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Per info, contattare: Silvano Mattei, coordinatore del Gruppo Ticinese Corno delle Alpi, tel. 091 751 87 27. |
Il corno delle Alpi ha una portata di suono che raggiunge diversi chilometri, senza amplificatore. Incontro con il «Gruppo Ticinese Corno delle Alpi», fondato undici anni fa.
Ai bambini il corno delle Alpi piace perché è uno strumento curioso, i giovani vi scoprono sonorità blues e jazz, e agli «anta» evoca le montagne svizzere. Ma a tutti, quel suono di corno delle Alpi, così caldo, morbido e allo stesso tempo robusto, va dritto alla trippa. Persino a quella degli animali. «Un amico cornista urano - racconta Silvano Mattei del Gruppo Ticinese Corno delle Alpi - quando la sera suona davanti a casa sua, dal bosco vicino si affaccia sempre un cervo. "Sta lì" per tutto il tempo che suona, e alla fine sembra inchinarsi, poi se ne va».
Storicamente, il corno delle Alpi e i suoi antecedenti vennero usati dai pastori per segnalare pericoli da una montagna all'altra e come strumento di richiamo per gli animali. Infatti, il corno delle Alpi è in grado di far risuonare tutta una vallata, dato che la sua portata raggiunge diversi chilometri. «È il massimo suonare e sentire il tuo eco» esalta Gianluigi Pedrazzi, membro del Gruppo. Niente sofisticazioni acustiche... E pensare che è «solo» un tubo di abete privo di fori. Proprio per questo, non è facile suonare il corno delle Alpi. «Infatti, sono unicamente le differenti pressioni del fiato e tensioni delle labbra a creare suoni diversi» spiega Stefano Pedrazzi, il maestro del Gruppo. «Se non hai le labbra pronte, esce una pernacchia» scherza Pippo Chiarini, tra i fondatori nel 1999 del Gruppo Ticinese Corno delle Alpi. La maestria nell'uso dello strumento e la capacità di emettere suoni melodiosi sta quindi tutta nell'esperienza di chi lo suona e nei suoi «virtuosismi labiali». «Per chi già suona la tromba o un altro ottone, il passo verso il corno delle Alpi è breve, perché le labbra sono già "istruite"» aggiunge Sandro De Bernardi.
Il Gruppo ticinese corno delle Alpi è il primo del genere creatosi nel nostro cantone. Sono seguiti altri tre: Amici Ticinesi Corno delle Alpi, Corni dei quartieri alti di Mendrisio e Gruppo dei corni di Carì. «I quattro gruppi s'impegnano in un centinaio di manifestazioni all'anno: matrimoni, compleanni, feste d'alpe, feste del paese, inaugurazione di capanne, 1° agosto - dice Silvano Mattei -. Riscontriamo un interesse crescente». Riccardo Albertoni, cornista entusiasta, pure del Gruppo, ha anche già portato il corno delle Alpi in giro per il mondo. Da Montevideo, in Uruguay - qualche anno fa - a Praga, a fine di questo mese di luglio.
Il corno delle Alpi non si identifica più facilmente con la Svizzera a nord delle Alpi? «Il corno dei pastori, corto (circa 1.20 m) e dritto, che ha preceduto il corno delle Alpi come lo conosciamo oggi, nel passato era presente anche in Ticino. Si sono infatti ritrovati diversi esemplari ottocenteschi in val Verzasca, sui monti di Claro, a Fusio e a Dalpe - chiarisce Mattei -. Comunque è vero, i titoli dei pezzi sono in tedesco: Bänklialp, Choral für Luzern...». Ma dall'anno scorso c'è anche un brano dal titolo italiano: Amici ticinesi, creato dal compositore svittese Armin Imlig in occasione del decimo compleanno del Gruppo Ticinese Corno delle Alpi. E Roberto Ferroni, altro appassionato membro del Gruppo, ha creato il brano La Pinca. Oggi, dello strumento simbolo della Svizzera, piace il timbro così particolare, naturale, rilassante. Al di là e al di qua del Gottardo. Un suono che aiuta a star bene, come dicono in coro i membri del Gruppo Ticinese Corno delle Alpi.









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