La febbre
Come vi ho detto, sono stata malata. Febbre alta per tre giorni, ed ora ho le ghiandole della gola gonfie che sembro un criceto!
Essere malati, se non fosse che si sta male, è una bella cosa: consente di fermarsi, di non pretendere niente dalle giornate e da se stessi, e dunque di apprezzare ogni cosa, ogni cambio di luce, il suono della pioggia che ticchetta sul tetto, il calore di una tazza di tè. E poi, fare un passo indietro aiuta a lasciare che gli altri si occupino di noi, di solito sempre efficienti. Lo so, e ogni volta mi dico che dovrei farlo di più nella mia vita da sana: se non mi affretto a fare tutto io, anche le bambine si danno maggiormente da fare: sparecchiano, mi preparano una spremuta di limone, si occupano tranquillamente di qualcosa senza continuare ad acciuffarsi e a lamentarsi.
Compito per le vacanze: rallentare, e non fare tutto, lasciare che tutti partecipino al buon andamento della casa senza la sensazione di dover reggere tutto sulle spalle come Minerva!
Anche nella comunicazione, succede un po' la stessa cosa: perché agli altri sia possibile fare la loro parte, occorre a volte farsi un passo in dietro, altrimenti la danza stona e ci si pestano i piedi.
E poi adesso è arrivato il vero caldo, ed è più facile mettersi in un'attitudine un po' passiva, che in quest'epoca di attivismo imperante (e a volte folle), è vista come un difetto, mentre è solo l'altra parte dell'essere attivi!
Arrivederci stivali, benvenuti sandali!
Cari saluti e buona fine settimana a voi,
claudia
complimenti maschili e ironia
I commenti dell'ultimo post mi offrono lo spunto per una riflessione sulle differenze tra uomini e donne. Innanzitutto, si è visto un esempio di solidarietà femminile (eli e cla) e uno maschile (alfredo e gelo). Donne e uomini agiscono secondo schemi e parametri diversi, non credo che arriviamo davvero da marte e da venere, ma che abbiamo molto da insegnarci a vicenda.
Francamente, credo di avere un buon senso dell'umorismo, che mi solleva in certe situazioni e in molte occasioni mi tiene ottima compagnia, permettendomi di vedere la vita in una dimensione ludica che ne attenua alcune drammaticità. Detto in altre parole, mi piace ridere, e far ridere; trovare il lato buffo delle cose o sdrammatizzare una situazione con una visione più leggera.
Ma qui si parla di svalutazione della figura professionale di un'ipotetica psicologa dello sport: quando si usano certi termini, si svaluta l'intero genere femminile, e non ci sto, non mi fa ridere,neppure sorridere, mi fa solo voglia di prendere le distanze, di dire: così no!
Cari uomini, tra di voi parlate in un certo modo, e anche noi quando siamo sole parliamo in un modo molto diverso. Ma i complimenti che ci piace sentire, se abbiamo desiderio di sentirne, sono di altro tenore. Anzi, non fateli proprio, limitiamoci al rispetto reciproco, allo sguardo ammirato e rispettoso, alla curiosità per le nostre differenze. Forse i tempi non ci aiutano a mantenere quella distanza necessaria ad un vero rispetto e ad un'autentica conoscenza dell'altro-da-sè: ci hanno insegnato che siamo uguali, che dobbiamo subito darci del tu e mescolarci il più possibile. Falso.
No, no, no...la conoscenza richiede impegno, attenzione, rispetto, lento avvicinamento, giuste distanze, giochi di seduzioni garbati e senza scopi facili,...un lungo elenco che proprio fa a pugni con un termine come "gnocca", proprio brutto, anche foneticamente parlando.
In questa stanza suggerirei altri tipi di apprezzamenti, se proprio ce ne devono essere. Potremmo dirci: sei solare come un'alba sul mare (santy)), sei rugiadosa e freca di vita (eli), sei brillante e screanzato (gelo), sei profondo e saggio come Ulisse (matteo),...
So che non è un bel benvenuto per alfredo da parte della padrona di casa, però capiscimi: non sto difendendo me stessa, ma le mie sorelle tutte. E datemi pure della noiosa e intransigente (so le parole che userete, ma non le scrivo!), e ditemi cosa ne pensate!
Un saluto caro, anche ad alfredo naturalmente!
claudia








