Per il professor Richard Friedli la Pasqua è il simbolo della speranza. Una soluzione si troverà... malgrado tutto.

La luce in fondo al tunnel

Il professor Richard Friedli ci parla della Pasqua, la festa principale del cristianesimo, dalle torture subite da Gesù al bisogno, nelle nostre società, di continuare a sperare in una rinascita. E ci spiega come, dalle sue origini religiose, si stia secolarizzando.

TESTO: ARIANNA CORTI – FOTO: JOEL SCHWEIZER

Che importanza ha la Pasqua al giorno d’oggi?
Questa festa è un elemento della religione popolare vissuto seriamente da molti. Durante il weekend pasquale, chi abita a Nord del Gottardo attraversa il tunnel per arrivare in Ticino, alla luce, alla primavera con le magnolie, i bei fiori... Si attraversa il tunnel, quindi il nero, la tristezza, per arrivare alla luce. Per molti, poi, le lunghe colonne che si formano al Gottardo sono da interpretare come un rito di penitenza che purifica dai peccati. È una specie di simbolo che ricorda la storia di Gesù: dopo la tortura, la persecuzione, la crocifissione, c’è la resurrezione, la luce. Le processioni, come quella di Mendrisio, sono qualcosa di analogo perché mettono in scena la marcia verso la croce e la crocifissione.   

Cosa significano i simboli come il coniglietto o le uova?
Il coniglio di Pasqua è qualcosa di assolutamente popolare: è arrivato prima del cristianesimo. Il coniglio e le uova colorate vengono dalle religioni arcaiche, precristiane e sono simboli di fertilità: il coniglio è ritenuto molto fertile, mentre l’uovo ha in se stesso il potenziale per dare la vita.

«Superata la fase più difficile possiamo ancora respirare e vediamo il mondo in modo diverso».

Ci sono feste analoghe alla Pasqua in altre religioni/tradizioni?
La Pasqua è legata all’ebraismo e al cristianesimo, ma tutto il suo simbolismo è una sorta di archetipo presente anche in altre religioni. Ogni società, in fondo, deve gestire la tristezza e permettere alla nuova generazione di continuare a vivere. In Giappone, ad esempio, c’è la festa dei ciliegi; si tratta dello stesso simbolismo di nuovo inizio. Nella tradizione induista ci sono feste dei bambini, con regali, danze, molti colori, lanterne. Nell’islam c’è il ramadan, il momento del digiuno, con alla fine la grande festa. Esiste qualcosa di analogo anche nel buddismo tibetano e nelle tradizioni sciamaniche. I simboli possono essere diversi, ma alla base c’è sempre la stessa preoccupazione.

La Pasqua è per definizione un rito di passaggio. Cosa si intende?
Nel cristianesimo interviene un elemento chiave, legato al destino di Gesù di Nazareth, che è stato torturato e crocifisso, ma che dopo la morte e la sepoltura è risorto. È un riferimento che continua, che ha segnato i discepoli che hanno scoperto in lui una sorgente di energia. Nel racconto dei vangeli c’è la tomba vuota: le donne – incluse Maria Maddalena e la madre di Gesù – la guardano, ma continuano a confidare in lui. Attorno al 30-33 della nostra era, l’apostolo Paolo ha iniziato a elaborare una teologia attorno alla vita di Gesù, che continua a segnare il mondo, ma il ritmo di base è sempre lo stesso: tristezza, via senza uscita, delusione... e poi c’è una nuova vita che inizia.

Perché la data cambia ogni anno?
È un diverso modo di calcolare il tempo, basato sul ciclo lunare, più legato alla chiesa orientale. La data della Pasqua varia anche nella tradizione ebraica. La Pasqua cristiana e ebraica celebrano memorie diverse – una la resurrezione di Gesù, l’altra l’esodo del popolo in Egitto – e questo fa sì che la chiesa occidentale e quella orientale calcolino le date in maniere diverse.

Perché ci si prepara alla Pasqua durante la Quaresima?
Ho parlato di Paolo e della sua teologia attorno a Gesù, alla sua morte e alla sua resurrezione. Si è quindi cominciato a interpretare la morte di Gesù come una morte di purificazione per i peccati del mondo. La Quaresima, con le sue penitenze, è da interpretare come un mese di purificazione prima del nuovo inizio.


