«Programmare apre la mente»

Cristina Giotto vuole avvicinare le donne alle tecnologie. In occasione della Giornata digitale svizzera, la sua associazione ha organizzato un evento pensato soprattutto per il gentil sesso.

«Ragazzi, ho un’idea!». È una frase che i suoi colleghi dell’associazione ated-Ict Ticino (Associazione ticinese elaborazione dati) le sentono dire spesso. Perché Cristina Giotto sforna un’idea dopo l’altra. Si nota subito il suo entusiasmo durante il nostro incontro. Mi mostra sul suo laptop il video dell’ultima grande impresa dell’associazione (riportato sotto), commentandolo come fosse quello del suo matrimonio. «Sono emozionata come la prima volta che l’ho visto» esclama. La sua felicità è comprensibile, il progetto è entrato nel Guinness, ha coinvolto 94 famiglie: adolescenti e genitori hanno lavorato sodo per nove mesi per realizzare i loro droni e farli infine volare all’aerodromo di Lodrino lo scorso settembre. «Non è facile per i genitori coinvolgere i figli adolescenti e preadolescenti in attività, e questa è stata un’ottima occasione per loro di trascorrere tempo con i figli».


Geek, non nerd
Ne sa qualcosa Cristina, che di figli ne a due. «Nel 1994 sono diventata mamma e ho smesso di lavorare. Ma un giorno una mia ex collega mi ha chiesto se non fossi interessata a ritornare al lavoro, ché cercavano qualcuno alla ated. Ho accettato e da allora mi si è aperto un mondo. All’inizio non capivo niente, avevo il terrore di dover redigere i processi verbali – sorride quella che da 17 anni tira le fila dell’associazione –. Ho imparato tantissimo e c’è un bell’ambiente: siamo come una grande famiglia». In fondo, che sarebbe approdata in questo campo, già lo si poteva intuire trent’anni fa. Nel 1987 Cristina lavora a Berna per Swisscom e invia la sua prima e-mail. «È stato eccezionale. Eravamo a Losanna per una formazione su internet, e l’idea di poter scrivere e trasmettere un messaggio così velocemente era elettrizzante – ricorda –. Tra le altre mansioni, dovevo anche fare il backup dei server che si trovavano in locali impressionanti. Si usavano delle bobine enormi: roba giurassica ormai» sorride.
Molto è cambiato rispetto a trent’anni fa, ma di giurassico c’è che ancora poche donne si lanciano in un mondo dominato dagli uomini. Ed è questa una delle battaglie di Cristina: portare le tecnologie più vicino alle donne. Perciò, nel 2012, assieme ad alcune altre ragazze ha lanciato i girl geek dinners, eventi che si indirizzano alle donne appassionate di tecnologie. L’idea è nata nel 2005 nel Regno Unito, ma nel frattempo la rete si è estesa a numerosi paesi. «Mi ricordo la prima serata di cinque anni fa. Eravamo molto emozionate. Sono arrivate una cinquantina di donne… e un uomo. Non vogliamo escludere gli uomini, quindi tutte possono venire accompagnate da un uomo se lo desiderano» precisa Cristina, che ha a cuore anche la formazione tecnologica delle bambine. «Cerchiamo di rivolgerci a loro con un occhio di riguardo quando proponiamo i nostri corsi e i doposcuola di programmazione. È entusiasmante vedere il modo in cui programmano. Lavorano alla realizzazione dello stesso videogioco dei loro compagni maschi, ma poi aggiungono dettagli: spesso sono più creative. Hanno un potenziale pazzesco». Lo sguardo di Cristina si illumina quando parla dei doposcuola e dei progetti con i bambini. «È bello vedere i bimbi animarsi al computer. Non si tratta, come ha detto qualche maestro, di farli diventare dei nerd (appassionati di materie scientifiche, come i geek, ma socialmente impacciati, ndr). Non giocano passivamente, ma al contrario, imparano a risolvere problemi» racconta Cristina, sfoderando di nuovo il suo laptop e mostrando alcuni estratti di video dall’associazione. Vi si vedono bambini, che avranno appena imparato a fare le tabelline, smanettare con un’invidiabile destrezza.
«Una volta c’era un bimbo di cinque anni e mezzo al corso. Ancora non sapeva leggere né scrivere. A metà mattinata è venuto da me piangendo, dicendo che non sarebbe riuscito a finire il progetto. L’ho incoraggiato, gli ho detto di fare una bella merenda e di pensare al problema più tardi. Il nostro mentore poi l’ha aiutato e a mezzogiorno il bimbo è venuto da me sorridente: ci era riuscito! Programmare vuol dire riflettere, ti apre la mente».
Ma per aprire la mente, Cristina ha bisogno a volte anche di staccare la spina. «Da tredici anni, una volta all’anno vado a ricaricarmi all’Isola d’Elba, ormai la mia seconda casa, con marito, figli e amici. E sempre da tredici anni, mi reco sempre anche in Spagna con un gruppetto di amiche. Sono molto abitudinaria» confida Cristina. Ma non è anche questo a renderla, simpaticamente, una vera geek?

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Testo: Raffaela Brignoni
Foto: Hsaskia Cereghetti

Pubblicazione:
martedì 21.11.2017, ore 06:20


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