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Lavoro: condizioni eque nei campi

Testo: Christian Degen Foto: Bart Muhl/Laif, Keystone
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Kristian Möller di Globalgap.

Con 14 punti per la lotta allo sfruttamento dei lavoratori sui campi, Coop propone un sistema di controllo.

Situata nella costa meridionale della Spagna, Almeria è il giardino e il frutteto di mezza Europa; 35mila ettari di terreno sui quali cresce un po’ di tutto: melanzane, meloni zucchine e tanto altro ancora. Ma alla fine dell’ultimo secolo sulla regione è scesa una triste nomea. Diversi media hanno documentato le condizioni di sfruttamento dei lavoratori sui campi, raccontando storie di uomini costretti a vivere in condizioni indecenti e a maneggiare fitofarmaci pericolosi senza alcun tipo di protezione. Almeria è divenuta così la metafora della moderna tratta degli schiavi. Scossa da questi resoconti e dalle reazioni dei consumatori, Coop – che acquista prodotti da diverse centinaia aziende di contadini della regione di Almeria –, a partire dal 2002 ha cercato soluzioni per far valere standard sociali minimi per i lavoratori nell’agricoltura.

Inizialmente i produttori si sono rivelati poco comprensivi, dimostrandosi anche molto diffidenti. Ma Coop non ha mollato, «perché siamo dell’avviso che il valore e la qualità di un prodotto ne guadagnino se le condizioni nelle quali è stato prodotto sono buone», dichiara Sibyl Anwander, responsabile del settore Sostenibilità di Coop. In collaborazione con la «Gesellschaft für Technische Zusammenarbeit», l’organizzazione tedesca per gli aiuti allo sviluppo, e al «GlobalGap», l’organizzazione standard mondiale per la buona pratica agricola, Coop ha elaborato un sistema di controllo basato sull’analisi di 14 aspetti che garantiscono condizioni di lavoro eque sui campi. Anwander è convinta che si tratti del primo strumento che permette di esaminare in maniera oggettiva le condizioni dei lavoratori nelle aziende agricole. «Prima che entrassero in vigore queste direttive, per verificare le condizioni di lavoro dei braccianti dovevamo affidarci alle certificazioni rilasciate dalle autorità locali o a controlli in loco da noi stessi effettuati».

I 14 punti sui quali verte il controllo sono sintetizzati nel titolo «Valutazione del rischio per le pratiche sociali dei lavoratori» oppure, in inglese, «Globalgap Risk Assessment on Social Practices» (Grasp). Il Grasp prescrive ad esempio che gli agricoltori debbano documentare le condizioni di lavoro dei lavoratori rendendole così più trasparenti, imporre il divieto di impiegare bambini di età inferiore ai 15 anni e orari di lavoro settimanali non superiori alle 60 ore, anche durante la stagione del raccolto. Le aziende devono inoltre rispondere a ulteriori direttive che prevedono anche l’impiego controllato e la riduzione di pesticidi e fertilizzanti nell’agricoltura.

Ogni anno gli ispettori di Globalgap verificano se i produttori si attengono a queste direttive. Se non è così, i produttori ricevono un primo ammonimento e sono invitati a seguire una formazione. Se necessario, la collaborazione con un’azienda che non rispetta le direttive viene interrotta, spiega Sibyl Anwander: «Imporre condizioni sociali minime per i lavoratori non è un atto di angheria nei confronti dei produttori, ma un modo per responsabilizzarli, ed è esattamente quello che si aspettano i consumatori e i nostri clienti». Anche altri rivenditori al dettaglio hanno saputo riconoscerlo e hanno iniziato a recepire le direttive Grasp. Oggi si tenta di inserire queste direttive anche in altri paesi come Brasile, Kenya e Vietnam. Ad Almeria, grazie al Grasp, la situazione è già leggermente migliorata. Ad oggi, sono 37 le aziende agricole di Almeria che hanno deciso di aderire a queste direttive. Entro il 2012 Coop si è posta come obiettivo di fare in modo che tutti i fornitori di Almeria le rispettino.

«Rispetto per i lavoratori»

Kristian Möller di Globalgap su salari minimi, qualità del prodotto e ruolo di Coop nell’implementazione degli standard Grasp.

Cooperazione: Per quale ragione Grasp è importante?
Kristian Möller:
In ambito agricolo Grasp rappresenta un primo passo per garantire la retribuzione di salari minimi e per formalizzare i rapporti di lavoro. Non da ultimo noi e i nostri partner crediamo che solo con il rispetto per i lavoratori sia possibile produrre generi alimentari qualitativamente ineccepibili e sicuri per il produttore.

Che ruolo ha Coop nell’introduzione delle direttive Grasp?
Coop è stata l’apripista per lo sviluppo di Grasp. Attraverso anni di impegno e grazie ad uno straordinario supporto, passo dopo passo, siamo riusciti a convincere tanti altri soci Globalgab di Grasp Oggi, questo innovativo approccio sta per essere attuato su larga scala.

Quali sono i vantaggi di Grasp per il consumatore?
Il consumatore può fare in tutta tranquillità e senza rimorsi di coscienza la propria spesa da rivenditori che esigono l’attuazione di Grasp dai loro produttori. Grasp permette di aprire un dialogo sull’attuazione della legislazione giuslavoristica internazionale e nazionale raggiungendo in questo modo un miglioramento continuo e progressivo.

Grasp: un mondo del lavoro più giusto

Coop è convinta che ogni persona sulla terra debba essere equamente retribuita per il lavoro che svolge. Chi ha una rimunerazione onesta non è costretto a sfruttare la terra o a fuggire dalla propria terra. Per questo, Coop è stata l’iniziatrice delle direttive GRASP (acronimo per «Globalgap Risk Assessment on Social Practices»). Anche Antje Bärtschi, portavoce del Segretariato di Stato dell’economia, è convinta che se questi standard minimi venissero applicati su scala mondiale, milioni di lavorativi potrebbero trarne enorme beneficio. E Max Havelaar è convinta che Coop abbia lanciato con questi 14 punti un’encomiabile iniziativa.

 

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