Antonio Andali con il figlio Nio Mario. Chissà che la passione per la musica non sia già stata trasmessa...

«Vorrei vivere
mille vite»

Antonio Andali gestisce un grotto nel Bellinzonese ma è conosciuto pure per le sue doti canore. Ha partecipato a «Britain’s Got Talent» e ha fan anche all’estero.

A  volte una vita può anche non bastare. Di certo Antonio Andali, 33enne bellinzonese, di vite ne vorrebbe avere mille. Per realizzare i suoi progetti. Per potere fare tutti i mestieri immaginabili e possibili. Personaggio sopra le righe, questo Antonio, con quel sorriso furbo stampato sul viso, pieno di idee. La gente lo conosce soprattutto perché gestisce un noto grotto a Sementina. E poi per la sua grande passione, il canto, che lo ha portato a sfornare diversi dischi. «Ma anche – racconta lui stesso – a stringere la mano a personaggi del calibro di Mogol, o a giocarmi l’accesso a un programma prestigioso come Britain’s Got Talent. Emozioni indimenticabili».

Origini calabresi, ma nato e cresciuto a Bellinzona, Antonio è anche una persona di cuore. Qualche tempo fa, il viaggio per Cuba con uno scatolone pieno di materiale scolastico per i bambini. Nel 2012, la discesa nell’Emilia terremotata con un furgone di beni di prima necessità. «Il fatto – sottolinea – è che ognuno di noi dovrebbe pagare il suo conto con l’esistenza. Io sono fortunato, ho la salute. Faccio beneficenza per ringraziare la vita di ciò che mi ha dato. Tutto qui». Poi ci prega di parlare d’altro, come se non gli piacesse vestire i panni del buon samaritano. E così si torna alla musica. A quell’album pubblicato di recente, dal titolo «33 giri». «In onore dei miei 33 anni – precisa –, è la mia quarta pubblicazione in Ticino, dove canto soprattutto musica melodica in italiano. Mi ispiro a gente come Vasco, Jimmy Fontana, Celentano. All’estero, invece, mi butto sul lounge, grazie anche alla collaborazione con alcuni deejay sparsi per l’Europa. E gli affari vanno bene. In Ucraina lo scorso anno una mia canzone girava per le discoteche. Pure in Sudafrica ho dei fan. Metto le mie canzoni su internet e la gente può scaricarle e acquistarle. È divertente. Come ho fatto a farmi conoscere al di fuori della Svizzera? Merito di Britain’s Got Talent. Nel 2011 ho partecipato alle selezioni di questo concorso inglese e ho ottenuto visibilità».

Il percorso professionale di Antonio è singolare. Un diploma come verniciatore di carrozzeria, la formazione come musicista e cantante autodidatta, le esibizioni musicali nei bar di Bellinzona, una parentesi in Australia e un’altra a Winterthur, giusto per imparare inglese e tedesco. E ancora, diverse esperienze come cameriere nel mondo della ristorazione ticinese. «Che nel frattempo, visti i numerosi concerti nei vari locali, era diventato il mio habitat naturale». Da 6 anni Antonio manda avanti uno dei grotti più frequentati del Bellinzonese. Compito non evidente. Soprattutto da quando, poco più di un anno fa, Mara, la sua compagna, gli ha regalato un bimbo, il piccolo Nio. «Nome strano vero? Nio non è solo il finale di Antonio. In greco significa “scelto” e, inoltre, è l’anagramma di “noi”. Da quando c’è lui la mia vita è cambiata, sento di avere una marcia in più. Però purtroppo lo vedo troppo poco. I miei ritmi di lavoro sono alti, molte sere finisco a mezzanotte e alla mattina alle 7 sono già in piedi. Uno che ha un ristorante, con servizio di catering annesso, non festeggia né Natale, né Pasqua. E non sa cosa sia la domenica. Ci sono grosse rinunce da fare». 

«

La ristorazione per me non è un ripiego ma una delle tante cose che amo fare»

Gli chiediamo se non si senta un po’ sminuito nel dovere fare musica solo come attività collaterale. Lui replica con ironia e convinzione. «Ma guardate che non è impossibile vivere di musica in Ticino. Certo, se uno pensa di fare i milioni in un contesto dove vivono poco più di 300mila anime, allora si sbaglia di grosso. Però con 2-3 serate a settimana si guadagna già bene. La ristorazione per me non è un ripiego. È una delle tante cose che amo fare. Così come due volte a settimana mi piace fare l’inviato per una radio privata nei bar ticinesi. Mi faccio offrire la colazione, parlo con la gente, dò il buongiorno agli ascoltatori. Bellissimo».

Sfoglia le foto del suo telefonino, Antonio. Ci mostra le immagini che lo ritraggono accanto a cantanti come Alex Britti o Eros Ramazzotti. «Eros l’ho conosciuto a Milano, nel bar vicino allo studio in cui registro i miei brani. È un tipo alla mano. L’ho rivisto a Locarno e mi ha dato diversi consigli. Mi ha incoraggiato, ma mi ha pure bacchettato, definendo le mie canzoni troppo “ramazzottiane”. Insomma, voleva che mi distinguessi. L’ho preso in parola».

Antonio è un sognatore. Uno che vorrebbe vivere un giorno da barbone e l’altro da ricco, per capire cosa si prova. E non scorda mai le sue origini. «È importante sapere da dove arrivi. I miei genitori mi hanno insegnato il valore del sacrificio. Mio padre a un certo punto è stato vittima di un incidente e non ha più potuto lavorare. È toccato a mia madre fare la parte dell’uomo. I ruoli si sono invertiti. Eppure hanno cresciuto quattro figli, me compreso. Con grande coraggio e dignità». È commosso, Antonio, mentre parla dei suoi genitori. «Dovrei andare a trovarli più spesso. Ma a volte il tempo sembra sfuggirmi dalle mani. Forse è il prezzo da pagare per chi fa troppe cose, per chi vorrebbe vivere mille vite».

In pillole

Nasce a Bellinzona il 30 novembre del 1980. Vive a Bellinzona, ha una compagna di nome Mara e un bimbo di un anno, Nio Mario.
Professione: gestisce un grotto a Sementina e canta. È noto anche per le sue iniziative benefiche.
La produzione: ha inciso quattro album in italiano (l’ultimo si chiama «33 giri»). Grazie alle selezioni dello show Britain’s Got Talent si è fatto conoscere anche all’estero, ad esempio in Ucraina e Sudafrica, dove lancia i suoi brani lounge.
Il pregio: «Anche se non sembra, ho tanta pazienza».
Il difetto: «Vorrei arrivare dappertutto».
Libro preferito: «Il barone rampante» di Calvino.
Il film: «La vita è bella» di Benigni.
La grande domanda: «Chissà come e dove sarò a 70 anni?».
La paura: «Temo il materialismo. E mi chiedo dove stia andando il mondo».




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Testo: Patrick Mancini

Foto: Nicola Demaldi

Pubblicazione:
mercoledì 22.01.2014, ore 14:28


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