Remo Tosio, giornalista ed ex direttore del «Grigione italiano», è anche un appassionato di pesca ed esce spesso sul lago di Poschiavo con la sua barca. |
In pillole Remo Tosio È nato il 17 novembre del 1937 a Poschiavo, dove vive. Di professione giornalista, è celibe e non ha figli. Hobby: i viaggi, la pesca e la fotografia. Il prossimo paese che gli piacerebbe visitare è l’Armenia. Come moltissimi suoi compaesani, va matto per i pizzoccheri alla poschiavina, che si differenziano da quelli preparati in Valtellina per le patate e le verdure utilizzate. È una buona forchetta e mangia di tutto. L’unico piatto che proprio non gli piace sono i crauti. Legge volentieri e ha una fortissima passione per Guareschi: «Ho letto tutto dall’A alla Z, e l’anno scorso ho anche intervistato i figli di Guareschi». Gli piace parecchio anche il cinema, in particolar modo i western come si facevano una volta: «Tipo John Wayne, per intenderci. Poi sono venuti gli spaghetti western, che non erano male, mentre il cinema che si fa oggi mi entusiasma meno». |
Remo Tosio, poschiavino, giornalista e già direttore del «Grigione italiano», racconta l’ amore per il suo mestiere, la passione per la pesca e per i viaggi. Perché, malgrado sia in pensione, non riesce a stare fermo con le mani in mano.
Ha 73 anni, ma di smettere di lavorare non ne vuole sapere. Lui è Remo Tosio, che a Poschiavo tutti chiamano «Remìn», e fa il giornalista. Per 16 anni ha diretto Il Grigione italiano, per il quale scrive ancora regolarmente, da 17 collabora alla redazione dell’Almanacco del Grigioni italiano e da quando è in pensione non ha mai rispoto negativamente a chi gli propone di redigere un testo.
«Non riesco a smettere», ci ha confessato quando siamo andati a trovarlo. «In ogni caso mi godo la vita: comincio e smetto quando voglio». Oggi lavora al 70%: «Al massimo riesco a stare fermo una domenica pomeriggio, per il resto devo fare qualcosa e se non ho nulla in ballo me l’invento». Questa percentuale d’occupazione decisamente alta per la sua età si spiega con l’amore che Tosio prova per la professione: «È un mestiere che mi permette costantemente di scoprire cose nuove e di conoscere altre persone. Inoltre c’è il dialogo con i lettori, che è molto gratificante: ricevo lettere, email, oppure mi rivolgono la parola per strada, a volte magari anche per farmi qualche critica... Mi creda: è un mestiere fantastico, che mi ha fatto sentire meno solo e mi ha dato un sacco di soddisfazioni».
Quante? Sicuramente più di quelle che gli ha dato la professione di contabile, che ha esercitato prima di essere assunto dal giornale. «Dove peraltro ho cominciato come contabile. Ho iniziato pian piano a fare il giornalista: all’inizio correggevo i pezzi e scrivevo qualche piccola inserzione, poi c’è stata l’alluvione del 1987 sulla quale ho scritto un articolo, che è piaciuto. Allora mi hanno detto di continuare. Comunque non ho smesso di fare anche il contabile, perché il programma informatico per il giornale l’avevo creato io».
Tosio non fa quindi parte di quella generazione di giornalisti che è stata messa in difficoltà dal progresso tecnologico. È piuttosto una persona con una grande apertura mentale e se gli chiedete come la spiega, vi darà una risposta spiazzante: « Forse dipende dal fatto che a Poschiavo siamo circondati dalle montagne e dunque siamo obbligati a scoprire il mondo un po’ per volta. Da sempre, quando imparo qualcosa, mi meraviglio tantissimo e voglio subito scoprire qualcos’altro e questa dinamica non mi ha più lasciato».
Così come un profondo attaccamento verso la propria terra: «Fino ai 26 anni sono stato via e mi ricordo che mi capitava spesso di non riuscire a dormire la sera, perché dovevo sentire una voce del mio paese. Allora mi alzavo, andavo al ristorante, perché a quei tempi il telefono era un lusso, e chiamavo qualcuno. Di Poschiavo mi piace tutto, ma in particolar modo la pesca. Lo sa che ho fatto anche un film su questo tema?».
Tosio non ci dà il tempo di rispondere, si alza e dopo un attimo riappare con una bobina in mano: «L’ho fatto con una cinepresa 8 millimetri che ho comprato anni fa. Ho fatto anche il montaggio del sonoro: un lavoro da certosini. Si intitola “Pesci e pesca in Val Poschiavo”, dura quasi un’ora e l’ho fatto vedere nelle scuole». A questo punto abbiamo l’impressione di aver conosciuto un pioniere dei media in Val Poschiavo… «No – replica Tosio, storcendo il naso – non mi piace questa definizione. Direi piuttosto che i media mi hanno sempre appassionato, esattamente come la pesca. Ancora oggi esco spesso sul lago con la mia barca. Lo sa che da noi si prendono i salmerini? Io poi li affumico e li regalo agli amici. Ne vuole?».
Non vi sveleremo se li abbiamo accettati, anche perché il particolare è insignificante. Preferiamo raccontarvi di un altro hobby di Remo Tosio, che i suoi lettori conoscono bene: i viaggi. «Mi è sempre piaciuto viaggiare, ma a fare sul serio ho cominciato nel 2002. Quell’anno avevo vinto un viaggio in Marocco, durante una festa organizzata a Zurigo da quelli che noi chiamiamo i “Pusciavin in bulgia”, che sarebbero poi i Poschiavini emigrati, perché la bulgia nel nostro dialetto è il fagotto. Da allora sono stato nell’Oman, in Pakistan, in India, in Egitto, nel Buthan, in Nepal e quest’anno in Sud America. Tra l’altro, in Cile mi sono accorto che il terremoto di febbraio è stato molto meno tragico di quanto si è letto sui giornali. Sia detto per inciso, non mi piace questo tipo di giornalismo molto gridato: personalmente ho sempre preferito soppesare bene le parole».
Prima di salutarlo, abbiamo ancora un’ultima domanda da porgli: dove trova l’energia necessaria per fare tutte queste cose alla sua età? «Forse anche da un disturbo della crescita di eziologia sconosciuta che mi è stato diagnosticato all’età di 6 anni. Si presume sia endocrino, ovvero che le ghiangole endocrine immettono il loro secreto direttamente nel sangue. Quando l’ho saputo ho scoperto un immenso coraggio dentro di me. A parte la statura, il problema mi ha messo in difficoltà una sola volta: è stato a 16 anni, quando ho saputo che non avrei potuto fare il militare. Ho pianto amaramente: all’epoca il patriottismo era molto sentito».









Commenti dei lettori (1).