Arianna Cecchi nel suo centro di fisioterapia ad Arbedo.

Spirito avventuriero

Ha girato il mondo in barca e per amore della fisioterapia e ad ogni tappa ha lavorato in ospedali locali. Nel 2015 Arianna Cecchi fonda il suo centro di fisioterapia in Ticino, ma la sete d'avventura non si è spenta.

TESTO: KERI GONZATO - FOTO: MELANIE TÜRKYLMAZ

Esperta in fisioterapia, madre, imprenditrice, nata sotto il segno dello scorpione… sono molti gli aspetti che definiscono Arianna Cecchi ma forse, tra questi, quello che più colpisce chi la incontra è il suo piglio da avventuriera. Uno spirito mai slegato dalla volontà di avere un impatto positivo sul mondo. «Esperta in fisioterapia, madre, imprenditrice, nata sotto il segno dello scor-pione… sono molti gli aspetti che definiscono Arianna Cecchi ma forse, tra questi, quello che più colpisce chi la incontra è il suo piglio da avventuriera. Uno spirito mai slegato dalla volontà di avere un impatto positivo sul mondo. «Alla fisioterapia sono arrivata attraverso mio fratello maggiore che, affetto da tetraparesi spastica, convive con la carrozzina dalla nascita – spiega –. Si può dire che il corpo e le disabilità sono temi che mi interessano da sempre».

L’esperienza in Ecuador
Dopo il diploma, e la prima esperienza lavorativa come fisioterapista, Arianna parte per la prima missione umanitaria in Ecuador. «Avevo 24 anni ed ero spinta dalla grande voglia di esplorare il mondo e, al contempo, di poter dare una mano». Nella foresta amazzonica a Macas, al confine tra Ecuador e Perù, vive due intensi anni in cui collabora in una missione salesiana. Si occupa di accogliere indigeni bisognosi di trattamenti medici e di accompagnarli nelle varie procedure all’ospedale di Quito. «Non sempre un processo semplice, trovandoci nel mezzo della giungla lontani da tutto – spiega –, sicuramente un’esperienza di vita intensa che mi ha insegnato ad apprezzare tutti i lussi che abbiamo in occidente: nella foresta si dormiva in capanne e l’alimentazione era molto basica: caccia, pesca e le uova di due galline».
Ma Arianna è un’amante delle sfide e le difficoltà sono un invito a trovare soluzioni. «Nel mio lavoro, che si tratti di un semplice problema posturale o di un caso complesso di paraplegia, sono sempre stimolata dalla sfida di trovare la soluzione ottimale per migliorare la vita del paziente – conferma –. Credo di aver imparato a combattere da mia madre, donna forte, capace di crescere i suoi figli da sola, dato che mio padre è mancato quando io ancora ero piccola. Ha saputo trovare un equilibrio solido tra maschile e femminile in se stessa e ancora oggi è molto indipendente e sprigiona vitalità e passione».  

Il rientro in Europa
Dopo due anni in Ecuador, il conflitto tra Ecuador e Perù, forza il suo rientro in Europa. Riprende il lavoro presso Ars Medica e collabora con altri due importanti studi, specializzati in riabilitazione infantile. A lato della sua carriera come fisioterapista, Arianna gira il mondo con il compagno velista. Guadalupe, Eritrea, Sudan sono alcune delle mete che hanno raggiunto,  spinti dal vento. E, per amore della fisioterapia, ad ogni stazionamento, Arianna si rende disponibile negli ospedali locali. «In Sudan, per esempio, ho lavorato in un ospedale militare con gli amputati vittime delle mine –  racconta –.  Le infrastrutture mediche erano ridotte ai minimi termini e a volte il clima era così umido che, perché i calchi per le protesi si solidificassero l’unica era mettersi al sole ed aspettare».
Una vita a dir poco avventurosa quella di Arianna che ha imparato a ringraziare Dio quotidianamente per tutto quello che ha. «Nel terzo mondo i contrattempi non mancano mai, ricordo come fosse ieri quando dovemmo lasciare il caicco attraccato al largo dell’Eritrea per evitare il bombardamento da parte degli americani». Quella volta conosce la sensazione che vive chi fugge dalla guerra, e anche lei deve abbandonare ogni cosa, portando con sé solo spazzolino da denti e passaporto. Nel frattempo dà la luce a tre figli ed Arianna, con mille peripezie, riesce a conciliare la sua dedizione professionale con la gioia della maternità.
«Essere madre è un’esperienza che arricchisce una donna in modi che le parole non possono descrivere –  confida –. I miei tre figli, che oggi hanno 18, 17 ed 8 anni, pur rappresentando un grande impegno, sono una benedizione».
La maternità alimenta anche a livello lavorativo il suo interesse per i neonati e la prima infanzia e nel 2006 fonda il Piccolo Principe, studio di fisioterapia pediatrica specializzato nel trattamento dei neonati. Inizia così una nuova fase come imprenditrice che vive con passione e quotidiano entusiasmo.
Collabora con l’Istituto Ludes di Lugano e la scuola cantonale per massaggiatori e nel 2015 apre il centro di fisioterapia Fisiosana di Arbedo, che si avvale oggi di 10 professionisti specializzati nei più disparati settori della riabilitazione e delle terapie complementari. «Il paziente è al centro dell’attenzione – aggiunge  –,  metodo, cartella clinica, tecnologia e assenza di barriere architettoniche permettono di accogliere al meglio chi ci visita ad Arbedo».
La vita in Ticino?  «Pur essendo cresciuta a Como, in Ticino mi trovo benissimo, l’ambito medicale è incredibilmente stimolante, all’avanguardia ed internazionale  – spiega –, quest’apertura convive con un contesto tranquillo, vicino alla natura, ideale per fare crescere i propri figli.»
Oggi Arianna viaggia meno ma il gusto per l’avventura è vivo come quando aveva vent’anni . «Se mi propongono un pomeriggio di shopping o una discesa sulle rapide di un fiume in rafting, stanne certa, non esito mezzo secondo!».

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