L’Azienda Agriloro di Meinrad Perler (in foto), realizzata dall’architetto Dong Joon Lee, è una costruzione con mattonelle klinker, miscuglio di calcare e sostanze argillose.

3, 2, 1… Cantine Aperte

Quasi ottanta vinificatori accoglieranno i visitatori il weekend di Pentecoste. Un giro per vini, ma anche
per cantine interessanti a livello architettonico. 

TESTO: ANDREA CONCONI FOTO SANDRO MAHLER

Alla prima edizione di Cantine Aperte, vent’anni orsono, erano una quindicina le cantine iscritte. D’allora c’è stato un crescendo sia di cantine iscritte – quest’anno sono 78 – sia di pubblico. Un evento che da anni, ormai, sconfina a Nord e a Sud.
L’incontro con i produttori è l’occasione, oltre che di degustare le nuove annate, di scoprire che dietro a uno dei mestieri più belli del mondo si cela un lavoro di sacrifici e di incognite dovute alla meteo. Sono ancora fresche nella memoria le gelate di fine aprile 2017 o le grandinate che hanno colpito i vigneti di Tenero. La calura estiva dell’anno scorso ha impedito agli acini di gonfiarsi restando più piccoli della media, sicuramente i vini sono di ottima annata, ma la piccola resa ha visto per il viticoltore aumentare i costi di produzione del 30% rispetto al quantitativo di uva raccolta.
Ma, come si dice, the show must go on! I vini prodotti sono d’eccellenza, come lo testimoniano le 20 medaglie d’oro e una gran medaglia conquistata all’ultimo Mondial du Merlot.
Cantine Aperte è anche l’occasione di scoprire edifici che per la loro architettura meritano una visita. Tecnica ed estetica come quella della Fratelli Valsangiacomo a Mendrisio, forse una delle ultime cantine di produzione attive risalenti alla fine dell’Ottocento: costruita dall’avo Cesare Valsangiacomo (1857 – 1912) e non a caso nella zona delle Cantine di Mendrisio. Già in quegli anni queste cantine erano conosciute per la loro qualità di conservazione, non solo per formaggi e salumi, ma anche per il vino. Nasce così un luogo di vinificazione su due piani composto da un unico locale per la produzione e conservazione e un “prelocale” a far da cuscinetto alla parte retrostante dagli sbalzi di temperatura esterna. I fiatoni che penetrano nelle viscere della montagna garantiscono una temperatura costante d’estate e d’inverno. Un lavoro d’ingegneria che oggi non si riesce a copiare.


Fratelli Valsangiacomo: forse una delle ultime cantine di produzione attive risalenti alla fine dell’Ottocento.

Altra curiosità è l’uso delle pietre provenienti dalla cava di Salorino. Poco
distanti da questa monumentale costruzione vi sono anche le cantine ristrutturate e usate come barricaia della Gialdi Vini. Un’altra vecchia cantina, che merita una visita, è la Villa Jelmini. La vecchia villa era di proprietà dei genitori del vescovo monsignor Jelmini, che lavoravano il granito della Verzasca. Acquistata in seguito dalla famiglia Matasci e trasformata per il commercio di vino.
Ma sappiamo che non si vive di soli ricordi. Negli anni la viticoltura ticinese ha visto nuovi attori. Sono nate nuove aziende e alcune hanno fatto della loro cantina anche un biglietto da visita. Nel Locarnese troviamo la Cantina Delea che, utilizzando dei prefabbricati a volta, ha costruito una cattedrale dove alloggiare barrique e bottiglie.

La Moncucchetto è stata realizzata da Mario Botta.


Le sue costine sono così morbide che la carne si stacca dall’osso senza rimpianto, felice di confluire nella gola dei suoi clienti affezionati, che riconoscono la qualità semplice e gustosa dei suoi prodotti. Cotte lentamente “si imbrodano con la cottura e restano così belle morbide” come ci dice Dino, non hanno infatti la sgradevole secchezza che a volte troviamo anche in grotti più rinomati del suo umile furgoncino.
Dino è come qualcosa di ricorrente, in lui i suoi clienti trovano un punto fermo, un uomo dimesso che fa con passione e precisione il suo mestiere. Valori che oggi diventano sempre più rari. E allora, anche il traffico diventa un fruscio mentre gustiamo le sue costine e le nuvole sembrano un po’ più rotonde e serene.

Nel Luganese troviamo tre realtà di piccoli produttori, come La Moncucchetto, che ha dato il mandato all’architetto Mario Botta per una cantina che includesse la parte vinificazione, stoccaggio e ristoro in maniera da poter accogliere i visitatori. A Croglio la nuova Cantina Ghidossi è stata realizzata dagli architetti Moro e Moro utilizzando il legno e conferendogli la forma di un’enorme botte. A Barbengo troviamo la Cantina Kopp von der Crone-Visini, dove l’architetto Piero Conconi ha concepito un tutt’unico tra abitazione e zona di lavoro, due parallelepipedi uniti da una corte coperta.
Anche nel Mendrisiotto l’Azienda Agriloro ha voluto unire la praticità all’estetica. Qui è l’architetto coreano Dong Joon Lee, da anni risiedente in Ticino, che dietro le richieste del titolare, Meinrad Perler, ha realizzato una cantina su tre piani dove, lavorando a caduta, si evita il più possibile l’utilizzo delle pompe.

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