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«La gioia nelle piccole cose»

Testo: Franz Bamert Foto: Peter Mosimann
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Il ritratto
Simone Niggli-Luder

Nata il 9 giugno 1978, Simone Niggli-Luder, di professione biologa, è sposata con Matthias, con cui ha una figlia: Malin.

I suoi più importanti successi sportivi: 15 volte campionessa del mondo di orientamento, 6 volte vincitrice della Coppa del mondo, 7 volte campionessa europea, 14 volte campionessa svizzera di corsa di orientamento, n. 1 nel ranking mondiale, Sportiva svizzera dell’anno 2003, 2005 e 2007. Fino al 16 agosto, partecipa ai campionati del mondo a Trondheim (Norvegia).

La 15 volte campionessa del mondo di corsa di orientamento Simone Niggli-Luder sulle aspettative dei tifosi e dei media e sulla passione per i gialli svedesi.

Cooperazione: Praticamente chiunque sembra poter correre più o meno la corsa di orientamento invece… Può spiegarci brevemente la sua fascinazione per questo sport?
Simone Niggli-Luder: Per me la corsa di orientamento rappresenta la perfetta interazione tra prestazione fisica e spirituale: se non capisco subito la cartina fin dall’inizio, non posso proprio correre. Tuttavia, se non riesco a correre velocemente, la cartina non serve più a niente.

Lei è un’atleta di prima categoria e sarebbe riuscita a sfondare anche in altre discipline. I campioni di sci o dell’atletica leggera riescono ad avere più successo anche economico. Non le capita mai di essere un po’ gelosa?
Gelosa direi di no. Anche se ovviamente mi rendo conto che in altre discipline più «televisive» è più semplice guadagnare molti soldi. Io però non corro per denaro, ma per passione, anche se grazie ai miei sponsor posso vivere del mio sport, che è diventato il mio lavoro.

Da oltre dieci anni gira il mondo come atleta. Non le viene a volte il dubbio di essersi persa qualcosa per strada?
No, affatto. Sicuramente devo condurre una vita più disciplinata rispetto ad altre persone e non ho strapazzato il mio corpo durante la mia giovinezza. Però ho la possibilità di viaggiare molto, conoscere tante persone e fare esperienza. E ciò non accadrebbe se non facessi questo lavoro.

Ma non esiste un’altra Simone Niggli-Luder al di fuori dello sport?
Certo, ho diversi interessi, per i quali non ho molto tempo purtroppo. Ma guardandomi in giro tra i miei amici e i miei familiari, non è così solo per gli sportivi professionisti. Spesso però riesco a ritagliarmi un po’ di tempo per andare al cinema.

Quali libri ha sul suo comodino?
Polizieschi provenienti dal nord Europa, ma non li tengo solo sul comodino. Mi sono divorata la trilogia di Stieg Larsson e ho appena interrotto la lettura della serie di Wallander di Mankell. Che peccato!

I polizieschi sono molto in voga: può consigliarci un altro paio di autori?
Certo, penso ai gialli di Liza Marklund e di Leena Lehtolainen.

Lei non ha solo un legame letterario con l’Europa del Nord, vive anche in Svezia per una parte dell’anno. Perché?
Io e mio marito abbiamo scoperto il nostro amore per la Svezia in occasione dei campionati del mondo del 2003. Le condizioni di allenamento e quei boschi immensi sono davvero l’ideale, così la Svezia è diventata la nostra seconda patria. Ci sono grandi similitudini tra noi e gli svedesi: il carattere serio, scrupoloso, profondo e non impulsivo.

Cosa è cambiato nella sua vita dopo la sua nascita di Malin (2 anni)?
Semplicemente tutto. Oltre alla responsabilità, il cambiamento più grande è la gioia per le piccole cose: vedere Malin e la sua meraviglia di fronte al guscio di una lumaca, un prato... Mi sembra di riscoprire il mondo insieme a lei.

Lei può mangiare e bere liberamente?
In linea di massima direi di sì. Ogni tanto mi piace anche bere un bicchiere di vino. Mangio poca carne, ma in compenso molti carboidrati, soprattutto prima delle gare. Quando faccio acquisti mi assicuro sempre della regionalità dei prodotti e, soprattutto da quando è nata Malin, cerco sempre più articoli con la gemma Bio.

Sono iniziati i campionati mondiali di corsa di orientamento e lei è una delle favorite. Come se la cava nel gestire la pressione?
Gestire la pressione fa parte del gioco. Ciò che a volte mi crea problemi è che si dia per scontato che io vinca. Quando Roger Federer non vince, ad esempio, sembra quasi che si sia macchiato di un crimine «nazionale». Non si tiene in considerazione l’enorme sforzo e gli enormi sacrifici fatti non solo da Roger, ma anche dal terzo o dal quindicesimo classificato.

Lei ha già vinto più volte tutto quello che c’era da vincere. Dove trova sempre nuove motivazioni?
Mi piace l’atmosfera prima e dopo le gare. Questa tensione, questa emozione mi spronano a dare di più.

È ambiziosa?
Sì, certo. Lo si deve essere se si vuole vincere.

È professionista da dodici anni. Ha già pensato a quando appenderà le scarpe al chiodo?
Sì, ma non me lo immagino ancora concretamente. Mi vedo in futuro in un’attività che ha a che vedere con l’allenamento e poi sono biologa di formazione, una professione che continua ad affascinarmi.

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