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Porrentruy (JU): tra meridiane e swatch

Testo: Andrea Tognina Foto: Pino Covino
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Marianne Chapuis-Borgeaud, Fondation horlogère.
Un’attenta visitarice del museo di Porrentruy.
Porte de France: l’orologio d’inizio Settecento.
La meridiana del collegio dei gesuiti (1812-14).



Info
Il circuito orologiero

Il circuito orologiero di Porrentruy è stato creato da Jura Tourisme, in collaborazione con la Fondation horlogère e l’associazione delle guide locali. La visita, per gruppi fino a 25 persone, dura circa un’ora e mezza e costa 170 franchi. È possibile prenotare durante tutto l’anno presso Jura Tourisme, 032 420 47 72, info@juratourisme.ch - Le guide del circuito parlano francese, tedesco o inglese. Altre visite guidate a Porrentruy sono anche in italiano.

Porrentruy (Canton Giura) ospita un originale «circuito orologiero»: un percorso guidato nella storia del tempo e della sua misurazione. Tappa finale, una mostra alla Fondation horlogère.

Il tempo passa lento per i pigri e veloce per le persone attive», si legge in latino sotto una delle due meridiane poste nel giardino botanico di Porrentruy (Canton Giura). Il giardino è una delle tappe del «circuito orologiero», un percorso guidato nella storia del tempo e della sua misurazione. Nel centro storico di Porrentruy, una cittadina di 7.000 abitanti, il tempo sembra essersi fermato. Eppure fra queste strade per secoli si è lavorato a misurare con sempre maggior precisione il tempo che passa. Ancora oggi gli orologi, nonostante le ripetute crisi del settore, hanno un ruolo importante. Il percorso inizia presso una torre quadrata, di vetro e metallo, costruita nel 1993. Al suo interno oscilla un pendolo; i suoi movimenti servono a dimostrare la rotazione della terra. È un pendolo di Foucault, lo strumento scientifico reso celebre dal romanzo omonimo di Umberto Eco. «Uno strumento simile fu installato nel 1868 nella vicina chiesa dei gesuiti», ci informa Jean-Claude Adatte, la nostra guida.

Dal pendolo ci incamminiamo verso il collegio dei gesuiti, che custodisce uno dei manufatti più belli del circuito, una meridiana orizzontale costruita tra il 1812 e il 1814 dal provicario della diocesi di Basilea Aloys de Billeus. Attraverso un foro nella parete, il sole penetra nel locale, indicando su un pavimento di terracotta l’ora, i solstizi e i segni zodiacali. La leggenda narra che il provicario Alo ys, per orientare la meridiana, ordinò al sole di fermarsi e quest’ultimo ubbidì. Il passaggio presso la chiesa di Saint Pierre, con meridiana sul muro e orologio sul campanile, offre alla guida l’occasione di ricordare che la comparsa degli orologi, verso la fine del Medioevo, segnò una svolta epocale nella percezione del tempo. Dal tempo della chiesa, segnato dai tre angelus, si passò al tempo dei mercanti, misurato dagli orologi. Arriviamo quindi all’Hôtel-Dieu, antico ospedale, che ospita il piccolo museo cittadino. Nelle vetrine, decine di orologi invitano a scoprire il fascino e la storia dell’artigianato orologiero. Jean-Claude aziona una delle macchine che servivano a perforare le minuscole pietre che proteggono i movimenti dall’usura. Come sarà stato lavorare tutto il giorno con questo rumore assordante?

La prossima tappa è la Porte de France: l’orologio, che indicava l’ora ai viaggiatori, fu costruito all’inizio del Settecento dal mastro orologiaio François Keyser. Saliamo nella torre, e alla luce di una pila elettrica ci chiniamo sul meccanismo. Ruote, pulegge e ingranaggi riportano a un’epoca in cui, con un po’ di perspicacia, era possibile capire il funzionamento di una macchina. Il suono metallico del movimento è quasi rassicurante. Il percorso si conclude nei locali della Fondation horlogère, creata nel 2001 per salvaguardare la memoria dell’industria orologiera giurassiana. «In questa regione c’è un enorme patrimonio culturale legato agli orologi», afferma Marianne Chapuis-Borgeaud, segretaria del consiglio di fondazione. «Noi vogliamo promuovere le competenze orologiere del Giura». Negli scorsi anni, la fondazione ha coordinato tra le altre cose il progetto di restauro di un orologio a sfere mobili proveniente da San Pietroburgo. Nei suoi locali sono conservati alcuni pezzi rari e curiosi. Accanto a pendole e cipolle, salta all’occhio una sorta di cappelliera verde da cui sbuca un nido di piume arancioni. Dentro il nido c’è un orologio di plastica, simbolo di un tempo che non si è fermato.


Con il sostegno di Svizzera turismo.

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