Il signore dei fischietti

A colloquio con Massimo Busacca, capo del dipartimento arbitrale FIFA, alla vigilia dei Mondiali di calcio in Russia. Sulle doti che deve possedere un direttore di gara, sul ruolo del VAR nel futuro del calcio e perché mancano fischietti svizzeri di livello internazionale.

TESTO: ANDREAS W. SCHMID - FOTO: SANDRO MAHLER

Signor Busacca, iniziamo da un assunto: solo un masochista può scegliere di fare l’ arbitro.
Perché?

Nessuno lo loda quando fischia per un buon motivo, ma tutti gli vanno contro non appena sbaglia...
Nonostante ciò non è un masochista. Essere arbitro è prima di tutto qualcosa di bello, di importante e a volte anche un po’ complesso. Uno può decidere di diventare arbitro perché coltivava ambizioni calcistiche, ma si è reso conto che non avrebbe fatto tanta strada col pallone, decide allora di fare l’arbitro per continuare in qualche modo a stare il più possibile vicino ai campi da gioco. Non ci trovo nulla di male in questo.

Rimane che un arbitro deve avere grande capacità di sopportazione...
Paragono spesso un arbitro a un giudice che manda in galera qualcuno e questi si oppone con tutte le sue forze al verde o e lo fa anche vedere. Spesso l’arbitro serve da alibi ai giocatori e agli allenatori Più calciatori, allenatori e tifosi accetteranno che il calcio è fatto anche di sconfiette di errori, meno importanza avrà l’arbitro.

Oggi, però, non si accettano errori e sconfitte...
Sì, ma gli errori fanno parte del calcio. A volte capita che un giocatore faccia un tiro da tre metri dalla porta e la palla finisca sopra la traversa con la porta sguarnita. Non sto dicendo che le decisioni sbagliate vadano giustificate. L’arbitro deve fare il suo lavoro senza possibilmente commettere alcun errore.

Ai Mondiali si impiegherà il VAR, la moviola in campo per evitare errori di valutazione in situazioni contro- verse. È il primo passo verso la totale sostituzione dell’arbitro?
No, l’arbitro sarà sempre necessario. Dopotutto il suo compito non è solo garantire il rispetto delle regole. C’è bisogno di un arbitro che giudichi le singole scene dalla sua prospettiva. Più l’arbitro sarà preparato, maggiori saranno le probabilità che faccia bene il suo lavoro. Per questo, se ho 100 franchi, preferisco investirne 80 nella sua buona preparazione e 20 nello sviluppo tecnologico.

Come sta preparando i suoi arbitri ai Mondiali di Russia?
Attraverso raduni. A maggio tutti i 112 arbitri e assistenti si sono dati appuntamento per due settimane a Coverciano, vicino a Firenze. Abbiamo tenuto due sessioni d’allenamento e due sessioni di teoria al giorno. Con due squadre abbiamo simulato vere partite o situazioni di gioco specifiche, analizzando per esempio il posizionamento e lo spostamento dell’arbitro. Se sei troppo lontano dall’azione di gioco decisiva, è più difficile riconoscere tutto. Una delle cose alle quali teniamo di più è la capacità di un arbitro di “leggere” il gioco.

Che significa?
L’arbitro deve intuire quello che potrebbe accadere. È quello che noi chiamiamo in gergo il reading the game e l’anticipazione. Ha molto a che fare con l’intelligenza calcistica e con l’intuizione. Un arbitro deve possedere anche una naturale autorevolezza, senza però mai essere un dittatore.

Ai Mondiali non c’è nemmeno un arbitro svizzero. Come mai?
Ogni arbitro deve raggiungere il top a livello internazionale. Nel caso degli arbitri svizzeri non è accaduto. Come arbitro devi prima affermarti ad altissimo livello, per esempio in Champions League. Quelli convocati ai Mondiali hanno dovuto partecipare a una qualificazione, proprio come le squadre. E la nazionale svizzera vi partecipa in ragione della sua qualità.

Gli arbitri sono troppo tolleranti. Le continue contestazioni di giocatori e allenatori a ogni fischio sono insostenibili...
Le cose sono migliorate. Non dobbiamo sottovalutare il fatto che, quando si gioca ad alti livelli, la posta in gioco è altissima. Una sconfitta o una vittoria possono segnare un’intera carriera. Quindi se l’adrenalina è alle stelle, la disperazione sarà maggiore quando l’ombra della sconfitta incombe. A quel punto qualche contestazione ci può stare. Se però la cosa dovesse diventare troppo violenta, allora sì, l’arbitro deve prendere provvedimenti. L’arbitro intelligente comunica con i giocatori e gli fa capire di cambiare atteggiamento prima che sia tardi.

