Ogni volta che capita un incidente della circolazione, si torna a parlare di sicurezza stradale: un'utopia (leggete il bel libro di Cormac McCarthy con questo titolo), perché la strada è pericolosa per definizione, in quanto luogo altro dalla casa (ecologia deriva etimologicamente da "discorso sulla casa"...). Un tempo vi si trovavano i predoni; altrove i bisonti...alle nostre latitudini, i suv, brutta ferraglia con un buon gettito finanziario.
Il trasporto privato è un concetto insensato che ha reso peggiore le nostre vite illudendoci che fosse un lusso ed una necessità: un tempo le piazze servivano per incontrarsi, ora per posteggiare i nostri mezzi (avete visto Baaría, il film di Tornatore?). Andando a piedi, si potrebbe vivere la realtà circostante invece di cancellarla in una schizofrenica ricerca di un luogo diverso, sempre più lontano, sempre più irraggiungibile (esistono ancora luoghi isolati?). Ci muoviamo in fretta, conosciamo le strade di luoghi lontanissimi geograficamente (c'è ancora chi crede di desiderare una vacanza su una spiaggia tropicale!) ma non il viottolo dietro casa. E, a volte, veniamo travolti da qualcuno che come noi si muove insensatamente, correndo verso qualcosa di inessenziale, scegliendo di lavorare lontano dal luogo in cui si abita e trasformando in deserto tutto ciò che sta in mezzo: ci muoviamo tra non-luoghi, incespichiamo in non-sensi. Moriamo inutilmente per un po' di fretta, lasciando altre vittime sulla strada: i nostri familiari, e chi ci ha travolto e non potrà dimenticare, vivendo con un senso di colpa di nessuna utilità.
In una città slow, andiamo a trenta all'ora ovunque, e appena possiamo lasciamo l'auto in garage e ci spostiamo a piedi, dimenticando le palestre e parlando con chi incontriamo. Così viviamo a Mendrisio, o almeno così dovremmo vivere. E' un miracolo ogni giorno che sia ancora viva: ogni giorno, come voi, attraverso la strada! cari saluti, claudia







