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Ogni maledetta domenica

Testo: Patrick Mancini Foto: Sandro Mahler
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Lugano Lakers

Il neonato Lugano Lakers debutterà nel campionato svizzero under 16 domenica 29 agosto a Winterthur. Il torneo, itinerante, farà tappa anche in Ticino, presso il centro sportivo di Tenero, domenica 12 settembre.

Stando agli addetti ai lavori, presto potrebbe costituirsi anche una rappresentativa under 20 del club luganese. L’obiettivo, a medio termine, è quello di creare una prima squadra che possa competere a livello nazionale. In Svizzera si disputa una serie A con 6 squadre e una serie B con 10 squadre. Quasi tutti i club d’élite elvetici hanno una rappresentativa giovanile under 20 o under 16.
Diego Di domenico (in giallo) e Giulio Marcionelli.

martedì 17 agosto 2010


Si torna a parlare di football americano in Ticino. Domenica 29 agosto, i neonati Lugano Lakers debutteranno nel campionato svizzero under 16. Ne abbiamo parlato con due giocatori del club.

La metafora è quella della conquista del territorio. Metro dopo metro. Anzi, yard dopo yard. L’obiettivo concreto invece è quello di realizzare la meta – touchdown – portando la palla ovale al di là della linea che sta in fondo al campo: la end zone. Diego Di Domenico (14 anni) e Giulio Marcionelli (15), entrambi di Lamone, il football americano te lo raccontano così. Con l’emozione dipinta negli occhi. Perché il re degli sport a stelle e strisce, dopo due decenni di vuoto assoluto, torna nella Svizzera italiana. Diego e Giulio infatti indossano la maglia under 16 del neonato Lugano Lakers, club che inizierà la sua prima stagione domenica 29 agosto. «Negli anni ’80 – spiega Diego – il football americano andava forte anche in Ticino. C’erano squadre a Muralto, a Lugano, a Mendrisio. Non c’era però un settore giovanile e quindi a un certo punto sono mancati i giocatori». «Adesso invece si è deciso di partire dal basso – aggiunge Giulio – con un gruppo di giovani che, maturando, garantisca continuità».

Giulio e Diego finora avevano vissuto il football americano solo davanti al televisore, a bocca aperta di fronte a eventi stellari come il Super Bowl. Li incontriamo a Davesco, ai bordi del campetto in cui, in attesa di un terreno più adeguato, si allenano da marzo. Sull’erba, contrasti da brividi e azioni spettacolari. Ragazzini che si scontrano. Si inseguono. Si rotolano per terra. Esultano. «Siamo una ventina – dice Giulio – e sudiamo sette camicie, ma purtroppo in sei mesi non abbiamo disputato neanche un’amichevole. Il fatto è che non ci sono squadre nei paraggi. La più vicina è a Coira. La prima di campionato sarà il nostro debutto». Diego ricorda il primo allenamento: «Una roba tosta! Ci hanno fatto i test fisici, perchè ogni ruolo richiede all’atleta caratteristiche precise. È bene che il quarterback – chi lancia la palla – sia alto e magro. Il running back – chi corre a meta con la palla – dovrebbe essere robusto, per far fronte ai contrasti, ma agile».

Poi Diego e Giulio ci mostrano l’immagine di un campo regolamentare. Quello dei loro sogni. Le dimensioni sono simili a quelle di un terreno da calcio. Complessivamente 120 per 53 yard (0.914 m). «Si gioca undici contro undici – precisa Diego – e il numero di cambi è illimitato. Una partita dura un’ora effettiva, suddivisa in quattro tempi da 15 minuti». Ogni compagine ha tre sottosquadre specializzate nelle varie fasi di gioco: offensive team per attaccare, defensive team per difendere e special team per le azioni in cui solitamente si calcia la palla. «La squadra che attacca ha quattro tentativi per volta per avanzare di almeno dieci yard. Se non si supera questo limite, si perde il possesso palla. Lo scopo è arrivare nella zona della porta avversaria e fare touchdown» sottolinea Giulio. «Gli avversari – gli fa eco Diego – devono impedire che ciò accada. E se riescono nel loro intento, conquistano a loro volta la possibilità di avanzare verso la porta rivale». I contrasti non nascono a caso. Dietro ogni mossa c’è una strategia collettiva; il singolo giocatore sa sin dall’inizio quale schema applicare. «Ecco perché l’errore individuale – riprende il compagno – nel football americano pesa più di quanto non accada in altri sport». Per il comune mortale, il football americano è un labirinto di tattica. Giulio e Diego lo vivono in tutt’altro modo. «Per noi è adrenalina e spettacolo puro. Tra qualche anno, chissà, avremo una squadra ticinese forte in serie A, nata da una spumeggiante under 16. E noi, forse, saremo i protagonisti di una fantastica avventura».

Commenti dei lettori (5).