C’è chi vede un’incoerenza tra la Quaresima e il cioccolato che si trova in commercio sotto forma di coniglietti e uova...
Sì e no. È qualcosa che appartiene a questo processo festivo e che non ha nulla a che fare con i vangeli e con Gesù. È un’incoerenza pubblica, accettata perché appartiene alla cultura mondiale e che in profondità nasconde qualcosa di simbolicamente molto importante.  

La Pasqua era celebrata in maniera diversa prima?
Una volta la Pasqua era molto ritualizzata nel folclore religioso del villaggio. Molti di quei riti erano presenti in tutti i paesi. Ora è diventato un fenomeno un po’ turistico per attirare la gente, ma la dinamica è la stessa. Psicologicamente si mette in atto un processo terapeutico: si fa il lutto sul passato prima del nuovo inizio, e lo si può vivere da soli o in società. Queste feste hanno tutte la stessa funzione: che ci sia un’interruzione solenne, segnata dalla speranza, prima di tornare alla vita di tutti i giorni.

Come mai la Pasqua è sfuggita al consumismo, diversamente dal Natale?
Il Natale è molto legato al regalo, che è il simbolo della solidarietà familiare. Ci si scambiano regali di ogni tipo per rinsaldare i legami con la famiglia e con chi ci sta più vicino. La Pasqua, invece, è più legata ai bambini che cercano le uova di Pasqua o che preparano i nidi; è una festa molto legata ai ritmi della famiglia e dei bambini. Il Natale è anche più legato alla società.

C’è una fase nella vita di una persona paragonabile alla Pasqua?
Tutti abbiamo vissuto una rottura, che sia la morte di qualcuno che ci è molto vicino, una separazione familiare o altro. Alla rottura segue il periodo del lutto, ma prima o poi il punto di svolta arriva. Si raggiunge il fondo della tristezza e si può ripartire, e questa nuova partenza può essere, nella psicologia individuale, una sorta di evento di Pasqua. Dopo un periodo buio, superata la fase più difficile possiamo ancora respirare e vediamo il mondo in modo diverso. È una rinascita, una resurrezione! La persona è diventata un’altra, lo si dice anche: rivive. Si nasce di nuovo, con nuove energie, nuove relazioni, si riprende la speranza.

La Pasqua ha un futuro?
Nella tradizione cristiana profonda penso certamente di sì. La Pasqua continuerà ad esserci, in modo profano, secolarizzato, ma continua perché si ha bisogno, a livello individuale e come società, di simboli di un nuovo inizio. Continuerà ad esserci perché è legata all’evento fondatore della resurrezione di Gesù di Nazareth. A livello pubblico, sociale e politico continuerà, come pure per quanto riguarda l’economia: il mercato ha bisogno di questi momenti per poter vendere. Secondo me, nei gruppi cristiani continuerà anche più fortemente, perché le chiese devono posizionarsi chiaramente nella società in piena evoluzione. Si può comunque dire che la Pasqua si secolarizza, da una parte attraverso il mercato, dall’altra attraverso nuove spiritualità.

Come vive lei la Pasqua?
Ci incontriamo in famiglia. Personalmente, partecipo alle 24 ore di adorazione organizzate dalla mia parrocchia: assisto alla celebrazione finale e ci vado di notte, per mezz’ora o un’ora, durante il momento di silenzio. È il mio gesto di protesta, con il quale voglio dire che, malgrado tutto lo sconforto che c’è nel mondo, malgrado “la tomba sia vuota”, si va sempre avanti. In quel momento penso alle situazioni drammatiche – ad esempio a ciò che succede in Siria – e a tutte le persone che conosco e che lavorano nell’ambito della mediazione per gestire e trasformare conflitti a livello internazionale. Le passo in rassegna con calma e cerco di metterle in una situazione di “malgrado tutto”. In altre parole: malgrado tutto si troverà una soluzione. Per me la Pasqua è proprio il simbolo
di questo “malgrado tutto”.

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Richard Friedli è professore emerito di scienze delle religioni presso l’Università di Friburgo (Svizzera). Autore di numerosi libri su temi legati alle religioni, ai conflitti e ai diritti dell’uomo, attualmente è impegnato come mediatore in un progetto di pace israelo-palestinese. Una delle sue preoccupazioni è tematizzare la spiritualità sia nella sua forma religiosa, sia secolare.

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