Tutti i segreti dell'amicizia

L’amicizia tra bambine, con la storia di Eleonora e Julia. E quella tra bambini, con Tay e Giona. Lo psicologo Fabio Iafigliola sostiene che questo genere di amicizie fa crescere emotivamente.

TESTO: AMELIA VALSECCHI JORIO – FOTO: HSASKIA CEREGHETTI

Crescere insieme, istaurare dei buoni rapporti, litigare, confrontarsi e diventare amici. Magari migliori amici. Questi passi sono fondamentali nella vita di un bambino. Negarglieli sarebbe come impedirgli di vivere un’esperienza importante e fondamentale che li accompagnerà e sosterrà per tutta la vita. Chi si sceglie come amico nella tenera infanzia, probabilmente avrà un amico per sempre. Perché, come sosteneva già Aristotele non si può essere amici di tutti: «Amicus omnibus, amicus nemini» ovvero: «chi è amico di tutti non è amico di nessuno».

L’amicizia tra bambine

«Oggi ci è capitato di rispondere la stessa cosa contemporaneamente e ci siamo messe a ridere», comincia in questo modo l’incontro con le due amichette Eleonora e Julia di nove e dieci anni. Sono complici e ridono guardandosi negli occhi quando raccontano delle loro vicissitudini quotidiane. Non frequentano la stessa classe, ma solo la medesima sede scolastica e sono amiche sin da quando erano piccole. «La nostra amicizia è nata all’asilo, ma non chiedeteci il motivo, perché non ce lo ricordiamo». Siamo diventate amiche per caso, spiega Julia. E anche se non sembrerebbe esserci una ragione apparente per la quale ci si sceglie, probabilmente, inconsciamente, qualcosa succede. «Sicuramente qualcosa accade», conferma Fabio Iafigliola, psicologo specialista in psicoterapia FSP (nel riquadro), che abbiamo incontrato nel suo studio di Bellinzona L’Arca, dove ci spiega che sono tre i fattori a determinare l’inizio di un’amicizia. «Il primo è la selezione sociale: ci si sceglie perché si è simili e si riscontra qualcosa di famigliare nell’altro, perché si condividono gli stessi interessi, si 
possiedono le stesse competenze sociali e si hanno affinità di temperamento. Il secondo concerne le ragioni sociodemografiche: si può diventare amici grazie al fatto che si è vicini di casa, per esempio. Il terzo, invece, è basato sul ruolo attivo dei genitori. S’instaura un rapporto di amicizia, perché i genitori lo alimentano e lo sostengono». 


Giona (a sin.) e Tay sono diventati amici perché le loro mamme lavoravano a turno e si aiutavano nella cura dei due neonati.

L’amicizia tra maschi e tra femmine
Se secondo Zenone «l’amico è lo specchio di se stessi», bisogna ammettere che ci sono altri fattori che poi entrano in gioco per saper alimentare e mantenere nel tempo un’amicizia. Per Giona, 6 anni e Tay, 7 anni, non ci sono dubbi, loro si definiscono migliori amici sin dalla nascita e il loro legame corre meno rischi rispetto a quello che può esserci tra due amiche del sesso opposto, perché basato su principi ben diversi. Se nei rapporti tra due bambine il legame è fondato soprattutto sulla condivisione di racconti personali e confidenze, tra maschi, non accade la stessa cosa. Tay e Giona sono diventati amici perché le loro mamme lavoravano a turno e si intercalavano nella cura dei due neonati e da allora non si sono più lasciati. E lo dimostrano anche quando gli facciamo il servizio fotografico: se Tay disegna, Giona fa lo stesso e viceversa. C’è anche un rapporto più fisico tra loro, spesso si confrontano corpo a corpo, e si sfidano volentieri giocando a pallone. «Funziona proprio così – conferma Fabio Iafigliola – tra due maschi l’amicizia è incentrata soprattutto sulla competizione, fatta per misurarsi e differenziarsi, un confronto prezioso per lo sviluppo del bambino, mentre tra due femmine è basata sulla condivisione di confidenze e racconti personali». Questo implica una notevole differenza tra i due rapporti, soprattutto quando si parla di conflitti.

Litigare aiuta a crescere
Chiediamo a Julia e Eleonora se si ricordano di un loro litigio e poniamo la stessa domanda a Tay e Giona. Per Julia e Eleonora è più difficile rispondere, mentre Tay e Giona dicono subito di no. Lo psicologo corre in nostro aiuto: «Tra due amici non può andare sempre tutto liscio. Lo scontro è importantissimo in un’amicizia, ma c’è molta differenza tra un litigio di amici femmine rispetto a uno tra maschi. Tra due amiche, il litigio sarà più sentito rispetto a quello tra maschi, perché le bambine, tendendo a prediligere il rapporto a due e a confidarsi maggiormente tra di loro già in tenera età, avranno costruito una maggiore intimità rispetto ai compagni. Questo, automaticamente, farà in modo che lo scontro sarà più forte. Saranno le armi ad essere più potenti tra due bambine, perché essendosi fatte più confidenze, avranno maggiori possibilità che il conflitto si trasformi in qualcosa di più acceso e potente rispetto a un litigio che potrebbe scatenarsi tra maschi». In tutti i casi, i litigi e i conflitti sono indispensabili in un rapporto di amicizia, perché insegnano a gestire le proprie emozioni. E l’amicizia è importante, facciamo in modo che i bambini possano confrontarsi tra di loro lasciandogli lo spazio di elaborare le loro strategie per risolvere le situazioni di crisi. Questo non farà altro che giovare al loro sviluppo, soprattutto se saranno stati in grado di risolvere i problemi da soli.

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