Giochiamo all'aperto

Moscacieca, strega comanda colore, schiacciasette sono giochi immortali. Sviluppano capacità cognitive, affettive e relazionali. Nadine Maetzler, psicologa e psicoterapeuta ci spiega perché.

TESTO: CARMELA MACCIA - FOTO: GETTY IMAGES

Il gioco ci accompagna dalla prima infanzia. Attraverso di esso comunichiamo con il mondo esterno, sviluppiamo capacità motorie, agilità, abilità manuale, destrezza. Vi ricordate i pomeriggi estivi trascorsi in cortile a saltare con l’elastico? Salta, pesta, incrocia. Un gioco da femmine, due a fare da palo con le gambe leggermente divaricate per sorreggere l’elastico di un paio di metri, una in mezzo a dare prova di abilità. Salta, pesta, incrocia alla caviglia, al ginocchio, ai glutei. Quelle brave non mollavano mai… Uno svago all’aperto, il cui scopo era far danzare i piedi al di qua e al di là dell’elastico. La consapevolezza di cercare compagni di gioco nel quartiere diventa un bisogno intorno ai cinque, sei anni, perché giocare, oltre ad essere divertente, è un modo per comunicare.
Ma come la mettiamo con la ricerca dei “soci”, con i quali condividere momenti buoni e brutti? Il modo più semplice è quello di bussare alla porta del vicino e invitare i coetanei a scendere in cortile. Un tempo era facilissimo, oggi sembra più complicato, perché ci sono i giochi multimediali, perché ci si sente apparentemente più sicuri tra le pareti domestiche. Nadine Maetzler, madre di tre ragazzi e psicoterapeuta a Chiasso non è d’accordo. «Rimanere in cameretta con i giochi elettronici e i social media non espone meno i figli ai potenziali pericoli della stradina di quartiere. ll gioco all’aperto ha però la funzione di sviluppare capacità cognitive, affettive e relazionali. Nel primo caso aumenta la concentrazione, l’attenzione e la manualità; nel secondo si scopre che ogni gioco ha regole che devono essere rispettate o cambiate per la funzionalità dello stesso. La capacità relazionale, invece, insegna a giocare tra pari, questo vuol dire che si migliora l’attitudine a confrontarsi con gli altri, indispensabile per il nostro percorso di vita».
Si deduce che il gioco all’aperto, senza la supervisione dell’adulto, è un momento di crescita. Ma quali sono le attività ludiche da cortile? Divertentissimi sono il salto con l’elastico, la moscacieca, il mondo, strega comanda colore, schiacciasette. I bambini possono organizzarsi in autonomia, darsi delle regole e via con lo spasso e i dispettucci bonari che aiutano a crescere.

Forza e debolezza
Nella dinamica di gruppo è normale che non tutti agiscano allo stesso modo, questo potrebbe impensierire i genitori che proteggono strenuamente i propri “cuccioli”. «In un gruppo, i conflitti ci sono, con essi i bambini scoprono i lati positivi e negativi della propria personalità. Emerge il timido, come pure il leader, il gregario, l’anticonformista. Attitudini che evidenziano forza e debolezza necessarie a migliorare la propria autostima, a responsabilizzarsi e vivere un’esperienza evolutiva. I genitori hanno, invece, il compito di esplorare un potenziale disagio del proprio bambino a giocare con gli altri e mostrare loro il ventaglio di possibilità e strategie da mettere in pratica. Ogni conflitto può essere risolto. Ciò che conta è usare lo strumento giusto», afferma Nadine Maetzler. Naturalmente non bisogna intervenire per uno spintone o un bisticcio, ma quando il bambino manifesta difficoltà evidenti, come cambiamenti di comportamento oppure si rifiuta di giocare con i coetanei del quartiere. In questi casi è bene accogliere la sua richiesta, ascoltarlo, rassicurarlo e spiegargli che il gioco fa crescere, basta imparare a scegliere con chi divertirsi…
«In un gruppo ci sarà sempre la personalità dominante, gli altri devono sviluppare strategie per gestire le proprie emozioni davanti alla supremazia del compagno di gioco. Uno strumento è la creatività con la quale, ad esempio, si inventa un altro gioco, oppure si decide di cambiare qualche regola». L’estate è il momento migliore per favorire il divertimento all’aperto, per fare nuove amicizie, senza rinunciare al giochino multimediale. «È inutile proibirlo. Io lo vedo con i miei tre figli quello del 2005 preferiva i giochi classici, quello del 2009 è già nato digitale. Dire no alla playstation è inutile, ma dettargli delle regole è il punto di partenza. In fondo è sempre una questione di responsabilità…», conclude la psicoterapeuta.

La corda: saltare fa fiato e rafforza i muscoli. Si gioca a piedi uniti, alternati, all’indietro, cantando filastrocche.

Strega comanda colore: ci vuole fantasia e spirito di osservazione. La strega è rivolta verso un muro o un albero e dice il nome di un colore. Gli altri scappano e toccano qualcosa di quel colore prima che la strega li prenda.

La pista delle biglie: stimola creatività e manualità. Gioco di precisione e arguzia, vince chi per primo supera tutti gli ostacoli lungo il percorso.

Schiacciasette: occorre una palla e un muro. Si lancia la palla e si battono le mani una, due volte prima di riprenderla. Si può decidere di fare un inchino, una giravolta, di saltare su una gamba. Vince chi completa la sequenza. Un gioco di destrezza, riflessi e fantasia.