Jing Yang, suonatrice di pipa, nella sua casa di Lucerna. |
Più sul tema
Il ritratto Jing Yang Percorso artistico: Jing Yang è nata in Cina (Henan) nel 1963. A 13 anni suona già il pipa nell’Orchestra dell’Opera di Henan. A 23 anni è solista nell’Orchestra nazionale cinese. Oggi tiene concerti in tutto il mondo. Vive a Lucerna. Attività: Jing Yang è anche compositrice: «Dance along the Old Sil Road», «Lotus Ballade», «Wanting». Insegna strumenti cinesi presso la Zürcher Hochschule der Künste e presso il Music Department della Hochschule di Lucerna. Dirige un festival di musica in Giappone. Il suo nome: Jing significa «calma, tranquilla». Come se il destino della musica, nel raccoglimento che essa esige, fosse scritto nel suo nome… Per sentirla o vederla: Jing Yang ha pubblicato vari CD e DVD, fra i quali «Severed Dream of Dunhuang». |
Jing Yang, è una musicista cinese che vive a Lucerna, ma che tiene concerti in tutto il mondo. Suona un antico strumento cinese, il pipa.
Cooperazione: Come si trova qui in Svizzera?
Jing
Yang: Molto bene. Nella cultura tradizionale cinese, una delle cose più
importanti è il rapporto fra uomo e natura. Qui sto bene: pratico la
musica, medito, mi rigeneraro.
Da quando vive in Svizzera?
Vivo qui da 18 anni e ora sono svizzera, registrata a Glarona!
Lei abita a Lucerna: è stata una scelta meditata quella di vivere in questa città?
La
prima volta che sono stata a Lucerna, per un corso presso il
conservatorio Dreilinden, sono rimasta sbalordita dal paesaggio. Nel
mondo ho visto molti luoghi, ma là il paesaggio, le montagne, erano
come in un grande dipinto! Sono rimasta impressionata dalla bellezza e
dalla forza della natura. Mi ha colpito la potenza drammatica delle
montagne e la dolcezza della luce… Fare musica significa essere in
grado di ricevere e di sentire l’energia della natura e di farla
risuonare...
Da quale parte della Cina proviene?
Sono
nata nel centro della Cina, in una località chiamata Henan, il luogo di
origine della civilizzazione cinese, a sud del Fiume Giallo.
Ritorna in Cina?
Ogni anno. Con un gruppo di musicisti svizzeri andiamo in Cina per una tournée.
E riconosce sempre la «sua» Cina?
Quando
mi trovavo in Cina durante i miei studi a Shanghai, abitavo a Pechino e
viaggiavo molto. Ogni volta che avevo il biglietto per ritornare a
Pechino mi chiedevo: dov’è la mia casa? Tutto cambia così in fretta...
E tutti i giorni vengono costruiti nuovi edifici, sempre più grandi…
E i cinesi come vedono la Svizzera?
Nello
spirito cinese la Svizzera è il paese più felice. Nella nostra lingua,
abbiamo un termine che significa «armonia». Per essere in grado di
avere l’armonia ci vuole molto talento. I cinesi ammirano questa
nozione, ma non l’hanno realizzata: vi sono sempre state battaglie,
guerre... Per il calendario cinese, il 14 febbraio inizia un nuovo
anno: sarà l’anno 4707. In così tanto tempo, si è sviluppata una
grandissima cultura. Ma come realizzare questo ideale di armonia?
E per i cinesi, gli svizzeri hanno realizzato questo ideale?
Sì,
gli svizzeri non hanno guerre. Trovano sempre una via da seguire.
Ginevra, per esempio, è molto conosciuta in Cina per le sue numerose
conferenze internazionali. E ammiriamo le organizzazioni come la Croce
Rossa, che offrono aiuto a tutti, a tutti i livelli, di tutte le
religioni, di qualsiasi appartenenza politica. Si tratta di un aspetto
umanitario che i cinesi stimano enormemente.
Se la Cina fosse un animale?
Sarebbe senza dubbio un drago o una fenice.
E la Svizzera?
Un orso.
E se la Cina fosse una musica?
Nella
musica cinese c’è una melodia molto semplice per esprimere concetti
complessi. Come può una melodia semplice esprimere dei concetti
complessi? Come utilizzare il cammino più semplice per esprimere dei
concetti complessi?
E se la Svizzera fosse una musica?
La
Svizzera è piccola, ma è molto difficile da descrivere con una sola
parola, poiché vi sono molte mentalità diverse: a est c’è la musica
appenzellese, a ovest quella di Friburgo. Non si può descrivere con una
sola parola. È interessante!
Per finire, se la Cina fosse un’epoca?
Forse
sarebbe il romanticismo. Perché, vede, le parole cinesi sono
particolari: un tratto esprime, per esempio, il conflitto. Non è
preciso, ma dice molto, è un linguaggio poetico. Le parole cinesi fanno
dello spirito cinese uno spirito piuttosto romantico: si deve avere
immaginazione per vedere la bellezza di una persona, per ascoltarla,
per vedere non soltanto la cosa stessa, ma le altre cose che essa
riflette... Come una parola non significa solo una cosa, ma diverse.
Lei suona il pipa. Che tipo di strumento è?
Il
pipa sembra leggero, ma in realtà è pesante, poiché è realizzato in
legno massiccio. Il suono è riflesso in modo chiaro e può essere udito
da lontano. Agli inizi il pipa veniva suonato con un pezzo di legno
come plettro: in giù «pi» e in sù «pa». Ecco spiegata l’origine del
nome. Ma già durante la dinastia Tang (dal 618 al 907), i musicisti lo
suonavano con le dita. E io oggi suono il pipa con dieci dita.
Cosa ci può dare la musica?
Quello
che ho appreso dalla vita, e in particolare nei momenti difficili, è
che la musica è la mia migliore amica. È quello che mi ha consentito di
continuare, di avanzare... La musica è anche una patria, una dimora. È
anche un’anima, una via invisibile... Tutto a un tratto qualcuno suona
una nota, una melodia e noi ci sentiamo come in patria…
La musica può aiutarci a essere più vicini?
Sì,
per esempio, quando un cinese viene in Svizzera e non potete comunicare
perché non conosce la vostra lingua, se gli suonate una semplice
sonata, vi capirete perfettamente. Non sarete più degli stranieri e,
grazie alla musica, vi sentirete come fratello e sorella...









Commenti dei lettori (2).