Quella che chiamano la vita
Ho letto il libro con questo titolo della germanica Elke Schmitter (Ponte alle grazie, 2001), un esordio che a suo tempo aveva entusiasmato critica e lettori. Cosa fa sì che afferriamo un libro dallo scaffale piuttosto di un altro? a volte dettagli: la copertina, il nome dell'autore, un riferimento ad altro. Non me ne sono pentita: il romanzo si legge tutto d'un fiato, narra la vicenda di una donna che cerca l'amore assoluto, che vive una vita che non sente propria e che finisce per uccidere un uomo urtandolo con l'auto, ma fino all'ultimo non capiamo se si tratti del primo amore di gioventù, dell'amante che l'ha abbandonata invece di partire per una nuova vita insieme a lei o di un oscuro individuo che sta plagiando sua figlia.
A volte la tragedia se ne sta al calduccio nelle pieghe di una vita agiata e tranquilla, e solo ripercorrendo il filo della narrazione si arriva a vedere come la vita di ogni giorno, apparentemente banale, sia arrivata a nutrire un antico dolore fino a farlo esplodere come un bubbone devastatore. Tutto è sempre collegato, e non esiste nulla che accade "per caso", anche se la magia del collegamento tra il tutto, quell'alchimia che tiene unito l'universo e lo fa andare avanti è soltanto ipotizzabile per noi poveri, miseri e meschini esseri umani (ma quando siamo innamorati, lo intuiamo...e si puo essere innamorati anche di cose differenti da una singola persona fisica...). Ho avuto una settimana davvero densa, e vi saluto augurandovi una buona fine settimana, claudia
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