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Borse di studio: troppe disparità

Testo: Anna Bähler Foto: Georgios Kefalas, Prisma
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Charles Stirnimann, 55 anni, è presidente della Conferenza intercantonale sulle borse di studio (CIBS). Ha svolto una seconda formazione e ha conseguito il dottorato in storia e filologia francese. Dal 1993 dirige l’Ufficio per i contributi alla formazione del canton Basilea Città.

Una buona formazione non deve essere appannaggio delle famiglie benestanti. Per questo vengono assegnate le borse di studio, ma variano a seconda dei cantoni. Charles Stirnimann si impegna per creare standard uguali per tutti.

Cooperazione: A breve molti giovani inizieranno un corso di studi. Alcuni richiederanno una borsa di studio. Ciò ha senso?
Charles Stirnimann:
Di regola la legge prevede che siano i genitori a finanziare la prima formazione dei loro figli. Fintanto che ciò è garantito non sono necessarie borse di studio. In caso di necessità sta al figlio rivendicare il sostegno, cosa non sempre facile. Il richiedente ha diritto a una borsa di studio quando sia i genitori, sia la persona in formazione non hanno un salario o un patrimonio sufficienti. Tuttavia non si dovrebbe riporre troppa speranza nel sistema, considerato che in Svizzera solo una persona su dieci in procinto di iniziare una formazione dopo la scuola dell’obbligo riceve una borsa di studio. Facciamo un confronto: in Germania sono almeno il doppio, mentre in Scandinavia raggiungono l’80 percento.

Dipende dal curriculum di studi? Le borse di studio sono concesse solo per studi accademici?
No, chiunque continua gli studi o svolge un tirocinio ha diritto a una borsa di studio. L’importante è che la formazione sia riconosciuta. Molti non sanno che le borse di studio non vengono concesse solo per la prima formazione ma anche per la formazione continua. Il criterio principale sta nella necessità.

Qual è il profilo di un avente bisogno? Ci può fornire cifre concrete?
No, è impossibile. Ogni cantone ha una propria legge sui sussidi. I requisiti variano di cantone in cantone.

C’è molta differenza se si vive a Zurigo o a Lugano?
Sì, perché il canton Zurigo è molto restio nel concedere borse di studio rispetto al canton Ticino. Questo vale anche per la maggior parte dei cantoni della svizzera centrale e orientale. I due semicantoni di Basilea, la maggior parte dei cantoni romandi e anche il Ticino sono molto più generosi.

Qualche cifra?
Sciaffusa versa 17 franchi per abitante in sussidi, Zurigo 24, Vaud 49, il Ticino 53, Basilea Città 63, i Grigioni 72 e il Giura addirittura 87. Ci sono comunque delle eccezioni, come Appenzello Interno con 46 e Neuchâtel con 28 franchi.

Tutto ciò ha a che fare con la forza finanziaria e la struttura economica di un cantone?
Non per forza. Zurigo e i due semicantoni basilesi sono piuttosto simili per forza finanziaria e struttura demografica. Ma in termini di borse di studio si differenziano sensibilmente. Credo piuttosto che dipenda dal peso attribuito dalla politica alla formazione. Anche la consapevolezza per l’equità di opportunità è determinante. E di proposito non parlo di pari opportunità, perché ciò sarebbe una pura utopia. Gli scarti tra i vari cantoni vanno livellati il più velocemente possibile. Non è possibile che di due studenti in condizioni sociali paritetiche, l’uno percepisca sussidi quattro volte di più elevati dell’altro!

Come presidente della Conferenza intercantonale sulle borse di studio (CIBS), si impegna a favore dell’unificazione del sistema borsistico...
Sì. È nostra intenzione creare standard minimi e principi minimi. La Conferenza svizzera dei direttori cantonali della pubblica educazione (CDPE) ha approvato un relativo accordo a grande maggioranza. Tre cantoni lo hanno già ratificato: Basilea Città, Grigioni e Friborgo. Se vengono ad aggiungersene altri sette, la legge è fatta. Al momento si discute sulla questione in numerosi cantoni.

I cantoni che non intendono ratificare l’accordo dovranno rispettarlo?
No, non è obbligatorio. Tuttavia grazie al concordato sulle borse di studio potremmo beneficiare di una base da cui partire per raggiungere nuovi obiettivi. Inoltre, anche a livello federale sono in atto tentativi di armonizzazione del sistema. L’Unione svizzera degli universitari (USU) ha lanciato un’iniziativa popolare per un’armonizzazione delle borse di studio. Il momento non è dei più felici, ma almeno comincia a muoversi qualcosa!

In ballo c’è solo l’entità delle borse di studio?
No, questo e solo un aspetto. Un punto importante è anche la regolamentazione del limite di età. Finora ci sono varie definizioni sull’età massima richiesta a inizio formazione per poter ricevere una borsa di studio. Oggi solo il 6 percento di coloro che beneficiano di una borsa di studio ha più di 30 anni. È poco in una società che non si stanca di propugnare la formazione continua. E anche i nuovi modelli di formazione e formazione continua devono essere tenuti in considerazione.

Cosa significa?
Oggi ci sono formazioni di tipo modulare, formazioni part-time e da conseguire durante il lavoro. Anche queste, in casi che lo giustificano, andrebbero sostenute finanziariamente. Anche la mobilità deve essere garantita. Un’altra questione è rappresentata dagli stranieri.

Com’è la situazione?
Molto variegata. In alcuni cantoni bisogna avere il permesso di soggiorno C, in altri è sufficiente il permesso B dopo almeno cinque anni di residenza. È nostra intenzione fare di quest’ultimo esempio lo standard nazionale. Avere accesso a una buona formazione è fondamentale per l’integrazione.

Le borse di studio sono in generale basse. Il contributo medio a semestre è di fr. 3.180. Come si fa a vivere con questa somma?
Gli stipendi non devono coprire tutte le spese di mantenimento. Sono solo una prestazione complementare. I genitori devono dare il loro contributo, senza contare che gli studenti possono, in certe condizioni, guadagnare qualcosa.

Cosa fare quando non si riceve alcuna borsa di studio?
In casi limite si concede un prestito. Le condizioni da rispettare sono, anche in questo caso, diverse da cantone a cantone. Personalmente considero i prestiti problematici se, provenendo da ceti sociali deboli, a formazione conclusa ci si inserisce nel mondo del lavoro già oberati da una montagna di debiti. Ci sono naturalmente anche fondazioni private disposte ad assegnare borse di studio. Vale la pena considerare tutte queste possibilità.

Commenti dei lettori (1).

Elsa Stock, 17. agosto 2010, 17:55 ore borse di studio ho 34 anni,portoghesa sno in Svizzera da 10 anni,non sono ancora domiciliata,ho permesso b,ho il desidero di cambiare la mia vita profissionali,perciò ho pensato studiare quindi ho fatto la domanda della borsa di studio in 2009,la risposta stata respinta perché non ho domicilio.Ho rimasta delusa,perché ho sempre lavorato,ho pagato il mie tasse per 10 anni,alle fini non ho diritto di migliorare la mia vita professionali.Studiare è un diritto umano,come poi un paese che dice tolerante negare questa domanda???Che cosa fare?

Commenti dei lettori (1)

Elsa Stock, 17. agosto 2010, 17:55 ore borse di studio ho 34 anni,portoghesa sno in Svizzera da 10 anni,non sono ancora domiciliata,ho permesso[...] per saperne di più
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