Bitcoin, «bolla speculativa che si sta gonfiando»

La nuova criptomoneta ha successo, ma suscita dubbi e diffidenze. Ci si può fidare? L’abbiamo chiesto
a Sergio Rossi, professore di economia all’Università di Friburgo.

Tutti parlano di bitcoin: lei ha già acquistato questa moneta?
Non ho mai comprato bitcoin né altre “criptomonete”. Ci sono rischi enormi, perché non si sa esattamente che cosa siano questi bitcoin. Vi sono inoltre sufficienti quantità di moneta nazionale per pagare e modi più sicuri per chi vuole investire, per esempio comprando oro o titoli
finanziari.


Dunque, lei è più che diffidente verso questa nuova moneta…
Sono contrario all’idea di acquistare dei bitcoin. Si tratta di una tecnologia affascinante sul piano informatico, ma è molto rischioso possedere bitcoin, perché non si sa se, quando si vorrà spendere una somma di bitcoin, questa moneta esisterà ancora e quale sarà il suo valore di scambio.


Facciamo un passo indietro. Può spiegarci che cosa è una criptomoneta?
Si tratta di una catena di numeri digitali. Quando si paga con questa catena di numeri, il sistema Bitcoin verifica se chi paga ha i numeri giusti per farlo e poi aggiunge gli stessi a una catena numerica che diventa sempre più lunga. In tal modo diventa sempre più difficile gestire questo sistema dal punto di vista informatico.


È corretto dire che non possiamo mettere i bitcoin nel nostro portafoglio e che i bitcoin esistono solo virtualmente?
È proprio così. Ci sono alcune monete metalliche con l’emblema del bitcoin, ma si tratta di medaglie e non hanno la funzione di moneta. La valuta bitcoin non esiste materialmente. Ma un portafoglio elettronico sul cellulare può essere caricato con dei bitcoin.


È vero che i bitcoin potrebbero sparire se manca la corrente elettrica?
Può sembrare una affermazione scherzosa ma è un problema serio. Senza corrente, il bitcoin non è processabile, quindi non è spendibile. Pensiamo a un paese africano dove la corrente non è sempre disponibile. Inoltre, il fatto di continuare ad aggiungere numeri alla catena numerica che forma i bitcoin consuma molta energia: per il funzionamento di questo sistema servono computer sempre più potenti. In tal senso il bitcoin è contrario allo sviluppo sostenibile.

Ma ci sono dei vantaggi, visto che i pagamenti senza contanti sono sempre più diffusi; in Svezia il contante non esiste praticamente più. Con il bitcoin abbiamo una specie di moneta mondiale. In un affare fra un paese africano e la Svizzera si potrebbe usare questa moneta senza passare dalle banche. Non è un argomento a favore dei bitcoin?
È vero, i bitcoin permettono di evitare gli intermediari bancari che esigono delle commissioni per svolgere il traffico dei pagamenti o gestire i depositi della clientela. Si fanno inoltre prestiti in bitcoin con tassi di interesse meno elevati che presso le banche. Sul piano mondiale sarebbe utile avere una moneta comune per i pagamenti internazionali tra le banche centrali. Tuttavia, questo sistema deve essere realizzato nell’ambito del sistema bancario. Chi emette la moneta non può al tempo stesso essere l’acquirente, perché altrimenti si paga indebitandosi. Il bitcoin ha eliminato l’intermediario, che regola il traffico dei pagamenti. Viene creato da un computer, ma non ha alcun valore, come invece è il caso dell’oro. Il bitcoin è creato dal nulla e non è associato ad alcuna produzione. Infatti, si sovrappone alle monete nazionali che originariamente sono legate a una produzione di beni o servizi, quando si pagano gli stipendi ai lavoratori che li hanno prodotti.


