Fanta curling coi cinque cerchi

Dal 9 al 25 febbraio, i giocatori di curling ginevrini del “Team De Cruz” rappresentano la Svizzera ai Giochi Olimpici di Pyeongchang. Negli ultimi mesi, prima del loro esordio alle Olimpiadi, abbiamo seguito il capitano Peter de Cruz e la sua squadra. – di SYLVAIN BOLT

È la prova generale prima delle Olimpiadi. Alla fine di novembre la squadra ginevrina capitanata da Peter de Cruz (28 anni, nella foto d'apertura e sotto) si è aggiudicata la medaglia di bronzo al torneo europeo di curling disputato in casa a San Gallo. «Siamo comunque un po’ delusi. Abbiamo tutte le carte in regola per sfondare, ma prima delle Olimpiadi ci resta ancora molto da fare», ammette Peter de Cruz. Dopo un inizio – otto vittorie consecutive, molto promettente, i rossocrociati sono stati battuti dagli scozzesi alle semifinali. «Un titolo europeo conseguito in casa avrebbe messo la squadra ulteriormente sotto pressione. Andare alle Olimpiadi in veste di outsider non è necessariamente una cosa negativa», afferma Patrik Lörtscher, campione olimpico a Nagano nel 1998, l’anno in cui il curling venne riconosciuto come disciplina ufficiale. «Raramente la squadra campione d’Europa brilla alle Olimpiadi. Prima di vincere l’oro alle Olimpiadi, non avevamo fatto una bella figura agli Europei», continua il vodese, attualmente commentatore sportivo alla RTS.



All’epoca delle Olimpiadi del 1998, Peter de Cruz aveva otto anni. Incollato al televisore, aveva seguito la gara insieme alla madre, che praticava da poco questo sport atipico, e gioito per la vittoria degli svizzeri. Si cimentò con i primi tiri, insieme ad altri giovani, dopo un torneo di curling a cui parteciparono sua madre, il suo patrigno e sua nonna. Fu amore a prima vista. Oggi, due decenni più tardi, Peter de Cruz è uno degli skip (caposquadra) più bravi del mondo. A Les Bains des Pâquis (GE), dove ci siamo dati appuntamento pochi giorni dopo il bronzo europeo, Peter de Cruz (che è nato a Londra) ci confida che nella famiglia de Cruz il curling è contagioso. «I miei parenti inglesi sono riusciti a scovare l’unico club esistente in Inghilterra e hanno iniziato a giocare».


Un virus contagioso
Di fronte al Jet d’eau di Ginevra, Peter de Cruz ci racconta la sua passione per il curling. Ci spiega che sono richiesti «abilità e lavoro mentale: una sintesi fra scacchi, biliardo e sport su ghiaccio». Dopo l’exploit di Nagano, la Svizzera ha vinto una medaglia in ogni competizione, tranne agli ultimi Giochi Olimpici di Sochi nel 2014. Il “Team De Cruz” ha conquistato una medaglia in tutte le competizioni d’élite: a livello europeo l’argento nel 2015 e il bronzo nel 2016 e nel 2017; a livello mondiale il bronzo nel 2014 e nel 2017. In Corea del Sud, i ginevrini possono ambire ad una medaglia. «Andiamo alle Olimpiadi con l’ambizione di qualificarci per le semifinali e vincere una medaglia», dice Peter de Cruz. «Ma dobbiamo fare i conti con gli imprevisti e gestire le novità, non da ultima la pressione dei
media: dovremo metterci sotto una campana di vetro».




Spesso il curling è considerato uno sport fuori moda e i
giocatori che spazzano il ghiaccio fanno un po’ ridere. «La pietra pesa 20 kg; in 10 manche si lanciano 8 pietre su una pista di 50 metri mentre una partita dura circa due ore e mezza», spiega lo skip, che nella squadra è il leader e decide dove posizionare le pietre. «Spazzare è la componente più fisica del gioco e ha un ruolo decisivo, in quanto può prolungare il tragitto della pietra fino a 2,5 m. Il tiro rappresenta il 60 -70% del lavoro, per il resto gli atleti devono comunicare e spazzare il ghiaccio». L’élite sportiva svizzera si allena presso il centro sportivo nazionale di Macolin, sulle alture di Bienne.


