuore. E ha trovato una seconda casa.

Presto Sissi ripartirà per una nuova avventura, i suoi amici indiani della riserva di Fort Apache la aspettano. «Mi occuperò del monitoraggio primaverile del lupo messicano, dopo la sua reintroduzione nella fauna locale. In passato, avevo fatto altrettanto con la trota apache. Sarà, però, anche l’occasione per riabbracciare persone a cui voglio bene».

Ascolti i racconti di Sissi e te la immagini in un gigantesco mappamondo. Ecuador, Brasile, Argentina, Tanzania, Cile, Stati Uniti, Cuba, Alaska. E poi ancora l’Europa, dall’Islanda alla Turchia, dalla Grecia alla Spagna... In poco più di 30 anni di vita, la biologa ticinese ha girato il pianeta in lungo e in largo. Per lavoro e per diletto. Sempre con l’occhio attento di chi ha la natura nel Dna, con una predilezione particolare per gli animali selvatici. «L’amore per i viaggi l’ho ereditato da mio padre. Lui è ingegnere ambientale, si è sempre spostato parecchio».

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Troppi tetti sulla testa impediscono di vedere le stelle»

Esistenza avventurosa, quella di Sissi, che ci accoglie nella sua casetta nuova, sulle colline sopra Bioggio. Con lei, i suoi tre cani: Yuma, Raissa e Gaia. Poco più tardi ci presenterà anche la sua muletta, i suoi quattro asini. «I muli rappresentano una mia grande passione. Già da piccolina ero innamorata di Francis, il mulo parlante. È un animale in cui mi riconosco. È intelligente, determinato e si affeziona al padrone. I miei preferiti sono i muli del Grand Canyon».

Salta da un argomento all’altro con rapidità, Sissi. Perché di cose da raccontare ne ha parecchie. A partire da una quotidianità in continua evoluzione. Si occupa di una miriade di progetti, anche nella Svizzera italiana. Soccorre, ad esempio, i pipistrelli in difficoltà e fa l’inventario dei loro rifugi sui campanili ticinesi, censisce le libellule, segue la dieta dei cormorani nei laghi, fa l’educatrice ambientale al Museo cantonale di storia naturale a Lugano. A volte aiuta i guardiacaccia nel controllare che la selvaggina uccisa sia regolare e ogni tanto va pure alla dogana ferroviaria di Chiasso per aiutare a sorvegliare il traffico legato alle specie in via d’estinzione. «Mi capita di analizzare borse di coccodrillo, animali esotici, giacche di serpente, trofei di caccia...».

Difficile tracciare un identikit preciso di un personaggio così fuori dai parametri della normalità. «Ogni giorno faccio qualcosa di diverso e di piacevole, non mi annoio mai. E ho sempre tanta voglia di imparare. Alla mattina, nel 95% dei casi, mi alzo felice. Il rimanente 5% riguarda i giorni in cui devo sbrigare le faccende burocratiche. Io sono una che vuole prendere la vita in modo “sciallo”, alla giornata. Anche per questo mi ritrovo molto nella mentalità degli apache».

Già, gli apache. Un popolo ferito, che Sissi ha imparato ad apprezzare. «Gli indiani anziani non vedono di buon occhio i bianchi, sanno di essere stati privati della loro terra. Io li capisco. I film western, tra l’altro, hanno quasi sempre dipinto i pellerossa in modo negativo. Ci hanno fatto dimenticare tante scomode verità». I giovani, invece, sono meno toccati dal loro passato. «Si interessano meno a queste cose, anche perché sono colpiti da problemi grossi, come droga, alcol e disoccupazione».

Sissi ci mostra le foto dei suoi viaggi. E ci spiega che la riserva di Fort Apache è molto grande. «Ci vivono migliaia di persone. Ma non abitano nelle tende, bensì in case normali. Con gli indiani parlo l’inglese, la loro lingua sta piano piano morendo. Le tradizioni, però, le mantengono ancora, nonostante le pressioni dei missionari. Ogni tanto mi capita di assistere a cerimonie infinite». Tra le foto di Sissi, ce n’è una in particolare che ci colpisce. La ritrae a bordo di un gommone, mentre fa rafting lungo il fiume Colorado, nel Grand Canyon. «Un posto che trasuda storia. Quando sei lì ti sembra di essere in un film western».

Un fratello e una sorella più grandi, un ragazzo di nome Sandro a cui è legata da circa un anno, due genitori con cui ha un legame forte. Sissi parla dei suoi affetti, ma anche delle sue aspettative. «Forse in futuro cercherò di stabilizzarmi un po’. Magari avrò anche una famiglia mia. Di certo io mi vedo sempre immersa nel verde». Le chiediamo se, durante i suoi viaggi, non le mancano le comodità. «Non sono una che piange se non ha il wireless. E poi troppi tetti sulla testa ti impediscono di vedere le stelle. Viaggiando, capisci anche il valore di certe cose. Mi ricordo un simpatico aneddoto legato a una mia esperienza in un villaggio indio, in Ecuador. In quel posto si riceveva solo un canale televisivo, e neanche tanto bene. A una certa ora del giorno tutti si fermavano per guardare la telenovela. Ogni popolo e ogni persona che incontri hanno storie da raccontare. Vale la pena di ascoltarle tutte».

In pillole

Sissi Gandolla

Nasce a Sorengo il 4 giugno del 1982 e vive sulle colline di Bioggio.
Professione: biologa faunista.
Segni particolari: il suo lavoro e la sua passione per i viaggi la portano negli angoli più disparati del pianeta. Coltiva, però, un legame singolare e giornaliero con una riserva apache nel cuore dell’Arizona.
Studi: liceo a Lugano, poi laurea in analisi e gestione delle risorse naturali a Varese.
Hobby: equitazione con i muli, canottaggio e fotografia. Legge i fumetti di Lupo Alberto, Hägar l’orribile, e Calvin e Hobbes.
Ultimo libro letto: Tschiffely’s Ride
di Amié Tschiffely.
Il film: I sogni segreti di Walter Mitty diretto da Ben Stiller.
Il piatto: Gnocchi alla romana.
Musica: Rock e jazz anni Venti.
Sogno nel cassetto: «Un enorme allevamento di muli sotto casa».

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Testo: Patrick Mancini
Foto: Annick Romanski

Pubblicazione:
mercoledì 21.05.2014, ore 00:00


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