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«Grande Svizzera» per proteggersi dall'Ue

Testo: Andrea Tognina Foto: Keystone
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Il ritratto
Dominique Baettig

Dominique Baettig, psichiatra di Délemont nato nel 1953, è stato eletto in Consiglio nazionale nel 2007 per l'UDC. Fra i temi principali della sua attività politica ci sono l’immigrazione e l’integrazione europea. Ha militato in gioventù in organizzazioni di estrema destra. È considerato ideologicamente vicino al movimento identitario, che basa il suo impegno politico su principi etnici. In una recente mozione ha chiesto al governo di adottare modifiche costituzionali che permettano alle regioni limitrofe, se lo vogliono, di aderire alla Svizzera. Sul tema è in discussione anche il lancio di un’iniziativa popolare.

l deputato UDC giurassiano Baettig spiega la sua idea-provocazione di permettere alle regioni europee limitrofe di aderire alla Svizzera.

Cooperazione: Signor Baettig, lei propone di offrire alle regioni limitrofe alla Svizzera la possibilità di aderire alla Confederazione. Sogna una Grande Svizzera?
Dominique Baettig:
La Svizzera è una voce contro le potenze, è una maniera di vivere, senza pretese imperialiste o egemoniche. Per questo le parole come Grande Svizzera o annessione mi urtano. La mia è un’offerta di condivisione di sovranità. È una maniera di proteggersi contro l’Unione europea, di offrire un’alternativa politica.

La sua proposta ha avuto un’enorme eco. Se l’aspettava?
No. È vero però che non mi sono lanciato su un terreno completamente sconosciuto. Conoscevo già queste regioni legate alla storia della Svizzera, il Voralberg, Como, Varese, la Savoia. C’è un terreno storico e filosofico comune. Del resto i frontalieri che vengono a lavorare qui sono un plebiscito quotidiano a favore dell’economia, del modo di vivere, della sicurezza della Svizzera. Sapevo di non muovermi su un terreno ostile. E poi volevo giocare d’anticipo sul dibattito attorno alle relazioni Svizzera-Europa. Era un modo di organizzare un contrattacco strategico.

Una provocazione?
Oggi per accedere al dibattito bisogna distinguersi e uscire dai sentieri battuti. In sé questo non mi disturba. Quello che mi urta semmai è la disinformazione. La mia è stata considerata all’inizio l’idea di un folle, un segno di arroganza. Poi sono arrivati sondaggi dalle regioni limitrofe, dove il consenso alla mia proposta ha talvolta superato il 50%. La democrazia svizzera è un modo di vivere insieme, una democrazia di prossimità. È un’ottima alternativa all’Unione europea. E c’è un terreno culturale e politico favorevole. La globalizzazione, da una parte, e dall’altra i cittadini che hanno sempre più voglia di regionalismo, di controllo sul potere politico: c’è questa tendenza in tutta l’Europa.

Al di là della sua proposta, non vede altre vie più realistiche per sviluppare i rapporti con l’Europa, oggi che la via bilaterale sembra diventata impraticabile?
Io concepisco la mia azione politica come atto di resistenza passiva, morale, politica, culturale verso l’Unione Europea. Bisogna mettere il massimo di granelli di sabbia nella macchina perché non vada troppo in fretta. Credo che il tempo giochi a nostro favore: l’Unione europea è destinata a crollare, in un futuro più o meno prossimo. È una guerra asimmetrica, certo, ma con delle tecniche di guerriglia possiamo frenare il processo, in attesa che il sistema collassi e che le sovranità nazionali si ristabiliscano.

L’identità ha per lei un ruolo importante...
La mia riflessione è anche identitaria, per me le radici, la cultura, la storia locale e regionale sono questioni fondamentali. Se mi sono presentato in politica, è perché ritengo che la democrazia diretta alla maniera svizzera sia uno degli strumenti più possenti – in una logica di rapporti di forza asimmetrici – per proteggersi contro la perdita d’identità causata dalla globalizzazione. La sola maniera di affrontare le grandi potenze è il locale, non la costruzione di un’altra grande potenza.

In passato lei ha militato in organizzazioni di estrema destra...
Ho fatto allora un’esperienza che è il contrario di quanto sostengo oggi. Quando ero giovane e militante ero un partigiano della costruzione europea, come contrappeso all’Unione sovietica e agli Stati Uniti. Le preoccupazioni per l’avvenire del paese e per le minacce culturali dell’immigrazione mi sono rimaste. Continuo a sostenere, come all’epoca, la causa palestinese. Nel frattempo ho appreso il rispetto della democrazia e dello stato di diritto. Per me la politica è un luogo in cui si discute e si rispetta l’avversario.

Commenti dei lettori (4).

Sergio, 27. agosto 2010, 15:09 ore Secondo colpo di sole Il Signor Baettig ha ragione quando dice che l'Europa non brilla per molte cose. Ma la Svizzera anche solo con Swissair e UBS non é affatto messa male. Fatte le debite proporzioni, non é che le passi davanti?
Pascal, 25. agosto 2010, 09:47 ore colpo di sole La proposta del signor Baettig sembra delineare il sogno di Gheddafi: la spartizione della Svizzera tra i paesi confinanti omogenei per cultura e lingua. Trovo questa provocazione deleteria e dettata dalla poca conoscenza. Sa il signor Baettig che anche nelle zone limitrofe italiane vi è corruzione diffusa, incapacità amministrativa, mafia, ecc..? Vuole accollarsi questi problemi oltre a quelli che abbiamo già? Credo che con la sua provocazione il signor Baettig voglia dimostrare di esistere facendo parlare di sé.
Rolando, 24. agosto 2010, 13:45 ore Intervista La provocazione mi sta bene, ma niente di più. Da noi ci sono già molti problemi senza assumerci anche quelli delle regioni limitrofe che sono lo specchio delle loro nazioni/regioni. Otterremmo solo un'invasione di persone in cerca di sfruttare al meglio la nostra organizzazione e ricchezza economica, politica e territoriale. Voterei sicuramente no.
Marco, 24. agosto 2010, 13:16 ore Idiozia È un'idiozia. Se il Baden-Württemberg "aderisse" alla Svizzera, conterebbe da solo più abitanti del resto del Paese (10 milioni contro 8). In questo caso sarebbe la Svizzera ad essere incorporata nel Baden-Württemberg.
Come giudicate la proposta del consigliere nazionale Baettig?

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Sergio, 27. agosto 2010, 15:09 ore Secondo colpo di sole Il Signor Baettig ha ragione quando dice che l'Europa non brilla per molte cose. Ma la[...] per saperne di più
Pascal, 25. agosto 2010, 09:47 ore colpo di sole La proposta del signor Baettig sembra delineare il sogno di Gheddafi: la spartizione della[...] per saperne di più
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