tempo libero&cultura 

L'isola degli dei e del sorriso

Testo e foto: Graziano Benedetti Cartina: www.ander-group.com
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Una piccola balinese vestita a festa.
Bali, Indonesia.
Il rito dei palchi funebri mentre bruciano.
Una venditrice di frutta.
Il monte Agung, un vulcano spento.
Una strada in onore dei mondiali di calcio in Sudafrica.
Il tempio Tanah Lot.
Sposi davanti al famoso tempio Ulun Danu.
Le magnifiche geometrie di una risaia.

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Bali è l'isola indonesiana famosa per gli oltre 20mila templi. Ma non solo. È anche un paradiso naturale, con le verdi colline di risaie, le sue stupende spiagge e il monte Agung (3.250 m).

Bali mi accoglie con un sole splendente. È giugno, uno dei periodi migliori per visitare questa meravigliosa isola. Le piogge monsoniche sono finite e la vegetazione è rigogliosa. Decido di noleggiare un auto in aeroporto e di dirigermi prima verso il tempio di Uluwatu, posto su uno sperone di roccia a picco sul mare, e quindi nella bella e isolata spiaggia di Jimbaran. C’è bassa marea e i bambini giocano tranquillamente sulla sabbia candida. Un drappello di soldati di guardia alle infrastrutture alberghiere della zona mi fa tornare alla mente il terribile attentato dei fondamentalisti musulmani del 2002 nelle due discoteche di Kuta, che costarono la vita a centinaia di giovani, per lo più australiani. Ora la gente ha dimenticato, i turisti sono tornati a frotte, ma il governo indonesiano non intende più lasciare al caso la sicurezza. La mia prima visita a Bali risale a 12 anni fa e sono rimasto ai ricordi di allora. Qualche macchina, tante biciclette e qualche motorino. Nel giro di pochi anni tutto è cambiato! Niente biciclette, moltissime auto e camion e soprattutto migliaia e migliaia di motorini. Sono in macchina con la guida e il cambio a sinistra e i moto- rini sfrecciano come api impazzite in tutte le direzioni. Ogni sorpasso è un azzardo. Qui, vige la legge del più forte e del più incosciente. Piano piano, comunque, mi adatto alle nuove abitudini e riesco a raggiungere prima del tramonto Tana Loth, uno dei più suggestivi e famosi templi di Bali. È meta di incessanti pellegrinaggi da parte dei fedeli che vengono a portare agli dei indù le loro offerte fatte di fiori, frutta e bevande. Il momento magico per vederlo è al calar del sole con la bassa marea. Centinaia di persone si accalcano sulla battigia e sugli scogli nell’acqua per assistere allo spettacolo.

Alla sera vado a vedere la Kecak, una danza che, contrariamente a quanti molti pensano, non è tradizionale, ma venne creata nel 1930 per il film L’isola dei demoni da Walter Spiess, un pittore ed intellettuale tedesco. La danza combina l’effetto del coro chiamato Sanhyang – un centinaio di comparse sedute in circolo ed in trance – con una storia amorosa tratta da una scrittura epica Ramayana. Altre danze che hanno reso famosa Bali sono la Legong e la Barong, quest’ultima un vero trionfo di grazia e movimento che vede contrapposti le forze di Randa – rappresenta il caos e la distruzione – e Barong, simbolo dell’ordine. Bali è conosciuta come l’isola degli dei. E non a caso, perchè accoglie qualcosa come 20.000 templi. I balinesi danno a tutto una forte valenza estetica e anche l’oggetto più insignificante è creato con una accurata ricerca del bello. Questo lo si nota soprattutto ad Ubud, centro culturale dell’isola, che ospita molte gallerie di pittori e scultori nonché diversi interessanti musei. La raggiungo con l’ausilio di un autista-guida di nome Dewa, che, abituato più di me al traffico locale, svicola veloce tra moto e auto. Durante il tragitto Dewa mi porta a vedere campi di riso terrazzati, tra i più belli di Bali. Sono vere e proprie opere di ingegneria rurale e l’irrigazione avviene tramite un complicato sistema di canalizzazione. Faccio notare a Dewa che rispetto alla mia prima visita di Bali, c’è una forte presenza di musulmani. Lui annuisce e mi confessa che sta diventando un problema. Infatti, molti musulmani poveri di Giava si stanno trasferendo a Bali in cerca di una vita migliore e si teme in futuro un forte scompenso con la popolazione locale, perchè i balinesi, induisti animisti, mettono al mondo al massimo un paio di figli.

