La stanza di Claudia

18 gennaio 2012

Incanto

Categorie correlate: libri

Ci sono sfide difficili, e sono in genere quelle che vale la pena intraprendere. A volte, si fallisce, ma ci sono fallimenti che hanno in sé una bellezza e una dignità, forse migliori di vittorie troppo facili. Penso a questo e ad altro chiudendo il romanzo di Pietro Grossi (Einaudi, 2011), dal titolo "Incanto" ,il primo dopo tre bellissimi libri di racconti e romanzi brevi (Pugni, L'acchito e Martini). Ecco, la prosa efficace, evocativa, potente dei racconti, qui si annacqua, e la struttura del romanzo traballa, a volte scade nel banale. Eppure, Grossi è uno scrittore da tenere d'occhio, da non perdere di vista. Pazienza se questo non è un grande romanzo: ne scriverà altri, e saprà trovare il modo per rendere la sua voce efficacemente anche su narrazioni di grande respiro. E', questo, un romanzo di formazione, che segue le vicende di tre amici dall'adolescenza lungo i tortuosi percorsi della giovinezza, del senso di onnipotenza e della disillusione che rappresenta un momento necessario di passaggio ad una consapevolezza matura sulle cose della vita. La voce narrante è uno dei protagonisti, Jacopo Ferri, che diventerà un brillante fisico che studia le leggi dell'universo, credendo per un certo periodo di poterlo controllare. La fisica, l'astronomia, la bellezza delle scienze esatte...e l'oscurità insondabile dell'essere umano, che a tratti affiora e confonde le carte delle nostre certezze. Vi lascio una poesia di Antonia Pozzi, scritta nel 1934 e da me trovata nel catalogo della mostra attualmente al museo d'arte di Mendrisio di Simonetta Martini:


...e forse ci sono più stelle
E segreti e insondabili vie
Tra noi, nel silenzio,
che in tutto il cielo disteso
al di là della nebbia.

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14 gennaio 2012

Vite che non sono la mia

Categorie correlate: libri

Ho scoperto un autore che non conoscevo, e di cui ora leggerò tutti i libri: Emmanuel Carrère. Molto dubbiosa per via della trama, ho letto il suo ultimo romanzo (autobiografico) edito da Einaudi l'anno passato: "Vite che non sono la mia". Racconta di due morti orribili, forse le più insopportabile da immaginare: quella di una bambina di quattro anni travolta dallo tsunami mentre si trova in vacanza con i genitori in un villaggio dello Sri Lanka in cui era presente anche l'autore, e quella della sorella della propria moglie, avvenuta pochi mesi più tardi, in Francia, a causa di un tumore che l'ha tolta alle sue tre bambine (la più grande di sette anni) a soli trentatré anni, nel pieno di una brillante carriera come magistrato. Da queste due morti, Carrère riesce a trarre motivo di stupore, di riflessioni, persino di uno sguardo autentico, con punte di umorismo, e appassionato, ma non banale. Non amo i libri sulle tragedie, mi tengo alla larga dai gialli e dalle morti che non sono la mia, dalle storie lacrimevoli e questa, credetemi, non lo è!
Ha trasformato il mondo in letteratura, e questa è la più grande medicina che io conosca: ve ne passo la ricetta!Buon fine settimana a caccia di primule, aspettando una pioggia ancora lontana, claudia

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Inserito alle 09:35 | Commenti (1) | Stampa