Quando fu creato nel 2009, il tasso di cambio del bitcoin era di 1309.03 dollari statunitensi. Oggi un bitcoin vale 8000 dollari. Significa che qualcuno crede nel valore di questa moneta.
Si deve distinguere fra valore e prezzo. Il valore del bitcoin è zero, perché si tratta di una catena di numeri e i numeri non hanno alcun valore. Mentre il prezzo dipende dalla domanda e dall’offerta. Se oggi c’è questa frenesia del bitcoin, il suo prezzo può salire vista la crescente domanda. Ma come il prezzo può salire, ci possono essere eventi che possono farlo scendere rapidamente. Pensiamo per esempio all’eventuale decisione di una banca centrale di proibire i pagamenti superiori a 20 bitcoin. Questa criptomoneta è in realtà un oggetto di speculazione.


Alcuni si sono già arricchiti. In internet troviamo testimonianze di persone che dicono di essere diventate milionarie in poche settimane grazie ai bitcoin. È possibile?
Se acquisto un bitcoin a 1.000 dollari e poi il suo tasso di cambio sale a 7.000 dollari, è certamente possibile arricchirsi cedendo questo bitcoin. Ma se non vendo il mio bitcoin per realizzare questo guadagno, il suo prezzo può scendere rapidamente e mi potrei ritrovare con un bitcoin che ha un tasso di cambio inferiore a quello al quale l’avevo acquistato. In tal caso sarei perdente.


Lei ritiene che si tratti di una bolla destinata a esplodere? Chi saranno le vittime?
Penso che sia qualcosa di simile alla bolla dei tulipani nel 1636. Ma al contrario di allora, oggi con i bitcoin non c’è nulla di reale. I tulipani sono un bene della natura, ma è necessario lavorare per farli diventare un prodotto, perché devono essere recisi per essere venduti. Il bitcoin è oggetto di una bolla speculativa che si sta gonfiando. Come per tutte le bolle, la certezza che si tratti di una bolla si avrà solo al momento dello scoppio. Attualmente si può tuttavia intuire che qualcosa non va per il verso giusto.


Questa assenza di regole è un invito alla criminalità organizzata?
La maggior parte delle transazioni in bitcoin riguarda l’economia sommersa, non necessariamente la criminalità. Le autorità penali possono però risalire ai proprietari di una certa somma di bitcoin.
Alcuni comuni come Chiasso e Zugo permettono di pagare una piccola quota delle imposte in bitcoin.

Che cosa ne pensa?
Ritengo problematica questa offerta. I comuni si espongono a dei rischi non solo di reputazione ma anche finanziari.


Perché lo fanno?
Per farsi pubblicità, posizionandosi come cripto-città o cripto-valley, così da attirare aziende che lavorano con i bitcoin.


Chiasso ha messo però un limite di 250 franchi in bitcoin. Non sembra un rischio troppo grande.
È vero, sono importi modesti ma il problema è legato al fatto che un comune non sa quanto può valere un bitcoin quando avrà bisogno di liquidità. Mi spaventa il fatto che si esponga a un rischio di questo genere.


Il fondatore di Microsoft, Bill Gates, ha detto: «Nessuno può fermare Bitcoin». È d’accordo?
È vero, la tecnologia dei bitcoin è affascinante. Credo che il bitcoin avrà un futuro quando sarà integrato nel sistema bancario tradizionale. Per intanto questa criptovaluta non offre alcuna garanzia di rimborso. Se viene messo fuori legge in un paese importante, per esempio la Cina, una persona con i bitcoin ha in mano un pugno di mosche. Chi invece ha dei depositi bancari in Svizzera ha una
garanzia per un importo di 100.000 franchi.

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L'intervistato

Nato nel 1967 a Bellinzona, Sergio Rossi è titolare della cattedra di macroeconomia ed economia monetaria all'Università di Friburgo. Dopo il dottorato di ricerca in economia politica, ha lavorato alla London School of Economics, alla University College London ed è stato professore invitato in vari atenei europei. Nel 2012 L'Hebdo l'ha inserito nelle 100 personalità più influenti della Svizzera romanda.

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Testo: Isabella Visetti
Foto: Sandro Mahler

Pubblicazione:
lunedì 27.11.2017, ore 10:35


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