Bali è un’isola molto compatta. Dalle spiagge si passa in pochi chilometri a verdi colline di risaie fino ai 3.250 metri del monte Agung, un vulcano oramai spento, che offre numerosi percorsi agli appassionati di trekking. Alle sue pendici sorge il tempio più importante e venerato, il tempio madre di Besakih. Ai piedi di un altro vulcano, il Batur, la guida mi porta a vedere lo scenografico tempio di Ulun Danu. Posto sulle rive di un lago è meta preferita degli sposi, che vengono a farsi fotografare. A Kuta, la più famosa ed animata spiaggia di Bali, ho l’occasione di assistere alla cerimonia più importante per i balinesi, quella funebre. Per loro è un momento di festa. La morte del corpo significa la rinascita dell’anima, che dopo la cremazione può incarnarsi in un altro corpo. Il rito funebre può avvenire anche molti anni dopo la morte fisica, poiché la preparazione è molto elaborata e costosa. Il corpo viene disseppellito e portato in giro su una torre di legno e bambù con decorazioni di ghirlande di fiori e di tessuti. Il tutto con il contorno di canti e al ritmo della banda musicale tradizionale, la Gamelan. Giunto sul posto prestabilito, il defunto viene riposto in un sarcofago e poi bruciato. Alla fine della cremazione tutti partecipano alla raccolta delle ceneri e dei resti di ossa e stoffa, che vengono avvolti in foglie di palma e messi in un sudario bianco. Quindi, atto finale di purificazione, si raggiunge il mare, dove le ceneri vengono disperse da un sacerdote.

Informazioni
Bali in pillole

A Kuta la vita notturna inizia alle ore 22. Dopo aver mangiato nei vari ristorantini, il popolo della notte si riversa all’Hard Rock Cafè e nelle numerose discoteche. Il turismo porta benessere e prosperità ma ha come rovescio della medaglia l’impennata del consumo di droga e la prostituzione. È frequente essere avvicinati da persone che prima chiedono se c’è bisogno di un taxi e dopo propongono young girls. Comunque, Bali rimane uno dei luoghi turistici più amati del sudest asiatico. Grazie alla gentilezza e alla cordialità del suo popolo, che l’è valsa l’appellativo di «isola dell’eterno sorriso».

L’isola di Bali fa parte della repubblica dell’Indonesia. Capoluogo: Denpasar. Popolazione: circa 3,5 milioni di abitanti. Religione: 95% induisti animisti, il resto musulmana e cattolica. Lingua: Bahasa Indonesia. Moneta: Rupia Indonesiana.
Principali attività economiche: turismo e agricoltura, in particolare la coltivazione del riso.
Dall’Europa si arriva a Bali con le compagnie Thai A. Singapore A. Air Asia, Emirates, Catay P. Passaporto valido almeno 6 mesi dopo la data del ritorno dal viaggio; non è richiesto nessun visto d’entrata per soggiorni inferiori a 3 mesi. Non è obbligatoria nessuna vaccinazione.

Guide consigliate: Bali e Lombok, ed. Lonely Planet; Bali e Lombok, ed. Mondadori Electa. Libri: Una casa a Bali, di Colin McPhee, ed. Neri Pozza; Il segreto di Bali, di Giuliano Gherpelli, ed. Verdechiaro.

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Commenti dei lettori (2).

mariella, 11. settembre 2010, 13:08 ore isola di bali Sono stata due volte sull'isola pi'u di 20 anni fa. Mi ha molto affascinata che oggi il sogno di un nuovo viaggio a Bali è dentro in un cassetto in attesa che un giorno si avvererà.
DANILA, 8. settembre 2010, 17:11 ore VIAGGIO A BALI Ci sono stata nel mese di maggio, un viaggio indimenticabile, per tanti motivi: la gente sempre sorridente, i templi che sembrano uguali ma non lo sono, i tramonti sul mare, i motorini a migliaia per le strade, la dignita' di quella gente anche se povera !!!

Commenti dei lettori (2)

mariella, 11. settembre 2010, 13:08 ore isola di bali Sono stata due volte sull'isola pi'u di 20 anni fa. Mi ha molto affascinata che oggi il[...] per saperne di più
DANILA, 8. settembre 2010, 17:11 ore VIAGGIO A BALI Ci sono stata nel mese di maggio, un viaggio indimenticabile, per tanti motivi: la gente[...] per saperne di più
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