Un coltivatore partner di bioRe mostra il suo cotone.

I semi del futuro

In India il 90% dei semi di cotone contengono OGM, anche quelli certificati bio. La fondazione bioRe, sostenuta da Coop, ha creato un centro di ricerca per produrre sementi biologiche performanti senza OGM. Un'iniziativa pionieristica per capi bio al 100%.

TESTO: GILLES MAURON - FOTO: STEFAN HERMANN SIEMER, GILLES MAURON

Eravamo una cinquantina di invitati alla visita della fondazione bioRe a Kasrawad. La direzione generale è svizzera, ma tutti coloro che gestiscono e dirigono le attività sul posto sono indiani. Il presidente e amministratore delegato Vivek Rawal, 39 anni, si occupa, insieme a 42 persone, della gestione dei progetti di bioRe India. Con lui collaborano circa 1000 coltivatori di cotone bio, tutti proprietari dei rispettivi terreni. A loro viene fornito un tirocinio sulle tecniche di coltivazione senza pesticidi, sulla produzione di fertilizzanti e sui requisiti per ottenere la certificazione di cotone bio.
Un sistema di controlli è in atto fin dalla creazione di bioRe India, avvenuta nel 1991, che all’epoca collaborava solo con 75 agricoltori. Ogni coltivatore deve fornire diversi dati al fine di garantire la qualità e assicurare la tracciabilità. Malgrado la procedura avvenga tuttora per iscritto, gli smartphone permetteranno in futuro di semplificare questa noiosa attività di compilazione dei dati.

Quando l’OGM è bio
BioRe si è tuttavia trovata a dover affrontare un problema: il cotone indiano conteneva tracce di OGM, il che esclude la certificazione bio. Dopo varie analisi si sono resi conto che il problema era dovuto ai semi. «Anche quelli certificati bio e privi di OGM possono contenerne», spiega Patrick Hohmann, esperto di cotone e fondatore di bioRe.
«Per ovviare al problema e garantire un cotone 100% bio, bioRe India analizza anzitutto i semi acquistati dagli agricoltori. È autorizzata a procedervi direttamente all’interno dei magazzini per evitare qualsiasi contaminazione accidentale nei campi. Una nuova analisi viene eseguita presso l’agricoltore prima della semina. Altre due analisi vengono successivamente condotte al termine della raccolta del cotone, prima e dopo la sgranatura. Ogniqualvolta viene rilevata la presenza di OGM, vengono presi provvedimenti, che possono comportare persino il rifiuto della produzione annuale del cotone.
Il problema non riguarda soltanto il cotone bio. «Le sementi OGM sono state introdotte in India sedici anni fa», spiega Patrick Hohmann. «Oggi il 90% del cotone indiano è OGM. E questo costituisce un problema.» Nel 2011 è stato creato un centro di ricerca a Kasrawad con il sostegno di Coop. Qui scienziati indiani, guidati dal Prof. Shreekant S. Patil, conservano semi organici indigeni per salvaguardare il patrimonio biologico indiano e tentano, tramite incroci (processi che possono durare più anni) di ottenere le migliori varietà di cotone per l’agricoltura biologica.
Nei loro campi testano vari metodi di coltivazione del cotone (dal convenzionale al biodinamico), ogni volta con semi differenti, tra cui semi OGM, su diverse tipologie di terreni. Un lavoro che permette loro di confrontare scientificamente la resa e i costi di ogni singola piantagione. «Abbiamo constatato», spiega il Prof. Patil «che i semi organici assicurano una produzione costante nel corso degli anni, diversamente dagli OGM, la cui resa può variare notevolmente da un anno all’altro.» Senza OGM gli agricoltori godono quindi di maggiore stabilità.
Questo progetto, avviato sette anni fa, ha permesso di valutare ogni anno 70 piante di cotone. Le migliori cinque sono state selezionate per la terza fase del progetto, quella che permetterà di ottenere per queste sementi un’etichetta di qualità che le renderà commercializzabili. A quel punto potranno essere ripartite tra gli agricoltori nei prossimi anni.

Visita la fondazione bioRe
www.fattinonparole.ch

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