Il segreto della forma smagliante di Goffredo «Fridli» Wyss? «Muoversi, muoversi e ancora muoversi».

«Vorrei sciare, ma...
fino a 100 anni!»

Goffredo Wyss per decenni è stato capo della scuola di sci del Suvretta a S. Moritz. A quasi 84 anni, vive la vita pienamente, se possibile con gli sci ai piedi.

A San Moritz e dintorni è considerato come una specie di monumento vivente. Tutti lo conoscono, tutti lo salutano. E alcuni lo invidiano anche. Perché Goffredo «Fridli» Wyss, alla soglia degli 84 anni, vanta lo spirito di un ventenne. Per decenni capo della scuola di sci del prestigioso albergo Suvretta, Fridli nella sua vita ha avuto l’onore di incontrare personaggi del calibro di Audrey Hepburn o dello Scià di Persia. Ma, soprattutto, ha capito qual è il segreto per restare eternamente giovani. «Muoversi, muoversi e ancora muoversi. Ho sempre avuto una vita intensa. E non ho alcuna intenzione di fermarmi».

È nato a Champfer, in Engadina, nel 1930. E in quell’angolo di Grigioni, Fridli si è costruito un’esistenza ricca di aneddoti. Ha lavorato come falegname, ha fatto la guida alpina, ha gestito a lungo un campeggio a Silvaplana, in riva al lago. «In parallelo ho sempre sciato e insegnato a sciare. Le piste di questa regione le conosco come le mie tasche». Uomo dalle mille risorse, l’anziano engadinese coltiva, inoltre, un hobby singolare. «Pianto alberi. Ne ho fatti crescere a migliaia in tutta la zona. Larici, pini... Mi piace l’idea di affidare i semi alla terra e di seguire, passo dopo passo, quello che accade. Ho piantato alberi anche a 2.400 metri, sullo Julier». Già, lo Julier. Proprio in cima al passo, Fridli d’estate dà ancora una mano alla figlia nella gestione di un piccolo chiosco turistico. «Da quelle parti ho anche un piccolo biotopo. Un laghetto in cui ho i miei pesci e le mie rane».

«

La cultura è generosoa, aperta,
serve a vedere in maniera più bella»

Fridli è un vulcano. Difficile stargli dietro, mentre rispolvera le sue peripezie. «Dal Suvretta, hotel a cinque stelle costruito 105 anni fa, sono passati vip di ogni genere, spesso scortati da 4 o 5 bodyguard. Ricordo feste sfavillanti e l’attaccamento di questi ricchi clienti alla nostra scuola. C’era chi prenotava già le lezioni con un anno di anticipo. Adesso la clientela non è più così fedele». Fridli si emoziona quando sottolinea che anche i suoi tre figli hanno deciso di fare i maestri di sci. «Pure mio padre lo è stato. Poi, all’età di 52 anni, un cancro l’ha portato via».

Deve lavorare sin da piccolo, Fridli. A 7 anni porta già le mucche dello zio al pascolo. «Sono di origini umili. Ma con i ricchi non ho mai avuto problemi. Mi hanno sempre trattato alla pari e rispettato. Le piste da sci abbattono le barriere sociali, sulla neve siamo tutti uguali». Come guida alpina, Fridli vive anche momenti drammatici. «Ad esempio, nel 1957, la strage sul Palù. Nove escursionisti sono precipitati nel vuoto durante un’arrampicata, solo uno riuscì a salvarsi. Io fui il primo ad arrivare sul posto. Il cadavere di una di queste persone non venne mai ritrovato».

Sempre in quel periodo, a Fridli capita un’altra disavventura. «Dovevo accompagnare una turista belga lungo il tragitto dell’Haute Route, tra Saas Fee e Chamonix. Un giorno finimmo in mezzo a una terribile tempesta, il vento era talmente forte che non potevamo reggerci in piedi. Al posto di fermarci, andammo avanti e scendemmo lungo un percorso da cui nessuno era mai passato prima. Arrivati a destinazione, ci diedero dei pazzi. Anche perché quello stesso giorno, a pochi chilometri di distanza, morirono quattro escursionisti. Se penso a quell’esperienza, mi rendo conto di quanto fossi incosciente all’epoca. Con la montagna non si dovrebbe mai scherzare».

Poi Fridli fa un nuovo balzo indietro nel tempo. Fino al 1953, l’anno in cui vola a Londra. «Volevo imparare l’inglese. Arrivai in Inghilterra senza alcun permesso. Lavoravo, abusivamente, in una villa, facevo le pulizie e guadagnavo 24 franchi a settimana. Un giorno arrivò la polizia, per un controllo. E io fui costretto a tornarmene in Svizzera di nascosto». Più soft gli altri viaggi all’estero. «Qualche anno fa sono stato in Canada, a sciare sulla neve fresca dei ghiacciai. Mi hanno portato fino in vetta con l’elicottero. E poi sono sceso con gli sci».

È il 21 dicembre del 2013 quando l’incredibile «corsa» di Fridli Wyss subisce una brusca frenata. «Improvvisamente, nella notte, ho sentito un dolore al cuore. Il giorno successivo sono andato dal medico per un controllo e mi hanno fatto ricoverare d’urgenza al cardiocentro di Lugano». Paradossalmente, Fridli non si spaventa. «Anzi. Quando con l’elicottero stavamo sorvolando il lago di Como, io guardavo giù e ammiravo il panorama». Fridli arriva a Lugano e, dopo diversi esami, gli esperti gli comunicano il suo stato di salute. «Mi hanno detto che avevo sfiorato l’infarto. Mi è andata bene, ho avuto fortuna. Io non mi sono abbattuto. Dopo tre giorni sono andato a farmi una scarpinata fino a Tesserete, e dopo 10 giorni ero sulla neve».

Ora Fridli è di nuovo in piena forma e in questo periodo non è raro vederlo sui tetti di Champfer, intento a spalare la neve. A volte anche senza corda di protezione. «Sono rimasto un po’ spericolato – ammette –. Ma fa parte della mia natura. Voglio vivere ogni secondo della mia vita senza preoccupazioni. E adesso punto al traguardo del secolo di vita. Sì, mi piacerebbe stare ancora per almeno altri 16 anni in questo mondo. Possibilmente con gli sci ai piedi».

In pillole

Goffredo «Fridli» Wyss

Nasce il 23 marzo 1930 a Champfer, in alta Engadina.
Ha tre figli, Andrea, Clarita ed Elena. Professione: ex gerente di un campeggio a Silvaplana e storico maestro di sci dell’Engadina.
Per molto tempo ha diretto la scuola di sci del prestigioso albergo Suvretta, a San Moritz. In oltre 60 anni di carriera ha avuto la possibilità di conoscere vip di ogni genere. Oggi ha ancora alcuni clienti privilegiati. In estate, inoltre, aiuta la figlia nella gestione del piccolo chiosco in cima al passo dello Julier.
L’hobby: seminare piante, anche ad alte quote. Migliaia di alberi in Engadina sono stati piantati da lui.
Segni particolari: loquace, socievole e atletico.
Film preferito: «Titanic. La sua colonna sonora mi rimarrà impressa per sempre».
Il sogno: «Vivere e continuare a sciare almeno fino all’età di 100 anni».

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Testo: Patrick Mancini
Foto: Sandro Mahler


Pubblicazione:
martedì 11.03.2014, ore 00:00


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