Il gigante buono

Crea lampade con materiale di scarto, recuperando antichi oggetti e dando loro una nuova e luminosa vita. Incontro con Leonardo Caduff, un ragazzo dalle numerose passioni.

TESTO: NADIA PASSALACQUA - FOTO: SANDRO MAHLER

Sarà banale ma quando incontro Leonardo Caduff  mi viene subito in mente la favola di un gigante buono. Alto 1 metro e 90, voce profonda e basco calato sulla testa ricorda davvero un personaggio fiabesco. Ed il suo atelier contribuisce a creare questa immagine fantastica: almeno un centinaio di lampade di ogni genere e forma illumina a giorno il locale. E non si tratta di lampade comuni, ma di oggetti speciali: sono tutti realizzati con materiale di scarto, recuperato in discarica. Ed è così che  una vecchia pompa di benzina riverniciata a nuovo dà luce invece di benzina. O ancora, un faro di un vecchio tram di Lugano diventa un’elegante lampada da tavolo. Benvenuti nell’atelier di Leonardo Caduff, artista del riciclo. Malgrado lo scenario da fiaba, Leonardo è un ragazzo con i piedi ben piantati per terra. Lo si capisce subito. Classe ’85, è il primo di quattro figli maschi e da poco più di un anno è diventato padre di una bimba che ha chiamato Anahì. «È il nome di una principessa guerriera del popolo dei Guarani ed ha origini argentine». Poi mi mostra orgoglioso una foto della bimba e ci tiene a dirmi che la forma allungata degli occhi l’ha presa dalla madre, la sua compagna di origine egiziana.

Un’infanzia non sempre facile
Leonardo ha 33 anni ma sembra più grande dell’età che ha,  forse perché è dovuto crescere in fretta. «Mia madre ha divorziato quando avevo 5 anni e dai Grigioni, dove vivevamo con mio padre, siamo ritornati in Ticino. Ha tirato su quattro figli da sola, tutti nati a un anno di distanza l’uno dall’altro. Alcuni momenti non sono stati facili: abbiamo mangiato pasta, riso e patate per un bel pezzo ma non siamo mai morti di fame. Abitavamo in una casa vecchia ma enorme, io dormivo in cima nella parte mansardata che non aveva neanche il riscaldamento. Era una di quelle case in cui in passato si affittavano le stanze a operai italiani che venivano in Svizzera per lavorare come muratori: pensa che c’erano ancora i numeri sulle porte».

Il riciclo come filosofia di vita
Mentre Leonardo si arrotola una sigaretta, mi guardo attorno e la riesco a vedere la cura con cui realizza le sue opere. Da dieci anni lavora come operaio comunale per il Comune di Stabio, ma le sere le dedica all’arte: trascorre ore a pulire, pitturare e studiare i vari meccanismi per far funzionare le sue lampade. «Voglio creare qualcosa di unico, che hai solo tu: è questo che dà valore aggiunto. Di solito lavoro dopo aver messo a letto mia figlia la sera: scendo in un locale che abbiamo sotto casa e creo. Devo anche ringraziare la mia compagna che è molto disponibile». Nel nucleo di Mendrisio ha invece preso in affitto il locale che ha adibito ad atelier. «Il riciclo è una filosofia di vita, anche la mia casa è arredata quasi tutta con oggetti recuperati dagli ingombranti». Leonardo fa anche parte di RerArtUp, un’associazione che raggruppa diversi artisti del riciclo presenti sul territorio e che ha principalmente lo scopo di far conoscere questa filosofia di vita, nata diversi anni fa in Olanda. «È una questione di mentalità. Una volta una signora mi ha dato dei soldi in più per due lampade che aveva comprato e mi ha detto “bravo”. Queste sono le cose fanno più piacere».

Mille progetti
Leonardo è figlio d’arte: suo padre è restauratore e già a 17 anni girava la Svizzera per mercati. Gli chiedo se gli assomiglia. «Fisicamente no, ma nei modi di fare penso proprio di sì: non sto mai fermo. Di recente ho ritirato una percentuale della distilleria Valera a Ligornetto dove lavora mio fratello come distillatore: l’idea è fare grappe, distillati e infusi. Sono anche riuscito a comprare un ronco a Stabio: lì vorrei piantare rose giapponesi per farne un infuso e granturco per fare Moonshine di mais rosso, un distillato».
Insomma, Leonardo di interessi ne ha davvero tanti e negli anni ha coltivato anche passioni piuttosto originali. Una di queste è rappresentata da una teca piena di ragni imbalsamati appesa alle sue spalle. «Fin da piccolo ho avuto la passione per gli insetti.  All’inizio volevo gli insetti stecco, poi ho conosciuto il proprietario di un negozio del settore di Lugano e con lui sono andato ad una fiera ad Olten dove c’erano anche le tarantole. E non ho potuto non prenderne una». Ecco, gli dico, c’è chi si fa il motorino a quell’età e chi invece si compra una tarantola. «In realtà avevo anche quello» mi dice e ride.
Leonardo è proprio uno che si fa voler bene. «La mia filosofia è vivi e lascia vivere, avere rispetto reciproco. Vivo in modo spartano e mi accontento, senza grandi pretese. Chiaro, il sogno della vita sarebbe vivere delle mie opere». E noi glielo auguriamo.

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