La moto, passione di una vita

Fu amore al primo scoppio di motore. La passione per le motociclette è il fil rouge della sua vita: ha iniziato “truccando” bici e riparando moto di amici. Nel 2008 ha fondato un museo per trasmettere il suo sapere.

«La passione per le motociclette nacque quando ero ancora un bambino e sentii i primi scoppi di un motore. Fui folgorato da quel meraviglioso congegno che trasforma benzina in movimento, e tutto avviene in un decimo, un millesimo di secondo! Anche se piccolo, non appena sentivo il rombo di una moto, correvo fuori a guardarla sfrecciare. Sulla strada bianca vicino a casa, si alzava la polvere e io venivo rapito completamente da questo strano baccano». È così che Emilio Bariaschi, un imprenditore di successo di Guastalla, in provincia di Reggio Emilia, ricorda l’inizio di una passione che l’ha accompagnato per tutta la vita senza alcun tentennamento.
Nei suoi 83 anni l’amore per le due ruote è stato, ed è tuttora, entusiasmante; è il filo conduttore di una vita iniziata in condizioni molto dure. «Cominciai a lavorare a soli sette anni nel 1942, aiutando mio nonno. Negli anni della Guerra, patii una fame terribile e dovetti andare a lavorare in campagna, dove almeno riuscivo a mangiare qualcosa tre volte al giorno. A fine anno, inoltre, avevo la soddisfazione di portare a casa alla mamma due sacchi di frumento come salario. A quindici anni poi cominciai a lavorare in fabbrica, sino a quando decisi di emigrare in Canton Ticino. Dal 1960 accettai un ingaggio come manutentore alle Ferriere Cattaneo di Giubiasco ma, nonostante la grande stima del titolare che fece di tutto per trattenermi offrendomi un considerevole aumento di stipendio, una casa e un impiego per mia moglie, dopo due anni decisi di tornare in Italia per mettermi in proprio. Fu una scelta azzardata, perché dovetti indebitarmi parecchio».

Emilio Bariaschi all’entrata del museo che ha fondato nel 2008 a Guastalla, in provincia di Reggio Emilia.

Il successo imprenditoriale
Emilio Bariaschi “saltò fuori dal buco della povertà” con grande tenacia e  determinazione, e arrivò ad avere cinque aziende nel settore della meccanica, che garantirono a lui e alla sua famiglia una vita molto agiata.
Famiglia, duro lavoro, successo imprenditoriale, ma sullo sfondo sempre e comunque le motociclette. Il suo chiodo fisso. Aveva cominciato da ragazzo, applicando i primi motorini ausiliari al telaio della bici pur di avere un mezzo motorizzato. Dotato di un talento assoluto per la meccanica, dopo la giornata in fabbrica, il giovane Emilio racimolava qualche soldo personalizzando le moto degli amici. Con i primi guadagni, finalmente, arrivarono le vere motociclette: un Guzzi Cardellino Lusso, un Garelli 75, un Gilera 125 Sport. Furono anni spensierati quelli della sua giovinezza e non ha mai dimenticato la moto preferita, la Gilera Saturno Sanremo, con la quale si divertiva scorrazzando nell’Appennino reggiano oppure in campagna, lungo l’argine dell’amato Po. In seguito la sua curiosità motoristica si diresse verso le gare in go kart.
Negli anni Cinquanta si costruì due mezzi, sperimentando innovazioni tecniche quali il freno a disco applicato su questi “trabiccoli” e vinse parecchie gare.
Negli anni Settanta Bariaschi contribuì a creare una delle piste da motocross più belle in Italia: «Fu un’esperienza entusiasmante. La nostra pista, detta La Piana, ebbe un successo straordinario. Lo spettacolo di moto che, come stupendi uccelli meccanici, si libravano in voli meravigliosi attirò un pubblico numeroso. Arrivammo a contare 8.000 spettatori paganti!». Nel periodo in cui si dedicava al motocross, scoccò per lui una nuova fatale scintilla: la passione per il collezionismo. Cominciò ad acquistare moto d’epoca con le quali, tra l’altro, partecipò con successo a rievocazioni storiche di gare di regolarità.

Un lascito culturale
Anche con la collezione, Emilio Bariaschi ha fatto le cose in grande. Oggi a Guastalla è aperto al pubblico il suo Piccolo Museo della moto 1945 - 1965. Inaugurato nel novembre 2008, è  uno dei musei di motociclette d’epoca più importanti in Italia e in molti vengono a visitarlo da tutta Europa. In quattro padiglioni sono esposte 182 moto, soprattutto di piccola cilindrata e prodotte da 41 diverse Case.
Tutte le due ruote esposte furono costruite in Italia nel ventennio tra il dopoguerra e il boom economico: alcune sono conservate, la maggior parte è stata perfettamente restaurata da Bariaschi, che ha lavorato al suo banco di officina con grandissima dedizione per riportare alla vita vecchi, ma preziosi “rottami”. «Non è un’esibizione di ricchezza, – precisa Emilio –  non sono i soldi che voglio far vedere, ma la Storia. Per me il museo è un lascito culturale. È per lo stesso motivo che nel febbraio di quest’anno ho dato alle stampe il libro I racconti di un vecchio motociclista, dedicato alla mia passione per le moto. Il mio desiderio, infatti, è di comunicare la mia esperienza di vita, sperando che sia utile soprattutto ai ragazzi». ○

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