Il momento degli attrezzi
Ora, invece, è tempo di dedicarsi alla preparazione fisica e il “Team De Cruz” ci dà sotto con gli attrezzi. Il capitano ha la schiena bloccata a causa di un incidente domestico e dall’inizio del mese alterna le sedute dall’osteopata con la fisioterapia. Valentin Tanner (25 anni) si allena a ritmo sostenuto sul vogatore. Con lo svizzero tedesco Claudio Pätz, è una delle colonne portanti della squadra: loro due dovranno essere fisicamente al top per i Giochi di Pyeongchang. «Passiamo dallo spazzare il ghiaccio a tutta forza a lanciare la pietra, che richiede tranquillità e concentrazione», spiega Valentin Tanner.



Fra le mura della palestra, l’allenamento
procede a pieno ritmo, mentre fuori fiocca. Nel curling non esiste il personal trainer e il direttore di squadra non è altri che Peter de Cruz: dedica circa quattro ore alla settimana alla gestione della squadra, dall’iscrizione ai tornei all’organizzazione delle trasferte e alla non facile ricerca degli sponsor. Prima di passare, un anno e mezzo fa, completamente al curling, lavorava come manager nel curling club di Ginevra. «Sono 4 anni che ci stiamo preparando alle Olimpiadi. Abbiamo gradualmente ridotto i nostri impegni lavorativi per dedicare tempo al curling», spiega Benoît Schwarz (26 anni), che ha messo in secondo piano i suoi studi e che riesce sempre a mantenere la calma. La Fondazione Aiuto allo Sport Svizzero (vedi riquadro) garantisce alla squadra la metà del budget. Ciò consente agli atleti di perfezionare le loro prestazioni per realizzare il loro sogno di andare alle Olimpiadi. Tutti vivono dell’attività sportiva solo per un periodo limitato, visto che è impossibile farne un’attività professionale a lungo termine. Nel palazzetto del ghiaccio di Bienne il silenzio è rotto dal rumore delle pietre di curling che si incrociano. L’anno nuovo è iniziato e i giocatori di curling hanno ripreso ad allenarsi prima delle Olimpiadi.




Il riconoscimento olimpico

I quattro giocatori parlano e ridono intensamente fra loro. «Lo spirito di gruppo è il principale punto di forza della squadra. I giocatori si conoscono a fondo e migliorano stando insieme», afferma Thomas Lips, l’allenatore nazionale. «Avevo nove anni quando ho iniziato a giocare con Peter, e Benoît si è aggiunto subito dopo. Ho dormito più spesso con loro che con mio fratello», confida Valentin Tanner e aggiunge: «Le Olimpiadi sono il culmine di tutto questo lavoro. E immaginate di andarci con i vostri amici per la pelle». Anche Peter de Cruz insiste su questo aspetto: «Noi tre siamo il cuore del gruppo. Claudio Pätz gioca con noi da quattro stagioni e si è integrato molto bene. La nostra forza sta nella costanza». Da quando sono stati ammessi alle Olimpiadi, Peter de Cruz vive un crescendo di emozioni. «Quando si parla di Olimpiadi la gente capisce subito. L’obiettivo giustifica i nostri sacrifici e improvvisamente veniamo presi sul serio». La finale del torneo olimpico di curling è prevista per il 24 febbraio prossimo. Quel giorno la madre di Peter de Cruz, che seguirà la squadra in Corea del Sud, spera di poter essere al centro di curling di Gangneung. E come nel 1998, con trepidazione attenderà il
lancio dell’ultima pietra svizzera.

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Pubblicato il 22.01.2018

La Fondazione Aiuto allo Sport svizzero, di cui Coop è diventata Gold partner nel 2016, promuove gli atleti svizzeri e fornisce un sostegno finanziario alle giovani leve. Costituita nel 1970, ha investito più di 120 milioni di franchi a favore dello sport svizzero e ha sostenuto 17.500 atleti. Nel 2016, 885 atleti provenienti da 50 discipline hanno ricevuto in tutto 4,9 milioni di franchi. Questo contributo è più che raddoppiato in cinque anni (2,4 milioni nel 2012). Gli atleti Swiss Olympic, titolari di una carta bronzo, argento o oro, che praticano una disciplina olimpica, ricevono un contributo tra i 12–36.000 franchi all’anno. Per i Giochi di Rio del 2016, la Fondazione ha sostenuto 71 dei 109 atleti nei due anni precedenti le Olimpiadi, per un totale di quasi 1,5 milioni di franchi. Maggiori informazioni sul sito: www.aidesportive.ch