Armando Ceroni, 23. agosto 2010, 08:41 ore Risposta Buoni ragazzi. Ho semplicemente scritto quello che penso senza mancare di rispetto a nessuno. E ci mancherebbe. Lo sport è bellissimo, sempre. Da qualsiasi parte e quasiasi sia l'attività intrapresa. Quindi è bellissimo anche il football americano. Ho semplicemente espresso alcune idee. Sollevato anche dubbi ed incertezze sulla vostra iniziativa, come è giusto che faccia un giornalista. Pronto comunque a venire ad applaudirvi a bordo campo e a calciare, se mi dovesse capitare a tiro, la vostra palla ovale. Armando
laura, 21. agosto 2010, 13:57 ore Forza Lugano Lakers Dopo avere letto il commento del sig. Ceroni ho pensato: che tristezza! Un giornalista sportivo che commenta in modo così negativo uno sport! Non penso sia giusto criticare questa attivitä sportiva se non la si conosce o non lo si vuole conoscere. Una sera un po' incuriosita, sono andata a vedere un allenamento di football americano e mi ha fatto veramente piacere vedere dei giovani che davano il massimo, che si divertivano molto e, sopratutto, lo spirito di gruppo che regnava tra di loro. Come scritto nel commento precedente, per rispetto dei ragazzi che praticano questo sport dovrebbe andare a vedere un loro allenamento e parlare con loro. Sicuramente il suo prossimo commento su questo sport sara' positivo! Sosteniamo il football americano! Questi ragazzi, e tutti coloro che si danno da fare, e non con pochi problemi per realizzare questo sogno americano, se lo meritano! In attesa di una risposta del sig. Ceroni, saluto cordialmente.
Roberto 2, 20. agosto 2010, 10:35 ore American Football in Ticino Armando, e uso la forma diretta volutamente poichè non voglio girarci intorno! Un giornalista sportivo dovrebbe, per professione, essere curioso e propositivo a riguardo di tutti gli sport e non solo di quelli più seguiti; in specialmodo per le attività che si propongono ai nostri giovani. Non fossiliziamoci sull'etimologia della parola "Football" poiché, purtroppo per te, questo è il nome dello sport che pratichiamo; se no si poteva chiamare "il bacio alla francese" e allora si andava tutti alla "Love Parade". Personalmente ho giocato nei Seagulls di Lugano e con loro ho vissuto esperienze di collegialità, condivisione e disciplina che in altri sport oramai non si vede più poiché sono subentrate componenti politiche e finanziarie. Forse perché è uno sport minore, è uno sport ancora genuino. Allora perchè non far rivivere l'American Football? Certo le difficoltà iniziali sono parecchie ma il gioco duro e leale, l'aggressività secondo le regole sono il nostro pane quotidiano in allenamento. Allora Armando, per rispetto dei ragazzi che ci credono, dei loro genitori che ce li mandano e che ci seguono in allenamento, per la gente che si mette a disposizione con passione per fare giocare dei ragazzi ad uno sport affascinante, per tutte queste cose sarebbe auspicabile da parte tua un ripensamento al tuo commento all'articolo. Mettiamola che devi ai ragazzi che portano la maglia dei Lugano Lakers un nuovo articolo magari per far capire ai lettori cosa si prova ad entrare in partita, al primo debutto, al battesimo del primo Kick Off. Ti aspettiamo.
danila, 19. agosto 2010, 17:43 ore ogni maledetta domenica Egregio Signor Ceroni, forse lei ha ragione quando parla di "un'onda che arriva e se ne va" ma forse dovremmo incentivare maggiormente dei giovani che decidono di trascorrere il loro tempo libero praticando dello sport, lasciamo che si divertano e che si illudano! Hanno iniziato ad allenarsi avendo delle minime nozioni di questa disciplina ma l'hanno capita, con un po' di interesse riusciranno a capirla sicuramente anche altri. Il calcio sarà sicuramente lo sport più popolare ma non per questo tutti lo devono praticare e seguire. Io posso solo ringraziare tutti quelli che mettono il loro tempo a disposizione dei giovani che vogliono praticare un'attività sportiva, qualunque essa sia, in modo particolare se questa non ha sponsor e spazi sufficienti a disposizione. Sportivi saluti
roberto, 18. agosto 2010, 10:28 ore Ogni maledetta domenica Armando Ceroni non capisce niente di sport. qualcuno gli spieghi che i punti nel football si segnano,come ne rugby, arrivare in meta e calcio tra i pali. Il football é uno sport bellissimo e non é difficile da comprendere, ce la puo' fare anche lui.
Secondo voi questo sport può fare breccia in Ticino?

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Armando Ceroni, 23. agosto 2010, 08:41 ore Risposta Buoni ragazzi. Ho semplicemente scritto quello che penso senza mancare di rispetto a[...] per saperne di più
laura, 21. agosto 2010, 13:57 ore Forza Lugano Lakers Dopo avere letto il commento del sig. Ceroni ho pensato: che tristezza! Un giornalista[...] per saperne di più
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