8. gennaio 2010
Il crepuscolo degli dei della steppa

Troppo facile fare i biscotti natalizi in dicembre: io li ho fatti oggi dopo pranzo con le bambine, prima che tornassero a scuola...la neve e il freddo mi hanno fatto venir voglia di un altro po' di atmosfera festiva fuori tempo! Ed ho anche terminato un libro ambientato in luoghi freddi...

"Meglio non avere una mitologia come questa: è una mitologia di steppa e polvere." E' la mitologia di Ismail Kadaré, scrittore nato nel 1936 a Agirocastro in Albania, che dal 1990 vive in Francia come rifugiato politico. In questo romanzo, "Il crepuscolo degli dei della steppa" (Fandango 2009, ma pubblicato in Francia nel 1981), racconta di un periodo in cui ha vissuto all'Istituto Gorki, una casa per intellettuali nella tarda Unione Sovietica, ai tempi in cui Boris Pasternack vince il premio Nobel con Il dottor Zivago, romanzo inviso al regime e proibito in patria... L'autore rivivrà sulla propria pelle la leggenda di Costantino, prediletto di dodici fratelli, che esce dalla tomba per tener fede alla parola data e riportare la sorella Doruntina al paese natio per un giuramento fatto alla madre, onorando così la bessa, la parola data che in Albania è considerata sacra, capace di aprire le porte tra il mondo dei vivi e quello dei morti.

Che scrittore, questo Kadaré! Visionario, evocativo, sa di steppa e polvere; e di soggetti che aiutano ad allargare la visione. Che mondo ampio, quello dei popoli caucasici...persino più vasto delle nostre montagne! Un caro saluto, claudia

Inserito alle: 17:46 | Inserito da: clablog
 
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