Un libro difficile da definire, diverso da tutti, "La tigre bianca" (Einaudi, 2008) del giovane indiano Aravind Adiga. Un viaggio dietro le quinte di un'India moderna e scintillante, un inquietante racconto iniziatico di un ragazzo delle province oscure (le Tenebre) che in un tortuoso e a tratti esilarante percorso arriva a diventare imprenditore nella frenetica Bangalore. La lettura è una divisione del genere umano tra ricchi e poveri: ognuna delle due categorie fa in modo che l'altra sia tagliata fuori dai propri peculiari segreti, e ognuno resta nella propria ingenua visione del mondo. Bella la scena in cui l'autore, a servizio come autista presso il ricco Mr Ashok, lo accompagna a mangiare come si nutrono i poveri, siccome vuole riscoprire le proprie radici indiane dopo lunghi anni a New York, ma ordina in quantità "adatte ad un ricco".Davvero conta così tanto la quantità di denaro che ognuno di noi possiede? Davvero la visione del mondo è distante anni luce per ricchi e poveri?Alla fine, vista così, l'umanità appare ben misera cosa, e tutti quanti dei poveracci che si dannano per il dio denaro. Ma noi non siamo in India, e la nostra visione del mondo puo' essere differente. Augurandocelo di cuore, vi consiglio questa lettura, claudia







