Ieri sono andata al Lux a Massagno a vedere l'anteprima del film-documentario di Ermanno Olmi "Terra madre" in collaborazione con Slow food. Bella soprattutto la seconda parte, in cui si segue un contadino durante le quattro stagioni di lavoro: vien voglia di fare l'orto, e di raccogliere semi (si vede anche la banca dei semi su un'isola della Norvegia). Soprattutto, vien voglia di togliersi da quest'orgia di consumo insensato e frenetico, e di prendersi il tempo per gustare meno cose, ma che abbiano una storia e un valore. Davvero: la vera ricchezza è il lusso di potersi permettere di scegliere di eliminare, di togliere il superfluo, di andare all'essenziale. Non siamo tutti contadini (purtroppo?), ma dall'uomo della terra possiamo imparare il rispetto: la terra non è una cosa inanimata da sfruttare al meglio, bensì un'entità sacra di cui avere rispetto, e davanti a cui inchinarsi. Anche fermandosi ad ascoltarne i ritmi, i profumi, i suoni del vento tra le fronde. Ad osservarne i colori che mutano con il variare delle stagioni e della luce. Con venerazione, senso di render grazie e stupore. Questi sono i giorni della riflessione, dell'entrata nel regno dei morti (vita e morte sono strettamente collegate), del ringraziamento per il raccolto e della speranza per lo scemare della luce.
Mi stringo a voi in silenzio, claudia







