La fiera delle vanità
Domenica sera daranno un bel film sulla rsi, tratto dal romanzo di Thackeray, "La fiera delle vanità", che vinse al festival di Cannes quattro anni fa con una regista indiana. Ricordo che avevo divorato quel libro, ai tempi dell'adolescenza, scoprendovi realtà valide più di un secolo dopo, e assumendo il titolo a spiegazione di molti fenomeni: "la fiera delle vanità". Mi fa piacere pensare con giorni d'anticipo ad una bella serata di cinema (ho già invitato un'amica romantica a condividere la visione e i fazzoletti di carta per asciugare le lacrime!), e con anni di ritardo alle notti di lettura di un bel libro. Leggere di notte è più bello del leggere di giorno: il giorno è fatto per l'attività, anche se ci fermiamo noi, tutto attorno ferve di attivismo, mentre la notte tutto si quieta, e si sente soltanto il rumore delle pagine che si sfogliano. Che bello leggere all'aria aperta, sul terrazzo nelle notti estive. E che bello accucciarsi sulla poltrona mentre fuori piove, solo una luce fioca ad illuminare il libro. E, meglio di tutto, leggere nel letto, un grande piumone e uno scialle sulle spalle! Alla fine di questa mia povera e, ahimè troppo breve, vita, potrò consolarmi al pensiero di averne vissute almeno altre mille seguendo le pagine di altrettanti libri. E ancora non mi basterà, e sarò arrabbiata, o forse solo triste al pensiero di dovermene andare così presto (centodieci anni sarà ancora troppo presto!).
Ho superato me stessa: ho fatto la torta di mele e rosmarino presentata su Cooperazione di settimana scorsa e...incredibile: era buona! (è stata Lila a dire "mamma, hai superato te stessa!"...siccome non faccio mai torte, non ci vuole tantissimo, comunque è pur sempre un bel successo!). Ve la consiglio, un abbinamento squisito! Vi saluto golosamente, claudia
Up!
Non ci sono più certezze: in un pomeriggio piovoso, vai a vedere un film per bambini della Pixar, e ti ritrovi con una storia complessa, estremamente commovente, con personaggi delineati meglio di quelli del Dottor Zivago. Soprattutto, ti ritrovi a piangere in modo imbarazzante...siamo lontani anni luce dai vecchi cartoni animati, quelli un po' melensi tipo Walt Disney che dopo mezz'ora dormi tranquilla e te ne esci riposata e serena!
Mi communove una storia di sentimenti che durano una vita intera: ultimamente passo ore ad ascoltare quaranta-cinquanta-sessantenni che vogliono cambiare vita e che sono stanche o stufi di sopportare la propria moglie o il proprio marito (primo o secondo). Pare che i rapporti abbiano una data di scadenza, con un gran dispendio di energie... peggio del co2 prodotto dalle automobili! Lungi da me il moralistico criticare, però lasciatemi dire che mi commuove alle lacrime pensare a sentimenti che durano per l'intero arco di un'esistenza. Secondo me, il modello migliore, ciò che dovremmo ritenere la normalità, con tutta la comprensione e il dispiacere per quando non riesce ad essere così.
Il film è quello del vecchietto che se ne vola via attaccando la propria casa a tantissimi palloncini colorati: andate a vederlo se volete commuovervi! un caro saluto attaccato a tanti palloncini multicolori, claudia
Terra madre
Ieri sono andata al Lux a Massagno a vedere l'anteprima del film-documentario di Ermanno Olmi "Terra madre" in collaborazione con Slow food. Bella soprattutto la seconda parte, in cui si segue un contadino durante le quattro stagioni di lavoro: vien voglia di fare l'orto, e di raccogliere semi (si vede anche la banca dei semi su un'isola della Norvegia). Soprattutto, vien voglia di togliersi da quest'orgia di consumo insensato e frenetico, e di prendersi il tempo per gustare meno cose, ma che abbiano una storia e un valore. Davvero: la vera ricchezza è il lusso di potersi permettere di scegliere di eliminare, di togliere il superfluo, di andare all'essenziale. Non siamo tutti contadini (purtroppo?), ma dall'uomo della terra possiamo imparare il rispetto: la terra non è una cosa inanimata da sfruttare al meglio, bensì un'entità sacra di cui avere rispetto, e davanti a cui inchinarsi. Anche fermandosi ad ascoltarne i ritmi, i profumi, i suoni del vento tra le fronde. Ad osservarne i colori che mutano con il variare delle stagioni e della luce. Con venerazione, senso di render grazie e stupore. Questi sono i giorni della riflessione, dell'entrata nel regno dei morti (vita e morte sono strettamente collegate), del ringraziamento per il raccolto e della speranza per lo scemare della luce.
Mi stringo a voi in silenzio, claudia
Baaria
Sono andata a vedere il film di Tornatore, un vero film da guardare in una grande sala, una bella storia con un'ambientazione curata nei dettagli. Propio un bel film, uno di quelli che fa sognare, che permette di vivere un'altra vita per un paio d'ore sgranocchiando m&m (questi ultimi sono un optional, ma ci stanno bene!). Ripercorre la vita del protagonista dall'infanzia alla vecchiaia, mostrando i cambiamenti del paese siciliano e il passaggio della Storia nella microstoria familiare. Fa pensare a come si stava meglio quando si stava peggio, a come un tempo ci fossero piazze e strade in cui incontrarsi, prima che tutti fossimo isolati dall'impero della televisione nelle case e delle auto nelle strade. Fa pensare al proverbio siciliano "megghiu cumandari cà futtiri" (meglio comandare che fottere). Fa pensare all'importanza della politica e, naturalmente, dell'amore. Fa pensare alla magia, la magia della vita e quella del cinema. Fa pensare che si puo' parlare soltanto di ciò che si conosce, e che nel film c'è probabilmente moltissimo del regista. E poi, che la Sicilia è una bella terra, e che somiglia al Ticino. Direte: ma che c'entra, non abbiamo il mare, è molto diverso qui. No, se ci pensate, la Sicilia somiglia al Ticino. Basta un fico d'India in un vaso, ed è uguale. La bellezza è uguale in tutto il mondo, e il sole siciliano è lo stesso che scalda la nostra terra.
Salutammo, claudia
same same but different
Ieri sono andata per una sera di vacanza a Locarno, un'istituzione: bello che ci sia il festival del cinema, i profumi del cibo etnico alla rotonda, i turisti radical chic con i loro abiti di lino spiegazzato e l'aria di chi il resto dell'anno è in giro per il mondo. Mi chiedo sempre dove stiano nascosti certi personaggi il resto del tempo, ma probabilmente l'unica a rimanere nascosta nei propri boschi sono io!
L'essere umano ha bisogno di storie, è una necessità primaria, subito dopo quella di sicurezza, di cibo e di calore. E questo film presentato in anteprima mondiale (del regista tedesco Buck) racconta molto bene una vicenda apparentemente banale tratta dal libro autobiografico di un ragazzo tedesco andato in Cambogia per una vacanza- Lì ha una storia mercenaria che si sarebbe conclusa probabilmente per ovvia conseguenza, se non che la ragazza risulterà positiva al test HIV, e questo scatenerà una scintilla che porterà il ragazzo a sposarla, avere una bambina con lei e vivere tra la Germania e la Cambogia. Sarebbe una tragedia senza l'industria farmaceutica, mentre i tre vivono ancora: l'amore ci salverà...dovremmo vedere più film d'amore, è deciso!
Mi sento un elefante (in senso buono: se vedrete il film capirete perchè) ed elefantemente vi saluto, claudia








