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Rinaturazione: le Bolle tornano a vivere

Testo: Serena Wiederkehr Foto: A. Persico, I. Pura Disegno: A. Conelli
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In cartolina: la foce del Ticino come potrebbe apparire nel 2033.
Ieri: gli inerti della ditta Ferrari.
Oggi: la foce ha ritrovato il suo fascino. In foto: Piro piro piccolo.
Heteropterus morpheus.
Eleocharis ovata.

Dopo 50 anni di occupazione industriale, in maggio è stato inaugurato il più grande progetto di rinaturazione in Ticino: il delta del Ticino.

Si tratta del ripristino di un tesoro della biodiversità: un paesaggio naturale intatto di importanza nazionale ed europea», ha affermato durante i festeggiamenti il 5 maggio scorso Moritz Leuenberger, ministro dell’ambiente. Il progetto denominato «Delta vivo» ha infatti ridato spazio all’ultimo tratto del fiume Ticino, permettendo una dinamica deltizia attiva, dove il materiale si depositerà spontaneamente, creando isolotti e banchi di sabbia atti ad accogliere specie animali e vegetali minacciate in tutta Europa.

«La foce ha ritrovato il suo fascino che fa toccare con mano la precarietà della vita: a seconda degli umori del fiume e del livello del lago, il delta avanza o si lascia erodere; ci sono piante e animali che scompaiono, altre che tornano e le avvicendano, e un attimo dopo la situazione può ribaltarsi. Basta una bella piena. Ambienti vivi come questi sono rari perché l’uomo vuole controllare tutto e fatica a lasciar fare alla natura» racconta Luca Vetterli, oggi segretario di Pro Natura Ticino, che sin dagli anni ’70 si è battuto di prima persona per ridare un volto naturale alla foce del Ticino. Dopo una lunghissima lotta per lo sgombero del Silo Ferrari che occupava industrialmente il lago dragando regolarmente il delta, nel 2008 è iniziato il cantiere: abbattimento degli argini sommergibili lungo la sponda destra per lasciar spazio all’alveo (da circa 25 m fino a 250 m )e rimodellamento dei sedimi per abbassarne la quota, creare un braccio laterale e un’isola centrale. Lo spostamento di materiali non indifferente - circa 150mila m3 di sabbia e ghiaia- rappresenta il primo passo per ridare un aspetto naturale al delta. Il resto dei lavori è lasciato all’attore principale: il Ticino, aiutato naturalmente da Giove Pluvio e Madre Natura. Questi lavori sono la prima tappa del progetto «Delta vivo» promosso dalla Fondazione Bolle di Magadino*. La seconda è legata alla messa in valore di questo patrimonio di biodiversità, come spiega Nicola Patocchi, responsabile scientifico della Fondazione: «un nuovo modo di visitare la riserva, con la costruzione di un centro di accoglienza e un nuovo sentiero scoperta». Come tanti altri, anche questo progetto di rinaturazione rappresenta un vero è proprio arricchimento ambientale e sociale. Quando i fiumi scorrono liberi, la natura è più variata, stimola l’ammirazione e ne gratifica la fruizione.

Il successo del progetto «Delta Vivo» rappresenta, come afferma Willy Geiger, vicedirettore dell’Ufficio federale dell’ambiente e presidente della Fondazione Bolle di Magadino, «un gran passo avanti nella nuova filosofia della gestione dei corsi d’acqua: lasciamo spazio all’acqua, sempre ovviamente nei limiti imposti dalla sicurezza, e il fiume riprenderà possesso del suo alveo». Per quel che concerne il nostro cantone, Marco Borradori afferma che continuerà il proprio impegno non solo alle Bolle, ma su tutto il Piano di Magadino, in particolare attraverso quello che è il prossimo traguardo da raggiungere: la creazione del Parco del Piano, il cui progetto è in allestimento e sarà posto in consultazione nel corso dell’autunno.

Foce del Ticino, una storia movimentata

Dal ritiro dei ghiacciai alla proiezione del Politecnico federale di Zurigo: i 10mila anni del Piano di Magadino.

# 10.000 a. C.: dopo il ritiro dei ghiacciai, il Piano di Magadino si presenta come un profondo braccio del Verbano che Ticino e Verzasca colmano gradualmente, spostando ripetutamente il loro corso e la loro foce.
# 1854: il Ticino si riversa nel Verbano accanto a Magadino in due rami distinti separati da un’isola centrale larga circa 300 metri.
# 1888 - 1912: Il Ticino viene incanalato e la sua foce viene spostata al centro (nella sua posizione attuale).
# 1924: nei precedenti 71 anni, il delta colma l’insenatura centrale di 750 metri; primi scavi alla foce.
# 1950 circa–31.12.2005: scavi alla foce e lavorazione industriale di inerti della ditta Ferrari.
# 2006-07: sgombero degli impianti.
# 2009-10: rinaturazione della foce con forma a imbuto, sulla falsariga della situazione naturale anteriore alla bonifica del Piano di Magadino.
# 2033: stando alle proiezioni del Politecnico di Zurigo, il delta dovrebbe avanzare di 60 metri dal 2003.

Coop Verde American Express coniuga pagamenti senza contanti con il principio della sostenibilità. Perché lo 0,5% del fatturato viene devoluto a progetti sostenibili selezionati, come quello della rivitalizzazione di tratti fluviali del Bünz, un affluente del Aare, nel canton Argovia. L’opera, che durerà due o tre anni, in collaborazione con il Wwf, è stata avviata qualche settimana fa nei dintorni di Muri. Ulteriori informazioni sul sito web: www.coop.ch/verdecard »


* Alla realizzazione del progetto collaborano la Fondazione bolle di Magadino, il WWF, Pro Natura, Birdlife Svizzera/Ficedula, l’Ufficio federale dell’ambiente, il Dipartimento del Territorio (tramite l’Ufficio natura e paesaggio e l’Ufficio corsi d’acqua), e il Fondo svizzero per il paesaggio con la Fondazione Binding.

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