11 gennaio 2012

In risposta a Giuliana

Categorie correlate: società

Grazie Giusy...ma non ho ancora risposto a Giuliana sulla discussione di tre post fa, in merito alla crisi che costringe molte famiglie a non poter staccare dal lavoro...perdona il ritardo nella risposta, è che ci ho pensato su per qualche giorno.
Mi pare che il nostro concetto di benessere sia alquanto sopra le righe: il minimo finanziario per vivere si situa a mio parere molto al di sotto di quanto siamo abituati a pensare, e il nostro concetto di povertà deriva dal fatto che viviamo pretendendo e dando per scontato un tenore di vita molto dispendioso. Credimi, non lo dico per snobismo: a mia figlia ho appena detto che andare al cinema una volta all'anno è più che sufficiente, e davvero penso che sia così (soprattutto perché attraverso televisione e internet abbiamo nutrimento per i sogni a sufficienza, pensiamo a quando le comunità si raccontavano fiabe attorno al fuoco nelle sere d'inverno...). Le persone si sentono povere se non possono andare al ristorante più di una volta alla settimana, eppure nessuno è costretto alla fame (c'è il tavolino magico di Fra Martino Dotta, nei casi più difficili). Non voglio banalizzare, il discorso è lungo e rischioso, irto di fraintendimenti, ma davvero siamo troppo ricchi. Le persone che non possono staccare dal lavoro hanno in genere due automobili, vestiti costosi, case troppo grandi. Siamo abituati a dare per scontato che una vita dignitosa sia al di sopra dei quattromila franchi al mese, mentre con un po' di sane rinunce, e unendo le famiglie, potremmo vivere con molti meno soldi, e molta più ricchezza autentica. La vera ricchezza, ne sono convinta, è il tempo libero e la condivisione. Alla larga dalla schiavitù dell'avere, dell'entrare nel vortice del consumo. So che adesso fioccheranno i commenti indignati, il discorso è difficile, e siamo tutti un po' viziati...pensate ai nostri bisnonni che si nutrivano con minestre di acqua e viole, sentitevi ricchi come siete in realtà, e prendete la misura prima di rispondermi! Non che dobbiamo tornare a quei tempi (non si torna mai indietro), ma rendiamoci conto che il problema della nostra società non è la mancanza, ma piuttosto l'eccesso di ricchezza finanziaria. Un caro saluto, claudia

Inserito alle 08:30 | Commenti (12) | Stampa

10 gennaio 2012

Corvi e civette

Categorie correlate: L'Organizzazione

Ci sono ricascata: ho letto e ascoltato tutto il possibile sul caso di questi giorni, sulla Banca nazionale svizzera, e ora mi ritrovo nauseata e, ammettiamolo, annoiata. Ma c'è un antidoto, e ve lo scrivo, da recitare a memoria, sperando nell'intervento benefico di un qualche corvo, corvaccio o civetta di passaggio! Spero che funzioni anche per voi, un abbraccio, claudia

Il modo in cui un corvo
Scrollò su di me
La polvere di neve
Da un ramo d'abete

Ha dato al mio cuore
Un cambiamento di umore
E in parte salvato
Un giorno sciupato.

Robert Frost, "Polvere di neve"

 

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Inserito alle 08:11 | Commenti (1) | Stampa

8 gennaio 2012

La decrescita felice

Categorie correlate: L'Organizzazione

Vi lascio qualche appunto dalla rilettura del libro di Maurizio Pallante su "La decrescita felice" (del 2005), un testo che oggi più che mai risulta d'attualità...
Siamo alla fine di un periodo iniziato con la rivoluzione industriale. La crisi non è solo economica, ma anche energetica, ambientale, morale (l'unico valore riconosciuto è il denaro, è stato fatto in modo che le persone avessero tra di loro rapporti conflittuali basati sul denaro).
La recessione (fame per forza) è diversa dal concetto di decrescita (che potremmo paragonare, seguendo la metafora, alla dieta per scelta).
Il bene è diverso dall'oggetto, dalla merce.
Occorre costruire delle isole di autonomia, delle comunità resilienti.
E su questo...che salto temporale, oggi sembrava primavera, con primule alle pendici del Generoso, e una bella passeggiata in maglietta...ho spazzolato Tom cane, e potrei fare un cuscino con il pelo che è venuto via! Buona settimana, ma buona davvero...claudia

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Inserito alle 20:43 | Commenti (0) | Stampa

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