La crisi finanziaria
Sto leggendo il libro "Io e Dio" del teologo Vito Mancuso, recensito su Cooperazione qualche settimana fa, e altri libi di teologia, alternandoli con testi di economia: tutti parlano di crisi, da prospettive differenti e con conclusioni diverse, ma vi racconto qui un paio di cose che ho capito, dalla mia piccola prospettiva, un cantuccio caldo e curioso sul mondo:
Ci troviamo in un tempo tragico del "non più e non ancora", un tempo di mezzo tra il capitalismo degli anni passati e una nuova era, che non sappiamo ancora come sarà (alcuni parlano di decrescita, i pessimisti di tempi cupi).
DEPRIVAZIONE è un termine più ampio di POVERTA'. Porta al rancore, al cinismo, al razzismo, all'incaniglimento. L'invidia sociale porta a creare categorie più in basso di noi, quale che sia il nostro posto sulla scala sociale: così, ecco sparire il concetto di essere umano, sostituito da quello di immigrati, frontalieri: secondo la retorica del disumano, si creano dei non-uomini.
Vorrei aggiungere una nota positiva ma oggi non riesco a trovarla: cerco nei boschi innevati l'ispirazione, e se la trovo ne parliamo...meglio ancora: trovatela voi! Vi aspetto, claudia

Gli stivali da amazzone
Una mattina mi sono concessa una botta di vita: ho preso mezza giornata di libero per un'attività che desideravo da tempo, ovvero andare a fare shopping a Varese con due amiche. La visita al mercato è stata infruttuosa a causa della consapevolezza che il poco prezzo delle merci ha un costo altissimo in termini di lavoro sottopagato e anche minorile, in condizioni senza dignità che si ripercuotono sulla brillantezza di certi maglioncini a dieci euro che dopo un lavaggio saranno già da rottamare; e in prezzi di energia per i trasporti, e di benessere globale per tutti noi. Quindi: preferisco restare con il mio vecchio maglioncino di cachemire fatto in Europa, e pazienza se è il quarto anno che va avanti e l'età la dimostra tutta! Ma in un negozio del centro non ho resistito ad un paio di stivali bellissimi, color cachemire fumé, di pelle sotto e di lana sopra, con i tacchi alti che sembrano fatti di materiale riciclato: una degna calzatura per un'amazzone, che tale mi farà sentire per diversi anni, spero! Ecco: i vestiti in materiale riciclato sono la nuova frontiera dell'abbigliamento, e la sfida per gli stilisti nei prossimi anni. Già pregusto il prossimo acquisto: un vestito ricavato da decine di bottiglie di pet, o magari una borsa che in passato era scatolame da pummarola!
Buona settimana, programmatela bene, con qualche angolo di piacere, di pace e di condivisione. Un caro saluto, claudia

In risposta a Giuliana
Grazie Giusy...ma non ho ancora risposto a Giuliana sulla discussione di tre post fa, in merito alla crisi che costringe molte famiglie a non poter staccare dal lavoro...perdona il ritardo nella risposta, è che ci ho pensato su per qualche giorno.
Mi pare che il nostro concetto di benessere sia alquanto sopra le righe: il minimo finanziario per vivere si situa a mio parere molto al di sotto di quanto siamo abituati a pensare, e il nostro concetto di povertà deriva dal fatto che viviamo pretendendo e dando per scontato un tenore di vita molto dispendioso. Credimi, non lo dico per snobismo: a mia figlia ho appena detto che andare al cinema una volta all'anno è più che sufficiente, e davvero penso che sia così (soprattutto perché attraverso televisione e internet abbiamo nutrimento per i sogni a sufficienza, pensiamo a quando le comunità si raccontavano fiabe attorno al fuoco nelle sere d'inverno...). Le persone si sentono povere se non possono andare al ristorante più di una volta alla settimana, eppure nessuno è costretto alla fame (c'è il tavolino magico di Fra Martino Dotta, nei casi più difficili). Non voglio banalizzare, il discorso è lungo e rischioso, irto di fraintendimenti, ma davvero siamo troppo ricchi. Le persone che non possono staccare dal lavoro hanno in genere due automobili, vestiti costosi, case troppo grandi. Siamo abituati a dare per scontato che una vita dignitosa sia al di sopra dei quattromila franchi al mese, mentre con un po' di sane rinunce, e unendo le famiglie, potremmo vivere con molti meno soldi, e molta più ricchezza autentica. La vera ricchezza, ne sono convinta, è il tempo libero e la condivisione. Alla larga dalla schiavitù dell'avere, dell'entrare nel vortice del consumo. So che adesso fioccheranno i commenti indignati, il discorso è difficile, e siamo tutti un po' viziati...pensate ai nostri bisnonni che si nutrivano con minestre di acqua e viole, sentitevi ricchi come siete in realtà, e prendete la misura prima di rispondermi! Non che dobbiamo tornare a quei tempi (non si torna mai indietro), ma rendiamoci conto che il problema della nostra società non è la mancanza, ma piuttosto l'eccesso di ricchezza finanziaria. Un caro saluto, claudia
Zygmund Baumann
Parliamo di un altro Grande Vecchio che è stato qui in Ticino gli scorsi giorni, lui ancora attivo ed estremamente lucido, a ottant'anni: Zygmund Baumann. E' un sociologo molto prolifico, che ha scritto tanti libri (l'ultimo, "Paura liquida") e teorizzato l'idea della società liquida, quella in cui ci troviamo, caratterizzata da una mancanza di regole chiare, fisse e condivise da tutti. Ogni gruppo sociale ha le proprie, e gli individui migrano da un all'altro nel corso della propria esistenza: tutto è più complesso di un tempo. E non si sa dove sia il potere, se nella politica, nell'economia, nei singoli Stati che subiscono fortemente le influenze delle scelte altrui. Baumann sa essere lucido senza cadere nel cinismo o nella rassegnazione, consegna un modello con il quale confrontarsi e fare i conti. Per quanto mi riguarda, faccio i conti con tom cane che questa notte ha sporcato in lavanderia: l'età lo rende incontinente, e pulire è un buon modo per rimettere i piedi per terra, togliendoli da pensieri così ampi da far girare la testa. Buon giorno di sole, claudia

Estatella di San Martino
A volte, mia figlia tredicenne prova senza troppa convinzione a chiedermi se puo' guardare una delle serie televisive a base di crimini americani in programmazione quasi ogni sera sulla televisione svizzera...sa che le dirò di no, e un no convinto: che genere di costruzione del mondo è possibile per una mente che si nutra di questi prodotti artificiali e confezionati "bene" come delle merendine che sanno di plastica? Non prendetemi per una moralista: adoro le cose "politicamente scorrette", i film duri, le battute sarcastiche e anche quelle sconce, tutto quel mondo adulto che non sa di infantilismo e di buonismo. Ma davvero, viviamo immersi in un'offerta di intrattenimento penosa, povera, finta, sterilmente morbosa. Un esperimento ha mostrato che i bambini, dopo mezz'ora di un canale di cartoon network, hanno dei rendimenti cognitivi più bassi dei loro compagni lasciati a giocare all'aperto o al chiuso...E come ci sviluppiamo noi adulti nutriti da basso intrattenimento, a suon di personaggi stereotipati e di crimini efferati che scimmiottano la realtà? Voi cosa fate per divertirvi? Divertirsi è un bisogno, non fondamentale ma che viene immediatamente dopo quelli fondamentali (sicurezza, nutrimento, riposo). Buona estatella di San Martino, claudia









