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Info utili Lugano Lakers Il neonato Lugano Lakers debutterà nel campionato svizzero under 16 domenica 29 agosto a Winterthur. Il torneo, itinerante, farà tappa anche in Ticino, presso il centro sportivo di Tenero, domenica 12 settembre. Stando agli addetti ai lavori, presto potrebbe costituirsi anche una rappresentativa under 20 del club luganese. L’obiettivo, a medio termine, è quello di creare una prima squadra che possa competere a livello nazionale. In Svizzera si disputa una serie A con 6 squadre e una serie B con 10 squadre. Quasi tutti i club d’élite elvetici hanno una rappresentativa giovanile under 20 o under 16. |
Diego Di domenico (in giallo) e Giulio Marcionelli. |
martedì 17 agosto 2010
Si torna a parlare di football americano in Ticino. Domenica 29 agosto, i neonati Lugano Lakers debutteranno nel campionato svizzero under 16. Ne abbiamo parlato con due giocatori del club.
La metafora è quella della conquista del territorio. Metro dopo metro. Anzi, yard dopo yard. L’obiettivo concreto invece è quello di realizzare la meta – touchdown – portando la palla ovale al di là della linea che sta in fondo al campo: la end zone. Diego Di Domenico (14 anni) e Giulio Marcionelli (15), entrambi di Lamone, il football americano te lo raccontano così. Con l’emozione dipinta negli occhi. Perché il re degli sport a stelle e strisce, dopo due decenni di vuoto assoluto, torna nella Svizzera italiana. Diego e Giulio infatti indossano la maglia under 16 del neonato Lugano Lakers, club che inizierà la sua prima stagione domenica 29 agosto. «Negli anni ’80 – spiega Diego – il football americano andava forte anche in Ticino. C’erano squadre a Muralto, a Lugano, a Mendrisio. Non c’era però un settore giovanile e quindi a un certo punto sono mancati i giocatori». «Adesso invece si è deciso di partire dal basso – aggiunge Giulio – con un gruppo di giovani che, maturando, garantisca continuità».
Giulio e Diego finora avevano vissuto il football americano solo davanti al televisore, a bocca aperta di fronte a eventi stellari come il Super Bowl. Li incontriamo a Davesco, ai bordi del campetto in cui, in attesa di un terreno più adeguato, si allenano da marzo. Sull’erba, contrasti da brividi e azioni spettacolari. Ragazzini che si scontrano. Si inseguono. Si rotolano per terra. Esultano. «Siamo una ventina – dice Giulio – e sudiamo sette camicie, ma purtroppo in sei mesi non abbiamo disputato neanche un’amichevole. Il fatto è che non ci sono squadre nei paraggi. La più vicina è a Coira. La prima di campionato sarà il nostro debutto». Diego ricorda il primo allenamento: «Una roba tosta! Ci hanno fatto i test fisici, perchè ogni ruolo richiede all’atleta caratteristiche precise. È bene che il quarterback – chi lancia la palla – sia alto e magro. Il running back – chi corre a meta con la palla – dovrebbe essere robusto, per far fronte ai contrasti, ma agile».
Poi Diego e Giulio ci mostrano l’immagine di un campo regolamentare. Quello dei loro sogni. Le dimensioni sono simili a quelle di un terreno da calcio. Complessivamente 120 per 53 yard (0.914 m). «Si gioca undici contro undici – precisa Diego – e il numero di cambi è illimitato. Una partita dura un’ora effettiva, suddivisa in quattro tempi da 15 minuti». Ogni compagine ha tre sottosquadre specializzate nelle varie fasi di gioco: offensive team per attaccare, defensive team per difendere e special team per le azioni in cui solitamente si calcia la palla. «La squadra che attacca ha quattro tentativi per volta per avanzare di almeno dieci yard. Se non si supera questo limite, si perde il possesso palla. Lo scopo è arrivare nella zona della porta avversaria e fare touchdown» sottolinea Giulio. «Gli avversari – gli fa eco Diego – devono impedire che ciò accada. E se riescono nel loro intento, conquistano a loro volta la possibilità di avanzare verso la porta rivale». I contrasti non nascono a caso. Dietro ogni mossa c’è una strategia collettiva; il singolo giocatore sa sin dall’inizio quale schema applicare. «Ecco perché l’errore individuale – riprende il compagno – nel football americano pesa più di quanto non accada in altri sport». Per il comune mortale, il football americano è un labirinto di tattica. Giulio e Diego lo vivono in tutt’altro modo. «Per noi è adrenalina e spettacolo puro. Tra qualche anno, chissà, avremo una squadra ticinese forte in serie A, nata da una spumeggiante under 16. E noi, forse, saremo i protagonisti di una fantastica avventura».









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