Niccolò Giovanettina, 24 anni, è co-autore e curatore della «Guida allo spirito e alla terra di Foroglio». |
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In pillole Niccolò Giovanettina Vive tra Ginevra, Foroglio e Cavergno d’inverno. Collabora con il padre nella gestione del ristorante «La Froda» a Foroglio e dell’Agenzia Kay, un’«impresa culturale». Ha pubblicato la «Guida alla terra e allo spirito di Foroglio», di cui è curatore e co-autore. Vuole diventare avvocato civilista: «Ma anche fare qualcosa legato al giornalismo e a Foroglio. Il mio lavoro da sogno sarebbe l’editore. Ma lo è anche poter fare ciò che appassiona». Vorrebbe intervistare Sergio Marchionne. È tifoso della Juventus e dell’HC Lugano. Libro preferito: «I Buddenbrook» di Thomas Mann. Film: «Casablanca», «Il Padrino». Scrittori: Henry James e Sandor Marai. |
Niccolò Giovanettina si divide tra Ginevra e Foroglio, dove abita da aprile a fine ottobre. Collabora con il padre nella gestione del ristorante «La Froda» e sostiene un'idea di montagna non stereotipata, lontana dalla vetrina kitsch voluta dai turisti.
Il costante fragore della cascata accompagna la voce pacata di Niccolò Giovanettina, 24 anni, che incontriamo a Foroglio, in val Bavona. Un villaggio con un fondale sonoro particolare. «La cascata c’è, in tutta la sua forza, occorre abituarsi. Questo è un paesaggio impegnativo, che quasi non lascia tregua», esordisce Niccolò. Lui sotto la Froda, la cascata alta 110 metri, un po’ di più del campanile di San Marco a Venezia e un po’ di meno della cupola del Brunelleschi a Firenze, ci è cresciuto. «Da piccolo trascorrevo l’estate dalla nonna, qui a Foroglio. Da questo angolo alpino dalla vocazione universale, ho gettato il mio primo sguardo sul mondo, grazie ai ragazzini stranieri che venivano in vacanza in paese e mi raccontavano delle loro città; qui ho imparato a lavorare…».
Nella «Guida alla terra e allo spirito di Foroglio», di cui è co-autore e curatore con il padre Martino, scrive: «Foroglio è il paese dove mi è capitato quasi tutto quello che mi sarebbe piaciuto capitasse». Un luogo di formazione. Un luogo fatto di tanti luoghi. Un luogo dell’anima. Ma anche un luogo da dove partire e dove ritornare. Un movimento che Niccolò fa settimanalmente, da diversi anni. Dopo aver studiato diritto a Losanna, Niccolò sta ora frequentando un master in diritto civile e penale a Ginevra, ma rientra ogni settimana in Ticino, a Cavergno d’inverno (Foroglio è da secoli disabitato nella stagione fredda, mentre in piena estate vi sono una settantina di persone) e a Foroglio da aprile a fine ottobre, dove collabora con il padre nella gestione del ristorante «La Froda» e dell’Agenzia Kay, fondata lo scorso anno, il cui nome è un omaggio a Katherine Meyer Graham, l’editrice del Washington Post ai tempi dello scandalo Watergate.
«Mi ritengo un privilegiato per questo andirivieni: amo la città con le sue opportunità, ma amo anche questo paesaggio montano incredibilmente bello. Non è sempre facile alternare due mondi così differenti, cambiare prospettiva e testa, pur continuando a lavorare. Mio padre mi ha però insegnato a rifiutare la dinamica della contrapposizione e a stare bene fra mondi e persone diverse. È una qualità che apprezzo anche negli altri. Ho poi la fortuna di fare ciò che mi piace». E ciò che gli piace è il diritto, la politica, capire come funziona la società, l’impegno civile, la riflessione sulla cosa pubblica. Ma anche il ragionare (non potrebbe altrimenti per lui che certe problematiche le vive sulla pelle) su un’idea di montagna nuova, non stereotipata, che non si riduca ad essere una vetrina kitsch, fatta su misura per gli abitanti della città in gita. «Il ristorante e l’Agenzia vogliono anche essere un’impresa culturale, che divulga e mette in pratica un’idea di montagna aperta, vitale, capace di rimanere al passo con i tempi, di saper guardare avanti e non solo al passato, di entrare in relazione con altri mondi, prendendo qualcosa da loro, senza paura di perdere la propria identità», spiega Niccolò.
Non a caso in questo ristorante, meglio in questa «osteria colta e popolare», sono passati diversi scrittori, artisti e cantanti. «Quando ci piace qualcuno cerchiamo di portarlo qui a Foroglio. Manca ancora Vecchioni, un cantautore che sa toccare corde sensibili». Le stesse che vibrano quando si legge la «sua» guida su Foroglio (Agenzia Kay edizioni), un piccolo volume denso di informazioni e suggestioni, dove riluce la fascinazione di Niccolò «per chi fa gesti creativi, per chi esce dagli schemi». Niccolò è stato uno degli oppositori del Parco nazionale del Locarnese, una posizione minoritaria, non facile da spiegare: «Il mio no al Parco si giustifica con il fatto che nel progetto non erano affrontati i veri problemi sociali ed economici della montagna, i problemi della gente che in montagna ci abita e che è sempre meno. (In val Bavona abitano con continuità solo una decina di persone). Nel progetto si è purtroppo imposto il modello di montagna immaginato dalla città, quello che desiderano turisti e gitanti, che vogliono trovare una sorta di museo a cielo aperto, un angolo di natura ben preservato, dove rigenerarsi per un week end».
Per gli stessi motivi Niccolò non sarebbe contrario all’elettrificazione della val Bavona: «Per noi che gestiamo un ristorante, senza elettricità è tutto più complicato. Ma è anche una mancanza che condiziona la qualità della vita di quelli che qui potrebbero scegliere di abitare… Per chi, invece, soggiorna in valle una settimana, può essere una bella avventura stare senza computer e a lume di candela la sera…». Con o senza rete di distribuzione dell’energia elettrica, il legame di Niccolò con Foroglio rimarrà strettissimo: «Si hanno forti radici in un luogo quando lo si conosce nelle varie stagioni, quando si conoscono i suoi abitanti, quando ci si sente parte di quel paesaggio». Quando si alzano gli occhi sulla cascata e si può riconoscere che la portata dell’acqua è diminuita rispetto a qualche giorno prima…









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