È capitato anche a lei?
Certo. E ho sempre ottenuto ottimi risultati. Io dico sempre: «Scusa, ma un altro fallo come questo e scatta l’ammonizione». Un arbitro deve essere un buon comunicatore e avere una personalità forte. Non sono doti che si insegnano. Un buon arbitro affronta una partita con un piano, ma deve essere pronto a cambiarlo, se il gioco prende una piega più cruenta di quella attesa.

Nel rugby solo il capitano ha il permesso di parlare con l’arbitro. Sarebbe il metodo giusto anche per il calcio?
Non si può paragonare il calcio con il rugby. Il calcio va a braccetto con le emozioni forti, a patto che non degenerino. Come detto, non trovo che le cose siano peggiorate. Quando perdi, tu rischi di restare in panchina alla partita successiva e il tuo allenatore rischia di rimetterci il posto. È naturale che ti venga da scoppiare se ti senti trattato ingiustamente.

Ha mai sognato di sbagliare a fischiare?
No, per fortuna no. Ho commesso errori ma nulla di così grave e irreparabile da arrivare a tormentarmi anche nei sogni.

La Fifa aiuta l’arbitro che ai Mondiali commette un grave errore?
Sì, non con uno psicologo ma attraverso colloqui. Ci confrontiamo in maniera intensa. Gli arbitri sanno anche che un grave errore può avere conseguenze fatali. Proprio come un attaccante che, dopo un tiro malriuscito, rischia di starsene in panchina nella gara successiva.

Nei prossimi anni si prevedono modifiche al regolamento?
L’utilizzo della tecnologia rappresenta un grande passo. Ma per il resto il calcio ha subito profondi cambiamenti. Basti pensare all’abolizione della regola del retropassaggio al portiere, che ha reso il gioco più veloce.

Ho visto un forno a legna nel suo giardino. Quali sono gli ingredienti della "pizza Busacca"?
Il classico impasto di farina, acqua e sale che preparo il giorno prima. Poi una mozzarella di ottima qualità, pomodori freschi, rucola dall'orto e per finire scaglie di Grana. Subito dopo mi metto a lavorare in giardino. Coltivare l’uva e le verdure è la mia pasisone. Come mangiare bene e passare la serata in giardino con moglie, famiglia e amici. Che c’è di più bello?

Massimo Busacca è nato a Bellinzona nel 1969 e vive a Monte Carasso. Le perle della sua carriera di arbitro:
- Finale di Coppa Uefa del 2007 (Siviglia-Espanyol)
- Finale di Champions League del 2009 (Barcellona-Manchester United)
- Gara per la Supercoppa UEFA (Inter-Atletico Madrid) nel 2010
- Premio di miglior arbitro mondiale nel 2009
- Capo del dipartimento arbitrale FIFA nel 2011

Volete conoscere le risposte di Busacca a sette domande sulle regole del calcio?

  1. Il portiere si trova all’interno dell’area di rigore ma tocca il pallone con le mani fuori dall’area. C’è infrazione o no?
    Certamente. La discriminante è il punto di contatto. Se questo si trova al di fuori dell’area di rigore, in caso di contatto con la mano scatta il calcio di punizione. Viceversa non costituisce infrazione se il portiere è fuori dall’area di rigore ma afferra e tocca il pallone dentro l’area.

  2. Una squadra si comporta in modo scorretto e perde tre giocatori a causa di cartellini rossi. Ci sono abbastanza giocatori per proseguire la partita?
    Sì. Il regolamento prevede che la partita vada sospesa solo quando sul terreno di gioco ci sono meno di sette giocatori. Una regola molto teorica che in tutti i miei anni di carriera non mi è mai capitato di dover applicare.

  3. Un giocatore riceve un cartellino rosso prima della partita. La sua squadra può iniziare con dieci elementi?
    No, deve comunque entrare in campo in formazione completa. Fortunatamente anche questo non mi è mai accaduto.

  4. Se un giocatore perde una scarpa, la partita viene interrotta?
    Dipende. Alla finale di Champions League a Roma mi è successo che Lionel Messi perdesse una scarpa e riuscisse a fare goal. Se la scarpa è stata persa accidentalmente il gioco può proseguire. Ma in questi casi conta sempre molto l’interpretazione... È una faccenda delicata.

  5. L’arbitro tocca la palla che finisce in porta. Il goal vale?
    Purtroppo sì. E una delle poche regole che a mio avviso bisognerebbe rivedere. Troverei più sensata una rimessa da parte dell’arbitro.
  6. Può un arbitro sostituire i suoi assistenti durante la partita?
    C’è da sperare che non lo debba fare. Ad ogni modo non mi è mai capitato. Ma di fatto sì, lo può fare.

  7. Per quanto tempo un portiere può trattenere la palla tra le mani?
    Sei secondi … Ma se il portiere cerca palesemente di guadagnare tempo, l’arbitro ha il dovere di segnalargli che la prossima volta fischierà. Potete stare certi che si guarderà bene dal rifarlo.

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