François Orteghi, nel laboratorio in cui i detenuti si occupano del bucato.

«Il carcere non è
una roba soft»

INCONTRO — L’ex guardia carceraria si occupa della lavanderia della Stampa in cui lavorano i detenuti, cercando di dar loro una prospettiva per il futuro.

Per oltre 20 anni ha fatto la guardia carceraria. Adesso, da capo d’arte nella lavanderia del penitenziario, i detenuti li fa lavorare. Su quanto François Orchide, 44enne di Camignolo, ha visto e sentito lungo un’intera vita professionale tra le mura della Stampa di Cadro si potrebbe scrivere un libro. Anzi, forse, si dovrebbe. “Perché la gente è piena di pregiudizi verso la vita carceraria – sussurra François –, c’è chi pensa che stare in prigione in Ticino sia come fare un soggiorno a cinque stelle. Io, invece, là dentro continuo a percepire tanta tristezza”.
Oggi François, origini leventinesi ma nato e cresciuto a Lugano, è tra i responsabili del laboratorio in cui i condannati lavano e stirano i vestiti di tutti i carcerati, circa 200 persone in totale. Un angolo di carcere in cui si cerca di mettere da parte, per qualche ora, i cattivi pensieri e gli sbagli fatti in passato. «L’idea è quella di avvicinare i detenuti al reinserimento. Ma non è facile. Ci sono varie componenti, soprattutto psicologiche, da considerare».
Si racconta con spontaneità, François. Con i suoi capelli ricci, la barbetta e la sua simpatia, si mette in gioco. «Ho smesso di fare la guardia perché facevo fatica a conciliare i turni con la vita famigliare. Il mio nuovo compito, però, mi permette di vedere il detenuto da un altro punto di vista». E aggiunge: «Il carcerato vede la guardia come un punto di riferimento, la riempie di domande, le esplicita un sacco di necessità. E tu, che indossi quella divisa, devi essere bravo a mantenere un certo equilibrio, perché il rapporto non deve sfociare in amicizia. Certo, a distanza di anni, magari mi capita di incontrare per strada qualche ex carcerato. E allora mi fermo un attimo, scambio qualche parola. E quando vedo che qualcuno ce l’ha fatta a rialzare la testa sono contento».

L’inizio della carriera e un tragico evento
L’avventura del 44enne di Camignolo alla Stampa era iniziata nel peggiore dei modi. Con un grave fatto di sangue. «Era il 3 ottobre del 1992. Lavoravo da poco tempo, avevo solo 22 anni. Il mio turno iniziava alle 8 di mattina. Arrivo al carcere e mi trovo davanti tre cadaveri: due detenuti e una guardia. Un tentativo di evasione si era concluso in tragedia. Tutto era accaduto poche ore prima. Per me fu uno choc, volevo smettere.
Poi i superiori mi spinsero a continuare». Dopo aver superato la crisi, François prosegue, spedito, la sua carriera. «A un certo punto sono pure diventato sergente e presidente dell’associazione del personale. Grandi soddisfazioni. Ogni volta che arriva ottobre, però, un pensiero va a quel tremendo episodio». È una persona aperta, François. Ma ha anche qualche piccolo segreto. Appassionato della musica dei Gotthard e di quiz televisivi («A molti ho pure partecipato in prima persona», sottolinea), rivela di avere anche un amore innato per la fotografia. «Mi piace soprattutto fare foto nella natura. Tramonti, paesaggi, boschi. Non le faccio mai vedere a nessuno, le tengo per me, trovo che rappresentino qualcosa di intimo». La sua passione più grande, tuttavia, è legata all’hockey su ghiaccio. «Sono tifoso dell’Ambrì Piotta e mi occupo della sicurezza alla pista». Non solo: l’ex guardia carceraria ha pure il compito di scortare gli arbitri. «Vado a prenderli al posto di polizia di Airolo per poi portarli alla Valascia. E viceversa. Ogni tanto ci scappa pure una frecciatina divertente, in particolare quando l’Ambrì perde a causa di qualche svista del fischietto di turno».
François solitamente si piazza sotto la curva sud. E ha il compito di vegliare anche sugli ultras più accaniti. «È bellissimo. Perché in fondo anche io sono uno di loro, abbiamo la stessa passione. Però sulle questioni di ordine pubblico sono intransigente. Il fatto di lavorare da sempre in carcere mi è sicuramente d’aiuto nelle situazioni più delicate. Perché dopo sette anni di playout è normale avere vissuto qualche tensione».
Poi il grintoso 44enne ci mostra una maglia del Liverpool. Si parla di pallone. «Per me il Liverpool è il calcio. Peccato che abbiano preso Balotelli… Seguo il football inglese con grande attenzione, è spettacolo puro». E ironizza: «Lo sapete che io colleziono maglie sportive? Ne ho più di settanta. Quella a cui sono più legato l’ho ricevuta da Dale Mc Court, ex gloria dell’Ambrì, un mito per me. La custodisco con affetto».

Il sogno nel cassetto
Tra una battuta e l’altra, si torna a discutere del carcere. Della singolare monotonia che si respira in quella lavanderia. Di quelle esistenze che ben difficilmente torneranno alla normalità. «Perché quando uno esce dal penitenziario, spesso non se lo fila nessuno. Tutto è complicato, la gente non si fida di te e in pochi sono disposti a darti un vero lavoro. Ecco perché mi arrabbio quando sento dire che il carcere in Ticino è una roba soft. Dal punto di vista mentale è un macigno enorme, altroché». Un uomo felice, pieno di risorse e di interessi, che crede nei valori fondamentali come la famiglia e l’amicizia. François lo ammette: «La vita mi ha dato tanto». E quando lo si stuzzica su un eventuale sogno nel cassetto, risponde con una semplicità disarmante. «Guardate, il mio sogno più grande è di vedere crescere i miei due figli in maniera sana ed educata. Però mi piacerebbe, almeno una volta, fare a piedi il cammino che porta fino a Santiago de Compostela. Sarebbe una bella occasione per fare il bilancio del mio percorso su questa terra».

Quattro date nella vita di François Orchide

1970 François, di origini leventinesi, nasce il 3 febbraio a Sorengo.
1992 Il 3 ottobre un tentativo di evasione dalla Stampa sfocia in tragedia. Muoiono tre persone.
1995 È il 9 di settembre quando François convola a nozze con Jana, nella chiesa di Castagnola.
2004 Il 16 di marzo nasce Luca, il primo figlio di François. 4 anni dopo nasce la seconda figlia, Emma.

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Testo: Patrick Mancini
Foto: Annick Romanski
Pubblicazione:
lunedì 24.11.2014, ore 12:00


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